5 Dicembre 2022 - 9.42

PILLOLA DI ECONOMIA – Juventus e crisi del sistema calcio: “Bambole non c’è una lira!”

di Umberto Baldo

Non ci fossero i mondiali in Qatar a catalizzare l’interesse degli appassionati, figuratevi come saremmo bombardati da giornali e media sulla crisi della “Signora del calcio italiano”, la Juventus.

Con l’Italia divisa come di consueto in due fazioni avverse impegnate a litigare, ad emettere sentenze ed anatemi, lasciandosi guidare dal tifo, ovviamente senza guardare alla sostanza delle cose. 

Con i sostenitori della Juve, che in Italia sono la netta maggioranza, a minimizzare la vicenda, e tutti gli altri impegnati a chiedere punizioni esemplari per la dirigenza e la squadra bianconera.

Il problema vero è che nessuno di questi, ed in particolare i non iuventini, si rende conto che affossare la “Signora” equivarrebbe ad affossare tutto il calcio italiano.

Perché l’impressione più che fondata è che la crisi della Juve sia solo la punta dell’iceberg di un “Sistema calcio” che presenta un paesaggio abitato da calciatori straricchi e società indebitate fino al collo. 

Il risultato è che lo show continua a rimpinguare i conti delle star e dei loro famelici procuratori, mentre si prosciugano le casse dei club. 

Ed è evidente che, di questo passo, in tempi rapidi il business del calcio non potrà che essere riservato a chi dispone di ingenti risorse extra-budget, come gli emiri del Golfo o gli oligarchi russi (ammesso che questi ci siano ancora dopo la guerra in Ucraina). 

Non ci vuole un indovino per capire che andando avanti così il sistema è destinato a collassare.

Le difficoltà erano latenti già da qualche anno, ma a fare da detonatore alla crisi è arrivato il Covid 19, che quasi azzerando gli incassi degli ingressi agli stadi, ha reso palese quanto il sistema si reggesse su equilibri economici sottilissimi.

Il problema in realtà non è solo italiano, perché è l’intero calcio europeo a  vivere una crisi legata alla contrazione delle entrate, e alla difficile sostenibilità del giro d’affari,  fatto di sponsorizzazioni, stipendi e spese, costruito nell’ultimo decennio.

E lo si è visto chiaramente anche nella Liga spagnola, con il Barcellona, l’Atletico Madrid, ed in misura minore il Real Madrid, alle prese con il problema di far quadrare bilanci fortemente deficitari.

Ci siamo già dimenticati che il Barcellona ha rinunciato a Lionel Messi perché non era più in grado di sostenerne lo stipendio?

E cos’è stato il tentativo dei club del gotha calcistico europeo (Juventus, Milan, Inter, Manchester United, Liverpool, Manchester City, Arsenal, Chelsea e Tottenham, Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid) di costituire nel 2021 una Super-Lega sfidando la Uefa, se non quello di trovare uno sbocco alternativo al deficit di ossigeno finanziario?

La proposta della Super-Lega è stata in realtà un atto di grande disperazione  dei club aderenti, che anche se stoppato sul nascere, ha lanciato un segnale inequivocabile che il modello del calcio europeo non funziona più, perché si è rotto il circolo virtuoso tra investimenti e ricavi.

Rottura che ha portato a vere e proprie aberrazioni quali campagne acquisti di calciatori all’insegna del “pagherò” o dei pagamenti rateali, e addirittura all’acquisto in leasing, tutto chiaramente ispirato dalla disperazione.

Tutto ciò non deve però farci dimenticare che almeno le regole del codice civile non possono essere aggirate, o addirittura calpestate dai Signori del calcio.

Ed è per questo che non è possibile mettere la sordina all’ennesimo scandalo che coinvolge il Cda della Juventus, cui la Procura di Torino contesta reati estremamente gravi, che spaziano dalla manipolazione del mercato, alla frode fiscale, al falso in bilancio.

Tutti illeciti che hanno a che fare con la correttezza della rappresentazione della situazione contabile della Juventus, aspetto questo ancora più delicato visto che si tratta di una società quotata in Borsa.

Ed è triste constatare che la sbandierata “rifondazione” del sistema conseguente alla crisi degli anni 2005/2006 (passata alla storia come Calciopoli e che vide anch’essa la Juventus al centro delle indagini), non ha cambiato poi molto, visto che siamo ancora in presenza di un sistema profondamente e irrimediabilmente malato, che come tale richiederebbe non già una ristrutturazione, ma una vera e propria rifondazione.

Al riguardo trovo quasi “scolpite” queste parole di Zdenek Zeman: “Io penso che non sia un problema della Juve, è solo che la Procura di Torino è più sveglia e si è mossa sulla vicenda. Purtroppo credo che invece si tratti di unsegno di crisi del calcio, non solo italiano. Tutto il sistema ha avuto problemi e continua ad averne. Ripeto il concetto secondo cui è finito il calcio come sport ed è iniziato il calcio come business, e nel business ci sono sempre sorprese come quelle che stiamo vedendo in questi giorni”.

Per chi non è addentro alle dinamiche dei bilanci, credo sia opportuno spiegare con un esempio “terra terra” la questione delle “plusvalenze”, su cui molto si è scritto in questi giorni.

Allora ipotizziamo che ci siano due squadre  che detengono i cartellini di due giovani calciatori valutati 1 milione a testa.  Ad un certo punto i club decidono fra di loro che il valore sale a 21 milioni cadauno, e se li scambiano, ovviamente registrando ognuna nel proprio bilancio una plusvalenza di 20 milioni.  

Ma se alla fine del “giochino” all’attivo del bilancio risulta questa plusvalenza inesistente perché fittizia, al passivo ci sono 20 milioni di uscite ”effettive”, che anno dopo anno vanno ad ingrossare un  debito sempre più insostenibile.

Debito che viene finanziato dalle Banche, le quali sono chiaramente   consce di quali trucchi contabili ci siano dentro i bilanci, ma si guardano bene dal richiedere il rientro per non provocare il fallimento delle società, e tutto il clamore negativo suscitato dalle inevitabili proteste dei tifosi, che finirebbe per coinvolgere gli stessi Istituti di credito. 

E’ su questa omertà diffusa, sulla paura di rompere il giocattolo, che  si è retto in questi anni il miliardario Circo Barnum del calcio!

Indipendentemente da eventuali condanne penali degli Amministratori della Juve, è difficile dire come ne uscirà il sistema calcio da questo ennesimo scandalo.

Io credo sia necessario iniziare dai costi, a partire  dagli stipendi di calciatori e allenatori, perché cifre come i 43,6 milioni pagati annualmente all’allenatore dell’Atletico Madrid Simeone, od i fantasmagorici 200milioni l’anno offerti in questi giorni da una squadra dell’Arabia Saudita ad un Cristiano Ronaldo a fine carriera, oltre ad essere fuori dalla realtà, rappresentano uno dei  principali problemi, oserei dire anche di tipo etico.  

E probabilmente bisognerebbe anche guardare ad esempi di gestione virtuosa, quale ad esempio quello dell’Atalanta, il cui modello di business è all’insegna del radicamento territoriale attorno alla città di riferimento, e della sostenibilità economica e imprenditoriale. 

In quel di Bergamo i risultati conquistati sul campo con una squadra in larga misura formata o nel settore giovanile interno o con acquisti a basso costo, si sommano alle plusvalenze di mercato che alimentano l’utile di bilancio.

Vedremo come finiranno le inchieste, e se alla fine qualcuno pagherà ma, come accennavo all’inizio, i tifosi non juventini non si accaniscano troppo contro la “vecchia Signora”, perché è evidente che se le stesse indagini venissero estese ad altre squadre, molte di queste dovrebbero portare i libri in Tribunale, e forse sarebbe difficile per la Figc anche stilare il calendario del campionato della serie A.

Per il momento, come scrivevo all’inizio, l’attenzione  dei media è tutta rivolta ai mondiali in corso, anche se la nazionale azzurra non  partecipa;  ma siate certi che alla fine le polemiche pro-contro Juve riprenderanno alla grande.

E questo nonostante tutto sarà positivo, perché la situazione non  consente di far finta di nulla, e rende necessario  un profondo esame di coscienza per cercare di voltare pagina. 

Umberto Baldo

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