Rincari folli per gasolio e fertilizzanti, nel Vicentino semine di mais a rischio

L’instabilità geopolitica internazionale, con l’escalation del conflitto in Medio Oriente, sta generando una situazione di grave incertezza per tutto il settore agricolo e, in particolare, nel comparto dei seminativi. L’impatto della guerra in Iran sta facendo impennare i costi di produzione, in primis gasolio agricolo e concimi, pesando come un macigno in questo momento cruciale per le aziende agricole vicentine, tra semine e lavorazione della terra. Il costo del gasolio agricolo è passato da 70 centesimi a 1,30 al litro, mentre quello dell’urea, fertilizzante fondamentale per i terreni, da 50 a 80 euro al quintale.
“Il rincaro dei costi di produzione ha azzerato i margini delle aziende agricole – sottolinea Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza –. Molte aziende agricole si stanno interrogando se procedere in questo momento con le semine del mais, o orientarsi verso altre colture, o addirittura lasciare i terreni incolti. Operiamo in un mercato globalizzato e stiamo combattendo a pari impari. Non possiamo difenderci più di tanto su economie di scala e possibilità di tecnologie di cui dispongono altri Paesi, a partire dalle sementi. Diverso sarebbe il discorso qualora le nostre produzioni destinate alla trasformazione delle eccellenze, cioè le nostre dop come formaggi e salumi, fossero sostenute a dovere, con una garanzia di ritorno economico adeguata. Se questo non avviene, verranno messe in crisi non solo le produzioni agricole, ma anche le stesse dop”.
Non gioca a favore delle aziende agricole beriche l’andamento sempre più imprevedibile degli andamenti climatici. Si profila, infatti, una stagione sfavorevole per le colture seminate in autunno, cioè grano e orzo. L’inverno è stato molto piovoso e ha compattato il terreno, aiutando poco la crescita delle piantine. “Non abbiamo mezzi tecnici per contrastare fitopatie, infestanti e attacchi di insetti, oltre ai cambiamenti climatici, dato che l’Unione Europea riduce il numero di fitofarmaci e i principi attivi a disposizione”, continua Trettenero. “Siamo, insomma, nell’impossibilità di difendere e nutrire le nostre colture, con un mercato che non premia minimamente le produzioni e le filiere che non danno soddisfazione economica”. Gianni Biasiolo, componente della giunta di Confagricoltura Vicenza e presidente dell’essiccatoio di Barbarano Vicentino, conferma il momento di grande incertezza attraversato dalle aziende di seminativi. “Per le commodities la situazione è grave. C’è molta disponibilità di cereali a livello internazionale e perciò le quotazioni sono in caduta libera – spiega -. Per converso, i costi produttivi sono schizzati in alto e, di conseguenza, a livello nazionale è previsto il 20% in meno di mais, dato che è una coltura che ha bisogno di più irrigazioni, e quindi di gasolio, oltre che di fertilizzanti. Prevedibile che nel Vicentino verrà seminata più soia, che ha minore necessità di acqua e di nutrienti, ma anche girasole, che ha rese elevate e sta ottenendo un buon mercato anche grazie al calo delle superfici in Ucraina. Un’altra alternativa può essere la colza, che richiede poche spese, pur non avendo un valore elevato sul mercato”.










