10 Aprile 2020 - 10.27

STORIE DA CORONAVIRUS – Tutto chiuso? Macché, i Prefetti si inchinano alle fabbriche

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I numeri  

4 maggio: è il giorno nel quale l’Italia potrebbe uscire dalla rete di isolamento decretata per affrontare il contagio da Covid-19. 6 aprile: è il giorno nel quale molte aziende del Veneto hanno riaperto i battenti. 8 maggio: è il giorno nel quale si prevede che in Veneto si conteranno zero nuovi contagi 11 maggio: giorno previsto a zero contagi per la Lombardia Un milione: il numero delle persone che, secondo dati camerali, sono tornate al lavoro lunedì scorso. 242.000: la quantità di aziende ancora chiuse. 972.000: il numero di addetti che rimangono in quarantena in Veneto. R0: è il simbolo che indica quante persone possono essere contagiate da un singolo soggetto positivo al Covid-19. Con R0 (errezero) superiore a 2,5 si era nel pieno della pandemia, ora l’indice in Veneto è sceso all’1,4 ma pare non sia ancora stabile. Lo stesso R0 per l’Italia si attesta oggi sotto l’1.   

Le valutazioni   

Oggi, come ogni giorno, mi sono svegliato presto, ho bevuto il primo caffè e poi mi sono messo davanti al computer per la quotidiana rassegna stampa. Devo dire che ho provato un lieve senso di spaesamento sfogliando il Corriere della Sera. In prima pagina campeggia un titolo che anticipa il contenuto del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’ormai famoso Dpcm, che dovrebbe essere firmato e reso pubblico oggi per spiegare agli italiani come si dovranno comportare dopo il 13 aprile, data di vigenza dell’attuale lockdown. “Italia chiusa fino al 3 maggio” è uno di quei titoli che non lasciano molto spazio all’immaginazione. Significa che sì, magari il 14 aprile ci sarà qualche attività – come le cartolerie – che potrà riaprire, ma per il resto nulla dovrebbe cambiare in modo significativo. Continuando a sfogliare lo stesso giornale, però, sono arrivato alla prima pagina del fascicolo del Corriere del Veneto e qui ho trovato un titolo davvero molto diverso: “Zaia: mezzo Veneto già aperto”. La lettura del testo dell’articolo è illuminante, soprattutto laddove vengono riportate le parole di Luca Zaia: “Il lockdown in Veneto non c’è più (…) Oggi è innegabile che il Veneto è già parzialmente aperto, direi al 60%”.  E’ il fenomeno che avevo in qualche modo annunciato e previsto proprio da queste colonne, ma non c’è alcuna soddisfazione ad aver azzeccato quello che stava accadendo. Oggi abbiamo a disposizione anche alcune fotografie, scattate dai collaboratori di Tviweb, e possiamo documentare come le strade, deserte fino alla scorsa settimana, adesso si siano popolate di vetture. E’ tornato il traffico e con esso lo spostamento delle persone. Dati delle camere di commercio sostengono che da lunedì scorso siano tornati al lavoro un milione di persone, mentre sono 972.000 quelle ancora bloccate in casa. Zaia ha ragione. Noi avevamo ragione.  Un grande esperto come il professor Giorgio Palù, richiamato in servizio attivo permanente dalla Regione, in una intervista rilasciata ad Andrea Priante del Corriere del Veneto, afferma senza mezzi termini che “Ripartire senza un vaccino significa rinunciare al rischio zero”. Eppure lo stesso esperto non può non ammettere che : “Se l’economia dovesse collassare, è evidente che non avremo più neppure le risorse necessarie per assistere i malati”.  Vi segnalo, in altra sezione del nostro sito, la puntuale informazione relativa ai numeri del contagio in Veneto e nel Vicentino degli ultimi giorni. Semplicemente confrontando le tabelle di ieri – quelle emesse da Azienda Zero alle otto del mattino e alle 17 – è possibile vedere che molti sono i dati positivi (guariti, dimessi, usciti dalla terapia intensiva), ma un dato continua ad essere negativo: aumenta il numero dei contagiati dal Covid-19 e aumenta di circa 5-600 unità per ogni singola valutazione. Nell’analizzare questo dato, però, bisogna essere consapevoli che gli ospedali stanno eseguendo e processando un numero più alto di tamponi e in questo modo scoprono più pazienti positivi. Eppure bisogna anche dire che il virus sta circolando e potrebbe circolare di nuovo con vigore anche per il fatto che in Veneto la chiusura non è più totale.  Permettetemi a questo punto una preghiera puramente linguistica. Si sentono sempre più spesso assessori, presidenti di Regione ed esperti dire: “I pazienti sono stati tamponati (sic)”. Ecco, vorrei solo ricordare che una frase del genere non si può dire e non si può sentire. I pazienti tamponati, per la lingua italiana, sono persone che stavano viaggiando in auto e sono stati colpiti da un’altra vettura che viaggiava nello stesso senso e li ha, appunto, tamponati. Per dire quello che intendono quei signori, l’unico modo è usare una perifrasi piuttosto semplice: “I pazienti sono stati sottoposti a tampone”. Fate girare la voce, vi prego.   

Le conclusioni  

Siamo alle solite. Diciamo una cosa e ne facciamo un’altra. Il Governo afferma – in maniera ancora non ufficiale – che dovremo sottostare a limitazioni della nostra libertà personale ancora per un paio di settimane e nel frattempo le aziende riaprono e fanno spostare un milione di lavoratori. Le Prefetture sono chiamate ad esaminare le richieste di migliaia di ditte che hanno affermato di essere necessarie per lo sforzo sanitario del Paese, ma si scopre che molte si riattivano con il meccanismo del “silenzio assenso”. Il prossimo fine settimana sarà blindato: ci saranno pattuglie e posti di blocco sulle strade che portano al mare, ai monti e ai laghi per evitare che le persone decidano di passare Pasqua, ma soprattutto Pasquetta, in spiaggia o su un sentiero, o semplicemente stese su un prato come vorrebbe la tradizione del picnic fuori porta. E intanto per tutta la settimana abbiamo permesso che un milione di persone andasse serenamente in fabbrica, il che peraltro pone drammaticamente il tema delle mascherine, della fatica che si deve fare per trovarle e del prezzo assurdo (2,40 euro il pezzo) che in molti casi viene chiesto per strumenti che in genere costano molto poco (0,40 euro al pezzo).  Vogliamo parlare della follia di tenere alcuni pezzi di supermercati transennati con la scritta: “Questa merce non può essere venduta?”. Vogliamo davvero chiederci per quale motivo, ormai che ho corso il rischio di entrare in un negozio per comprare una banana poi non posso comprare anche una matita? Roba da matti! Ultima considerazione del giorno: attendiamo tutti con ansia la firma del Dpcm e la sua esposizione televisiva. Dicono che dovrebbe arrivare in giornata, come al solito c’è da aspettarselo in serata, magari in orario da prime-time televisivo. E siamo a venerdì sera, con davanti un fine settimana lungo. Il che significa che un barlume di informazione arriverà stasera e probabilmente il testo del decreto sarà leggibile solo nella giornata di domani. Ma sono solo io a sapere che in genere le aziende lavorano da lunedì a venerdì? Non sarebbe stato meglio diffondere il Dpcm ieri sera e tenersi la giornata di oggi per far leggere il testo a tutti coloro che ne hanno bisogno? Oggi sarebbe stato ancora possibile organizzarsi, prendere decisioni, avvisare i collaboratori e i dipendenti, mettere le mani avanti in vista di decisioni che devono essere messe in pratica a partire da martedì 14 aprile. E invece si dovrà agire nell’emergenza, mettersi in videoconferenza di sabato, cercare di raggiungere la gente il giorno di Pasqua e sperare che a Pasquetta qualcuno risponda al telefono… Siamo sempre alle solite.

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