19 Novembre 2019 - 18.26

Tik-Tok, dalla Cina con furore il social che impazza fra gli adolescenti… e non solo

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di Alessandro Cammarano

Mettersi in mostra è uno dei passatempi preferiti dall’uomo – anche se i pavoni non scherzano – e dall’alba dei tempi ricerca modi per rappresentare se stesso.

Con l’avvento del web sono arrivati i social – la più spaventosa e redditizia prateria dove pascolare, allevare, illudere, irretire, manipolare una fetta larghissima di umanità illudendola di avere il pieno controllo delle proprie azioni – e da lì in poi il Narciso che è in ognuno di noi ha avuto campo libero alla messa in piazza virtuale di ogni atto compiuto nel corso della giornata.

Facebook – preceduta per breve tempo dalla tristissima MySpace – è oramai superata, soprattutto tra gli adolescenti e i millenials, ovvero quelli nati dopo la diffusione di internet – mica come chi scrive, che navigava con modem analogici a 720K che per aprire una pagina impiegavano cinque minuti – che schifano da sempre Twitter perché è da vecchi e considerano, non senza ragione, la creatura proteiforme dell’odioso Zuckerberg una piattaforma obsoleta.

Gli sviluppatori hanno creato nel breve volgere di un lustro altre applicazioni, più appetibili per le nuove generazioni, maggiormente interattive e capaci di stuzzicare la creatività dell’utente carpendogli nel frattempo quanti più dati personali possibili per targhettizare i consumi e i gusti a fini commerciali.

Giunse dunque Snapchat, popolarissima negli States ma meno in Europa, con la possibilità di realizzare video di quindici secondi personalizzabili – pardon, customizzabili – con effetti speciali, vocette, faccine, travestimenti… Tra i ragazzini spopolò, guadagnò quello che doveva guadagnare e poi si ritirò in buon ordine lasciano spazio all’ App successiva.

Iniziò dunque l’era di Instagram, foto ritoccabili e “storie” che restano visibili per un periodo limitato. Con Instagram giunsero gli orridi influencer, gabbatori di gonzi e capaci di guadagnare fortune solo indossando e promuovendo capi d’abbigliamento o oggettistica perlopiù inutile facendola passare come indispensabile.

Il furbo Zuckerberg, tra una cessione di dati sensibili e l’altra, corse al riparo proponendo le “storie” anche su Facebook, che così si è ulteriormente complicato e ha creato altre fasce di cineasti filmatori di cuccioli e gattini.

Da pochi mesi è approdato, dalla Cina con furore, sugli smartphone mondiali Tik-Tok, che è di fatto la felice unione di Snapchat e Instagram in un’unica applicazione. Con l’app dagli occhi a mandorla – che dai politici USA è vista come il fumo agli occhi vuoi per la provenienza vuoi per la capacità di accumulare dati sugli utenti – si realizzano mini video, sempre da quindici secondi, con musiche di sottofondo a scelta e una serie di filtri ed effetti. L’abbiamo scaricata e usata – l’utilizzo è assolutamente intuitivo – e abbiamo fatto il nostro primo video.

Che dire, è graziosa, immediata, celebratrice della banalità quotidiana. Poi abbiamo fatto un giro per dare un occhio alle opere degli utenti… Ragazzini che ballando inciampano e cadono, cani equlibristi, gatti buffi, coppie che fanno il karaoke, proclami, adolescenti di tutti i generi che si propongono come star del futuro.

È di questi giorni l’approdo su Tik-Tok anche di alcuni politici, che invece di lavorare cazzeggiano in rete dalla mattina alla sera ma, si sa…tira più un pelo di web che una coppia di buoi. Ripetiamolo, l’app è carina, se usata con modo e criterio. Non è vero che che le cose – gli armaioli lo dicono spesso di pistole e mitragliette – non sono buone o cattive di per se stesse ma lo diventano con l’uso che se ne fa; Tik–Tok potrebbe diventare una palestra di buon gusto e di proposte intelligenti o diventare in breve una chiavica, chi vivrà vedrà, al momento non è male, speriamo si mantenga e, tra un video e l’altro magari qualche pagina di un buon libro non ci starebbe male.

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