15 Novembre 2019 - 10.43

PASSAGGIO A NORD – Da Rotzo a Roma: le origini e il significato dell’albero di Natale

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di Anna Roscini

C’è un po’ di Altopiano dei Sette Comuni in piazza San Pietro a Roma quest’anno. L’albero di Natale, che sarà illuminato giovedì 5 dicembre durante la cerimonia di accensione, è stato donato a Papa Francesco proprio dal Consorzio Usi Civici di Rotzo-Pedescala e S. Pietro. Si tratta di un abete rosso, alto circa 26 metri, con un diametro di 70 centimetri e un carattere più forte del vento che soffia a 200 chilometri orari. Sì, perché l’albero che risplenderà nel cuore della capitale era un sopravvissuto e proviene proprio dai boschi, vicino a Malga Trugole, colpiti dalla tempesta Vaia. La tradizione di decorare l’albero, in realtà, ha sempre assunto un significato simbolico e ha radici lontane nel tempo. Andiamo quindi a scoprire le origini dell’albero di Natale.

Il culto di decorare l’albero
L’usanza di decorare alberi era diffusa nelle culture di popoli antichi tra loro molto diversi. Già i Celti, durante le celebrazioni legate al solstizio d’inverno, avevano l’abitudine di decorare gli alberi sempreverdi considerandoli un simbolo di lunga vita e di resistenza contro la morte. Si festeggiava infatti la vittoria della luce sulle tenebre dopo il giorno più buio dell’anno. Per la stessa occasione, anche nell’estremo nord, i Vichinghi usavano addobbare alberi di abete con frutti come rito di buon auspicio per il ritorno del sole dopo le lunghe notti invernali e per una prospera primavera. Pensavano che quest’albero riuscisse a resistere al gelo invernale e a non perdere le foglie grazie a delle proprietà magiche. I Romani, invece, abbellivano le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio. Anche nell’antica regione di Canaan, l’odierna Palestina, veniva riconosciuto un ruolo religioso agli alberi. Qui, in cima a delle alture, si coltivavano dei boschetti sacri.

La tradizione dell’albero di Natale
La tradizione dell’albero di Natale, così come la intendiamo oggi, si diffonde nel corso del Medioevo.
La sua prima apparizione pare sia stata a Tallinn, in Estonia, nel 1441. Nella piazza del municipio, Raekoja Plats, venne eretto un grande abete decorato attorno al quale giovani donne e uomini ballavano alla ricerca della loro anima gemella. Sarebbe invece la città di Riga, in Lettonia, a rivendicare i natali del primo albero di Natale della storia nel 1510. Anche a Brema, secondo una cronaca del 1570, venne abbellito un albero con mele, noci, datteri e fiori di carta. È importante ricordare però che in Germania, già alla fine del 1400, durante la vigilia di Natale, il sagrato delle chiese veniva riempito di alberi da frutta e, poi, da alberi sempreverdi addobbati. L’obiettivo di quello che veniva chiamato “Il Gioco di Adamo ed Eva” era di ricreare l’immagine del paradiso. Queste rappresentazioni mettevano in scena, proprio nella notte santa, la storia del peccato originale nell’Eden. Secondo Oscar Cullmann, teologo francese, l’albero del paradiso che faceva da scenario alle sacre rappresentazioni natalizie simboleggiava «un convincimento cristiano: il peccato dell’uomo che viene espiato nella notte del 24 dicembre dall’ingresso di Cristo nel mondo».
Per molto tempo, l’albero di Natale rimase legato agli spazi della vita pubblica nelle regioni a nord del Reno. Più a sud veniva considerato, dai cattolici, come un uso protestante. Per questo motivo, in un primo momento, la Chiesa vietò la pratica di abbellire alberi in occasione del Natale, preferendo l’uso dell’agrifoglio che richiamava, con le spine, la corona di Cristo e, con le bacche, le gocce di sangue che escono dal suo capo. Dopo il Congresso di Vienna, iniziò finalmente a diffondersi anche nel resto d’Europa e le istituzioni religiose ne ammisero l’uso. In Italia, fu la regina Margherita la prima ad addobbare un albero di Natale nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II venne poi introdotta la tradizione di allestire un grande albero di Natale anche in piazza San Pietro a Roma.

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