12 Giugno 2020 - 10.17

Discoteche fra Scilla e Cariddi

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di Umberto Baldo


Fino a qualche giorno fa il 15 giugno era indicata quale data “fatidica” per la riapertura le discoteche.

Ma dalle indiscrezioni delle ultime ore sembra certa una ulteriore “retromarcia” del Governo,  e l’ennesimo Dpcm in dirittura di arrivo conterrebbe la sospensione fino al prossimo 14 luglio. Scelta che sarebbe in netta controtendenza rispetto alla dichiarata volontà di favorire la stagione turistico-balneare.  Ma ormai ci siamo abituati a sentire ogni giorno tutto ed il contrario di tutto.

Nel decreto in questione potrebbe comunque essere inserita una clausola che prevede che le Regioni possano autonomamente decidere di aprire prima. Qualche Regione, ad esempio la Liguria, ha già fatto sapere che consentirà alle discoteche di ripartire in anticipo rispetto al 14 luglio, e la stessa cosa a mio avviso farà anche Luca Zaia. Discoteche, cinema, teatri, circhi, teatri tenda, arene e spettacoli in genere rappresentano un po’ l’ultima spiaggia del post-lockdown, perché sono stati i settori che hanno chiuso per primi e saranno gli ultimi a riaprire.

Ma, un po’ come per tutte le attività in questa Fase (2 o 3 non è più chiaro), la ripartenza sarà in ogni caso piuttosto difficoltosa, perché quasi sicuramente dovrà avvenire seguendo le linee guida anti-coronavirus concordate nell’ambito della Conferenza Stato Regioni.

Si tratta di regole sicuramente giustificate dai rischi legati alla pandemia, ma che a mio avviso determinerebbero situazioni ai limiti del surreale per questo tipo di locali abitualmente molto affollati, e che finirebbero per stravolgerne lo “spirito”.

Ma vediamole brevemente queste regole.

Innanzi tutto la prima, che finisce per condizionare tutte le altre: si balla solo all’aperto, mantenendo una distanza interpersonale di almeno due metri. Capite bene che questo vuol dire vietare i balli di coppia, quali il liscio, il valzer o le mazurke; ma anche i “lenti”, quelli che si ballano abbracciati o avvinghiati, e che sono senz’altro i più romantici.

Ma se ci pensate bene proprio i balli di coppia tradizionali rappresentano un’occasione di socialità per i più anziani, per i quali fare qualche giro di pista rappresenta un appuntamento irrinunciabile, e utile per mantenere quella rete di legami indispensabile per il benessere di questi ex giovani. Quindi si potrà ballare soltanto all’aperto senza abbracciarsi, e saranno quindi favorite le discoteche che possono godere di terrazze, giardini, o spazi en plein air, e di converso saranno penalizzati i locali che hanno solo spazi coperti.Spazi che in ogni caso dovranno essere riorganizzati, in primis per garantire l’accesso in modo ordinato, al fine di evitare assembramenti di persone, e poi per definire la capienza massima del locale, quella atta a garantire appunto i due metri sulle piste da ballo ed il metro tra gli utenti seduti ai tavolini.  Il tutto regolato da percorsi separati per l’entrata e per l’uscita.  A tal fine ogni locale dovrà avere un numero sufficiente di dipendenti che si occuperanno della sorveglianza e di far rispettare le distanze.  Ottimo sarebbe anche l’utilizzo di contapersone per monitorare gli accessi.Pensate che sia finita?   Siamo solo all’inizio.

Il gestore deve garantire un sistema di prenotazione, pagamento del prezzo e compilazione della modulistica preferibilmente on line, e se possibile mantenere un registro delle presenze per almeno 14 giorni.Capite bene che con queste regole, se uno volesse essere in linea con le norme, per andare in discoteca dovrebbe sottoporsi ad  adempimenti analoghi a quelli della prenotazione di un volo aereo.

Ovviamente è prevista all’ingresso la rilevazione della temperatura corporea, e se questa dovesse risultare superiore ai 37,5 gradi l’accesso dovrà essere vietato. Se poi dovete togliervi la giacca o qualche altro indumento per essere più liberi di ballare, nei guardaroba gli indumenti e gli oggetti personali devono essere riposti in appositi sacchetti porta abiti.

Come per tutti gli altri esercizi pubblici, il gestore dovrà predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità, sia mediante l’ausilio di apposita segnaletica e cartellonistica e/o sistemi audio-video, sia ricorrendo eventualmente a personale addetto, incaricato di monitorare e promuovere il rispetto delle misure di prevenzione, facendo anche riferimento al senso di responsabilità del visitatore stesso.

Non sarà consentita la consumazione di bevande al banco. Inoltre, la somministrazione dei drink potrà avvenire esclusivamente qualora sia possibile assicurare il mantenimento rigoroso della distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti, che dovranno accedere al banco in modalità ordinata e, se del caso, contingentata.

Ogni oggetto fornito agli utenti (es. apribottiglie, secchielli per il ghiaccio, etc.), dovrà essere disinfettato prima della consegna.Come pure si dovrà garantire la regolare e frequente pulizia e disinfezione delle superfici, con particolare riguardo per le superfici maggiormente toccate dagli utenti ed i servizi igienici.È necessario inoltre rendere disponibili prodotti per l’igiene delle mani per la clientela e per il personale in più punti, prevedendone l’obbligo di utilizzo da parte degli utenti prima dell’accesso ed all’uscita di ogni area dedicata al ballo, alla ristorazione, ai servizi igienici, ecc.

I tavoli e le sedute devono essere disposti in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti, Tale distanza può essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite droplet.

C’è poi il problema “mascherine”, che dovranno essere sempre indossate dal personale di servizio, ma anche dai clienti ogni qual volta, sia al chiuso che all’aperto, non sia possibile rispettare il famoso metro di distanza. Inutile dire che tutte le casse dovranno essere dotate di barriere fisiche, tipo schermo in plexiglas. Bene, questi sono i punti essenziali delle linee guida per la riapertura delle discoteche, così come trapelate e riportate dai media nei giorni scorsi. Non so voi, ma dopo averle lette la mia prima reazione è stata quella di dire: ma chi me lo fa fare di andare a ballare?Sarà bene che mi spieghi meglio.   Io non sono certo contrario alle misure imposte dalle autorità di quasi tutti gli Stati per limitare l’estendersi del contagio del virus di Wuhan. Ed il riaccendersi qua e là di piccoli focolai, tipo i 20 padovani infettatisi nei giorni scorsi a Bologna ad un matrimonio, sono la prova che il virus continua a circolare, e che dobbiamo mantenere la guardia alta. Ma non posso non chiedermi se le regole concordate nella specie per i locali da ballo siano compatibili con il loro normale funzionamento.Nel senso se siano conciliabili con un’utenza giovanile che, come abbiamo visto nelle città all’inizio della Fase 2, si è lasciata andare a movide sfrenate in totale spregio delle norme sul distanziamento e sull’uso delle mascherine.Perchè, inutile nascondercelo, come di fatto è stato quasi impossibile imporre il rispetto delle regole nelle piazze d’Italia ai ragazzi della notte, mi dite chi potrà controllare ad esempio il rispetto della distanza dei due metri nelle piste da ballo all’aperto?

Non saranno certo i gestori, che non ne hanno l’autorità, e neppure il personale addetto ai controlli, che rischierebbe anche danni a livello fisico.Pensate veramente che ad esempio a Rimini o a Riccione le autorità di polizia andranno per balere con il metro in mano, o a contare il numero dei presenti in un locale?  O che lo faranno gli addetti dello Spisal?Diciamoci la verità. E soprattutto non prendiamoci in giro.  Una volta decisa la riapertura tutto sarà lasciato sulle spalle dei gestori, e come è accaduto a Padova per alcuni bar, in caso di comportamenti non conformi da parte degli avventori, su di loro finiranno per scaricarsi gli strali della legge, dalle multe alle chiusure.Resta sempre da sperare che a prevalere sia il senso di responsabilità dei ragazzi che vorranno comunque andarsi a sfogare sulle piste delle discoteche nonostante le tante limitazioni imposte.  D’altro canto quale potrebbe essere l’alternativa per le nostre Autorità politiche?  Tenere chiusi “sine die” discoteche e locali da ballo?Si tratta comunque di un settore importante sia dal punto di vista economico che occupazionale, che merita dignità e parità di trattamento con tutte le altre categorie.

E che, oltre a tutto, non sta certamente vivendo i fasti degli anni 70-80, quando sui locali da ballo era fondata l’ “economia della notte”.Poi è iniziato il declino, e negli ultimi 15 anni le discoteche sono crollate nel numero, da 5.000 a 2.800, e di conseguenza anche nel volume di affari (dagli 8 miliardi del 2002 ai 5,3 miliardi di oggi).Il motivo è nella esplosione di discopub, stabilimenti balneari aperti di notte, discopub, live club, circoli, eventi “one night”, che nel complesso fatturano 70 miliardi l’anno e danno lavoro, in modo stabile o temporaneo a oltre 1,5 milioni di persone.Ma è cambiata anche la “fauna” che bazzica le discoteche.

Oggi infatti la maggior parte dei frequentatori sono giovanissimi, dai 16 ai 20 anni, ed è quasi scomparsa la fascia da 25 a 40 anni, cioè il segmento di clientela che fino a 15 anni fa era prevalente. Quindi sono stati i “millennials” a spegnere la luce sulle discoteche, decretando  in fondo la fine di un mondo, quello del boom che dette notorietà mondiale alla disco music, vale a dire il film “La febbre del sabato sera” con John Travolta, la cui colonna sonora “Saturday Noght Fever” divenne nel 1997 l’album più venduto al mondo.Ma tornando all’oggi, evitando di fare sociologia spicciola o inutili amarcord, ad oggi gli amanti del ballo non sanno ancora se potranno rientrare nei loro “templi”, sia pure con tutte le limitazioni imposte dalla pandemia, il 14 luglio come sembra deciderà il Governo, o prima come vorrebbero alcune Regioni.E’ evidente che a frenare l’Esecutivo sono i rischi legati alla pandemia, ingigantiti dal fatto che le discoteche sono percepite da tempo più che come locali da “ballo”, come locali da “sballo”.  E per questi motivi Giuseppe Conte sembra un novello Ulisse impegnato a navigare fra Scilla e Cariddi, cercando di evitarne le insidie.Ma mi permetto di osservare che non è che i problemi si risolvano assumendo atteggiamenti “pilateschi”, perchè un Paese come l’Italia, in cui il 15% del Pil deriva dal turismo, ed in cui la classe politica giustamente si “incazza” se altri Stati cercano di fare i furbi per attrarre vacanzieri, non può ignorare che divertimento e ballo fanno parte integrante di questa filiera.

Per non dire che, sperare che con le discoteche chiuse il popolo della notte vada a letto presto equivale a nascondersi dietro un dito. Si troveranno altre forme di aggregazione, per così dire, magari con meno controlli, e quindi con maggiori rischi per tutti.

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