10 settembre 2018 - 13.54

CINEMA – Il Leone d’Oro va a Cuaron per ‘Roma’

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Nuovamente un messicano, dopo “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro nel 2017, si aggiudica il Leone D’Oro di Venezia. L’ambito primo premio del Festival 2018 è stato assegnato ad Alfonso Cuaron per “Roma”, grande affresco del quartiere benestante di Città Del Messico visto attraverso le vicende vissute pericolosamente da una famiglia borghese all’inizio degli anni Settanta, in una fase di mutamento e lotte personali, sociali e politiche. “Sono felice di questo meraviglioso riconoscimento – ha affermato Cuaron che ha scritto e diretto il film siglando altre regie importanti quali “Gravity” e “I figli degli uomini” – e sono grato alla Mostra d’Arte Cinematografica, al suo Presidente Paolo Baratta, al Direttore Alberto Barbera per il loro supporto. Ringrazio fortemente tutto il team di Netflix che ha reso possibile la realizzazione dell’opera. Ringrazio anche il cast e, in particolare, le attrici che hanno impersonato i ruoli femminili. Oggi è il compleanno della donna alla quale s’ispira il personaggio di Cleo, la protagonista. L’occasione per festeggiare non poteva essere migliore e il film è un omaggio al mio Paese e a quegli anni che io stesso ho conosciuto da bambino”.

Nessun premio ad un film italiano

E’ l’altro aspetto che risalta in questa 75^ Mostra: i film italiani in concorso non hanno ricevuto alcun premio. Un po’ di amarezza potrebbe essere giustificata tanto che qualcuno ha chiesto al Presidente della Giuria Guillermo Del Toro se qualche film italiano fosse risultato in lizza o preso in considerazione . “Un Festival è come un ‘ecosistema’ di valutazioni e premiazioni che danno modo ai film di trovare un loro spazio e respiro – ha replicato il regista de “La Forma dell’Acqua” quest’anno a Venezia in veste di primo giurato – e fra tutti i componenti della Giuria si è formato un mosaico di apporti valutativi per un dialogo costruttivo. Quello che costituisce un esito, per la Giuria è un processo, un iter attraverso il quale molti sono i lavori che colpiscono e che lasciano una traccia, anche se non tutti possono essere premiati”. Se dunque l’Italia esce a mani vuote, ottiene, però, un prestigioso riconoscimento sul valore del suo cinema con il Premio Venezia Classici al Miglior Film Restaurato che è stato assegnato a “La Notte di San Lorenzo” del 1982, dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani.

Gli altri premi

Ha ottenuto il “Leone d’Argento Gran Premio della Giuria” “The Favourite” di Yorgos Lanthimos, produzione Regno Unito, Irlanda, Usa, un film storico che narra intrighi e astuzie di due cugine per divenire la favorita della regina Anna d’Inghilterra durante la guerra con la Francia.

Ha vinto la Coppa Volpi nello stesso film, come migliore interpretazione femminile, Olivia Colman. Il “Leone d’argento- Premio per la miglior regia” è andato a Jacques Audiard per il film Western “The Sisters Brothers”, coproduzione francese, belga, rumena e spagnola. La Coppa Volpi come migliore interpretazione maschile è stata invece assegnata a Willem Dafoe, il volto di Vincent Van Gogh in “At Eternity’s Gate” di Julian Schnabel. I fratelli Joel e Ethan Coen si sono aggiudicati il Premio per la miglior sceneggiaturacon un altro Western, “The Ballad of Buster Scruggs”, film statunitense. Premio speciale della giuria a “The Nightngale”, dell’australiana Jennifer Kent, a compensazione degli insulti sessisti che aveva ricevuto subito dopo la proiezione e che avevano momentaneamente adombrato il Festival. Baykali Ganambarr, destinatario del Premio Marcello Mastroianni ad un giovane attore emergente ha, inoltre, recitato proprio in questa pellicola. Il Miglior film della sezione Orizzonti è “Manta Ray” del coreano Phuttiphong Aroonpheng che racconta un’insolita e profonda storia di amicizia sullo sfondo del mare. Venezia 75 si è chiusa con la consueta carrellata di titoli e premi e con l’evento nuovo rappresentato dall’attribuzione del Leone D’Oro ad un prodotto dalla rete Netflix. Qualcuno ha già detto che questo coincide con la “morte” del Cinema ma Del Toro ha pesantemente criticato e smentito l’ipotesi. Forse per capire il Cinema bisognerebbe soffermarsi su un altro importante premio ddi quest’anno: il Premio Venezia Classici per il miglior documentario ricevuto da “The Great Buster, a Celebration” di Peter Bogdanovich. L’opera è dedicata al grandissimo Buster Keaton. Finché il Cinema conserverà questa qualità espressiva e la forza delle idee, allora non potranno prevalere i timori sulle sue forme e “sopravvivenza”.

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