17 Gennaio 2020 - 18.23

Asiago: una montagna di stelle – Passaggio a Nord

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di Anna Roscini

“Cieli immensi e immenso amore” cantava Battisti. La montagna è anche questo: avere la possibilità di osservare la volta celeste dipinta da una miriade di stelle e lasciarsi emozionare lontano da luci e rumori, immersi nella natura e nel silenzio.  
Protetto da grandi abeti, sull’Altopiano dei Sette Comuni esiste un luogo dove le stelle non sono poi così lontane. L’Osservatorio Astronomico di Asiago, sede osservativa dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova, ospita infatti il più grande telescopio ottico sul suolo italiano. Non si tratta solo di un importante sito di ricerca, ma anche di un luogo dove il pubblico può approfondire i grandi temi della moderna astronomia e, se il meteo lo permette, partecipare ad un’osservazione guidata del cielo.       
Andiamo a scoprire il centro di ricerca astronomica altopianese con la coordinatrice, Lina Tomasella, e il responsabile della divulgazione scientifica, Paolo Ochner.

Quando nasce l’Osservatorio Astronomico di Asiago?   
Lina Tomasella:«Nasce nel 1942 perché fino ad allora gli astronomi avevano lavorato, anche dal punto di vista osservativo, dalla Specola di Padova, fondata nel 1762. Qui, in cima alla torre del Castelvecchio, vengono messi degli strumenti per fare osservazioni di posizioni di stelle, anche di tipo meteorologico. Col passare del tempo ci si accorge però che la città non è la sede ideale per fare osservazioni del cielo per via delle luci, che vanno aumentando dalla fine del 1700 fino agli inizi del 1900, e per una serie di condizioni, tra cui la nebbia e il pulviscolo. A quel punto si cerca quindi una sede in montagna e la scelta ricade su Asiago perché relativamente vicino a Padova, e quindi facilmente raggiungibile specie in quegli anni in cui non era facile muoversi. Siamo a mille metri di quota, abbiamo meno atmosfera che disturba le osservazioni e molte notti serene senza la nebbia della Pianura Padana».

Quali strumentazioni sono presenti?         
Lina Tomasella:«Durante la Seconda guerra mondiale, precisamente nel 1942, viene inaugurato un telescopio dedicato a Galileo Galilei. All’epoca si trattava del più grande strumento ottico d’Europa. A guerra finita, la sede si allarga e vengono costruiti strumenti a grande campo per l’osservazione e il monitoraggio del cielo di eventi eccezionali come la scoperta di nuove comete, asteroidi, stelle variabili o stelle in fase esplosiva, le supernovae. Nel 1973 ci si allontana dal centro cittadino, si va a Cima Ekar dove viene costruito il telescopio Copernico che, a tutt’oggi, è il più grande strumento ottico che abbiamo sul suolo italiano. Quindi quattro strumenti costruiti ad Asiago: il Galileo, il Copernico e due strumenti chiamati Schmidt a grande campo, di cui tre sono effettivamente operativi. Da una parte, gli Schmidt possono monitorare una buona parte di cielo alla ricerca di oggetti che appaiono improvvisamente e possono essere appunto il segno di un’esplosione di supernova se appartiene ad una galassia lontana, o di una variabilità stellare se si tratta di una stella della nostra galassia. Poi si va nello specifico a studiare questi eventi con gli altri due telescopi».

La sede osservativa di Asiago è un punto di ricerca astronomica. Quali attività vengono svolte?
Lina Tomasella:«L’impronta che c’è ancora oggi risente di quelle che sono state le ricerche nel momento in cui è nato l’Osservatorio. All’epoca, negli anni cruciali dove sono stati costruiti gli strumenti più importanti, il professore Leonida Rosino era direttore dell’Osservatorio. Era andato all’estero e aveva visto gli strumenti disponibili al di là dell’oceano e il tipo di astronomia che veniva fatta negli Stati Uniti. Quando è ritornato ha voluto costruire degli strumenti all’avanguardia, sia appunto per la ricerca, quindi gli strumenti a grande campo, sia per l’indagine specifica, quindi il telescopio Copernico. Il professore si occupava essenzialmente di variabilità stellare, ovvero di tutte quelle stelle che per vari motivi, soprattutto per effetto di un’interazione in un sistema binario dove ci sono due o più stelle che orbitano una attorno all’altra, possono avere periodicamente oppure anche una sola volta nell’arco di centinaia di anni, una specie di esplosione, un aumento di luminosità. Il professore studiava questi fenomeni, per capire fisicamente cosa provocava queste variazioni di luminosità, questo per quanto riguarda le stelle della nostra galassia. D’altra parte, abbiamo dei fenomeni di variabilità anche in galassie lontane, quando ad esempio una stella massiccia alla fine della sua vita muore con una grandissima esplosione, diventando una supernova. Questa esplosione libera così tanta energia che quella stella, pur essendo molto lontana, diventa estremamente luminosa e visibile. Questi sono stati i filoni di ricerca principali del professore Rosino e ha lasciato in eredità un gruppo di ricerca che si occupa di questo.  Ci sono ovviamente altri gruppi che si occupano delle cose più disparate: dal sistema solare con lo studio di asteroidi e comete, ad oggetti molto lontani, galassie attive, e ovviamente lo studio delle stelle nella Via Lattea».

Quali invece le attività di divulgazione?    
Paolo Ochner:«In località Pennar, all’interno della Sala Multimediale, si organizzano incontri informativi per il pubblico, conferenze per studenti, aggiornamenti per insegnanti, osservazioni guidate del cielo. Lo scopo principale degli incontri è far conoscere come si svolge il lavoro degli astronomi, come vengono realizzati i telescopi, quali sono oggi gli strumenti di punta e le più recenti scoperte nei vari settori della ricerca astronomica, dall’esplorazione del sistema solare ai pianeti extrasolari, dall’universo su grande scala alla cosmologia. Nell’incontro è privilegiato l’aspetto educativo ma, se le condizioni metereologiche sono favorevoli, la visita si chiude con l’osservazione guidata del cielo. Organizziamo una serie di attività sia per i bambini che per gli adulti, specialmente nei mesi di maggiore afflusso turistico. Durante l’anno proponiamo comunque diversi incontri, ma le visite si possono svolgere anche su appuntamento, se c’è un gruppo di almeno dieci persone partecipanti e interessate ad approfondire un determinato argomento. Per gruppi più piccoli è possibile richiedere anche l’osservazione diretta all’oculare del telescopio. Continueranno poi anche per il mese di febbraio (sabato 1 e 29) e marzo (sabato 21) le escursioni guidate “Trekking & Astronomia” con visita serale all’Osservatorio, in collaborazione con le guide dell’Altopiano. Consiglio comunque di seguire la pagina Facebook “Osservatorio Astrofisico di Asiago” per rimanere aggiornati su tutti gli appuntamenti».

Nel 2020 ci saranno fenomeni astronomici particolari da osservare?   
Paolo Ochner:«Per quanto riguarda i fenomeni astronomici prevedibili attualmente non abbiamo eventi eclatanti quest’anno, a parte un fenomeno un po’ tecnico e cioè, il 19 giugno, l’occultazione diurna di Venere da parte della Luna. Ci sono alcune congiunzioni con alcuni pianeti vicini, c’è una cometa che a maggio sarà assolutamente visibile con il binocolo. Ci sono poi fenomeni non prevedibili come l’esplosione di una stella o l’arrivo di una cometa. L’astronomia è bella anche per questo: durante l’anno ci possono essere delle cose nuove da osservare e magari, chissà, qualche scoperta».

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