5 Agosto 2022 - 9.28

PILLOLA DI ECONOMIA – La Bce sta aiutando anche i sovranisti nostrani?

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Nel giorno delle dimissioni di Mario Draghi lo spread Btp-Bund arrivò a 248 punti base.

Reazione comprensibile dei mercati rispetto ad una crisi che se è stata incomprensibile per noi italiani, figuriamoci all’estero.

Chi pensava, e confesso che io ero fra questi, che sarebbe continuato il trend al rialzo di questo indicatore è stato smentito dalla realtà.

Ieri ad esempio ha chiuso a 213, per cui si potrebbe pensare che, con una campagna elettorale in corso, ed in una fase di rialzo dei tassi, ci sta andando piuttosto bene.

Ma perché questo calo?

Improvvisamente i mercati hanno deciso di considerare una eventuale vittoria del centro destra il 25 settembre un qualcosa di cui non preoccuparsi?

Se fosse così vorrebbe dire che un problema politico italiano non esiste, e che le preoccupazioni della nostra sinistra e di certe Cancellerie sono eccessive!

In realtà le cose sarebbero un po’ diverse, e dietro lo sgonfiamento dello spread ci sarebbe la “manina” della Bce.

Già, proprio quella Bce cui i nostri Demostene, in particolare quelli della sponda nazional-sovranista, non hanno mai lesinato aspre critiche, in quanto vista come la “quintessenza” del giogo comunitario sul nostro Paese.

Siccome a Francoforte non sono degli sprovveduti, e hanno ben chiaro che i nostri titoli di Stato in questa fase elettorale sarebbero particolarmente esposti, avrebbero pensato bene di correre ai ripari preventivamente.

E non lo stanno certo facendo ricorrendo al TPI, lo scudo anti spread (da molti chiamato scudo anti Btp, le cui caratteristiche vi ho illustrato nella “Pillola di Economia” dello scorso 5 luglio), e che secondo alcuni analisti potrebbe rivelarsi inutile in caso di attacco speculativo.

No, in realtà lo stanno facendo utilizzando il PEPP, che non è altro che il piano-anti-pandemico varato nel marzo 2020, e archiviato nel marzo scorso.

Pur messo in soffitta, il Pepp, che consentì alla Bce di acquistare ben 1.690 miliardi di titoli europei derogando alle regole del Quantitative Easing (che stabilivano che gli acquisti fossero proporzionali alle dimensioni delle economie di singoli Stati), continua a produrre effetti, in quanto i titoli acquisiti nei due anni di vita scadono, generando liquidità.

E cosa ne starebbe facendo la Bce di questa liquidità?

Semplicemente la impiega per contenere gli spread dei paesi più deboli.

Tutto ciò sarebbe dimostrato dai dati degli acquisti di titoli di Stato nel bimestre giugno-luglio 2022 (Fonte Investire oggi).

Questi i dati divisi per Paese:

Austria: 144
Belgio: 6
Cipro: 0
Germania: -14.279
Estonia: 0
Spagna: 5.914
Finlandia: 536
Francia: -1.213
Grecia: 1.089
Irlanda: 172
Italia: 9.762
Lituania: 19
Lussemburgo: 12
Lettonia: 0
Malta: -6
Olanda: -3.383
Portogallo: 514
Slovenia: 10
Slovacchia: 0
Totale: -705
Non sono tanto difficili da capire questi numeri, che dimostrano che negli ultimi due mesi la Bce ha ridotto il proprio portafoglio Pepp di circa 705 miliardi, ma accrescendo nel contempo l’esposizione verso alcuni Paesi, e riducendola verso altri (quelli con il dato preceduto dal segno negativo). Balza agli occhi che il Paese che più ne ha beneficiato è stata l’Italia (9,76 miliardi), seguita dalla Spagna (5,91 miliardi) e dalla Grecia (1,09 miliardi). Non meraviglia che ad essere maggiormente sfavoriti siano stati la Germania (-14,2 miliardi) l’Olanda (- 3,3, miliardi) e la Francia (- 1,2 miliardi), i cui titoli pubblici sono meno esposti agli attacchi speculativi.

Morale della favola? Non trascurino o minimizzino i nostri leader sovranisti questo impegno della Bce, perché anche se non è sicuramente quello l’obiettivo, gli gnomi di Francoforte stanno di fatto aiutando anche la loro campagna elettorale. E soprattutto si rendano conto una volta per tutte che, qualora vincessero, il macigno del debito dello Stato condizionerà comunque le loro scelte, e che quindi sarebbe il caso di cominciare a mettere i conti a posto, invece di fare accattonaggio di sussidi pagati con i soldi dei contribuenti di altre “Nazioni”.

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