18 Settembre 2020 - 10.02

LA QUALUNQUE ALLA VENETA

Chi dice “votate me ma anche Zaia” e indica il candidato presidente dell’altra coalizione, chi fa il saluto fascista via social e poi si dichiara anche omofobo, l’aspirante sindaco secondo il quale una donna senza rossetto dovrebbe rimanere chiusa in casa, il candidato consigliere che è contro Zaia, ma non troppo, il circolo del PD che ti scrive su carta intestata che puoi votare chi vuoi come presidente della Regione ma ti consiglia la preferenza di controparte…

Ha regalato un po’ di tutto, soprattutto in termini di gaffes, questa breve – grazie COVID! – campagna elettorale che tra amministrative e regionali, per fortuna, volge al termine. Scivoloni, candidati che metterebbero in imbarazzo perfino Cetto La Qualunque, perchè la cronaca di queste settimane ha di gran lunga superato il cinema e la commedia all’italiana.

E il problema è che non si tratta di sviste, ma di strategie da disperati.

Prima il caso che ha coinvolto il coordinatore del PD di Nove, Gilberto Lorenzin, che in una lettera su carta intestata PD ha ricordato la possibilità ai compagni di fare il voto disgiunto, barrando sia il nome della  candidata dem Chiara Luisetto sia quello del governatore leghista Luca Zaia. In queste ore sta circolando un video del padovano Stefano Artuso, ex coordinatore del PD di Rubano e candidato consigliere dem, che invita la voto disgiunto dando a lui la preferenza ed a Luca Zaia la scelta come Presidente.

Altri candidati di liste minori stanno raccontando che sì, hanno un altro candidato Presidente, ma va bene anche se votano Zaia dando a loro la preferenza. Il risultato è che la povera signora Maria, la nostra versione della casalinga di Voghera, aumento lo schifo nei confronti della classe politica e vota l’originale. A questo punto “ragionateci sopra”.

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