12 Luglio 2019 - 14.33

Piccoli Comuni, spina dorsale dei primati nazionali nel mondo

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Sindaci in prima linea oggi a Vicenza, in occasione del convegno organizzato da Coldiretti, Anci Veneto e Fondazione Symbola. Amministratori di piccoli o grandi Comuni, funzionari, agricoltori e dirigenti hanno affollato la sala francescana in Piazza San Lorenzo, per discutere di comunità, territori e modelli di sviluppo sostenibili, a fronte dei cambiamenti climatici che hanno interessato il Veneto negli ultimi anni. Al centro delle riflessioni, moderate dal giornalista Antonio Gregolin, gli effetti devastanti di Vaia, evento imprevedibile, definita dal professor di Economia Raffaele Cavalli cattiva maestra. Intorno alla sua relazione si sono concentrati gli interventi della platea, a cominciare da quello del presidente della Provincia di Belluno Alberto Padrin e dall’assessore di settore Diego Rigoni. La ricostruzione ha messo in campo mezzi, risorse, tecnologia e strategie completamente nuovi, mai prima impiegati. Oltre all’emergenza ambientale, la fauna protetta e non disorientata e l’alterazione del paesaggio, l’incremento del traffico sulle infrastrutture legate al trasporto di materiali, rotte alternative per carico e scarico di tronchi annunciano un compromesso tra natura, gestione e presidio che durerà da qualche anno fino a chissà quando. “L’appuntamento odierno avviene a pochi giorni dal riconosciamo dell’Unesco alla Colline del Prosecco che rappresenta non solo una grande opportunità e sfida per i Piccoli Comuni incardinati in quelle zona – ha spiegato Maria Rosa Pavanello presidente regionale dell’Anci, coadiuvata in questa iniziativa dalla presidente della Consulta dei Comuni di ridotta dimensione demografica, Mariarosa Barazza – ma ci lancia anche un monito importante: il territorio va rispettato, tutelato e, soprattutto, valorizzato”. Solo con modelli di sviluppo sostenibili potremo consegnare alle future generazioni il patrimonio presente nel nostro Veneto. Le difficoltà finanziarie, la crisi economica non scoraggiano queste realtà che sono vicine ai cittadini in un confronto quotidiano che riguarda una moltitudine di casi. “In agricoltura la normativa d’avanguardia che sostiene la multifunzionalità ha portato innovazione e creatività al settore – ha aggiunto Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto – spronando amministratori ed agricoltori a trovare soluzioni ad hoc per agri asili, fattorie sociali, mercati di prossimità, contratti di servizio per la manutenzione del verde, oltre che ad affrontare insieme tematiche di impegno civile: delibere No Ogm, protocolli per l’uso dei prodotti fitosanitari, petizioni a favore dell’origine come #stopciboanonimo, la ricerca di modelli di sviluppo sostenibili e tanto altro. Il dialogo, il coinvolgimento come forza sociale caratterizza una collaborazione sinergica che ha portato alla conquista di molti successi, la collaborazione sul territorio in caso di avversità atmosferiche, la garanzia della giusta informazione contro il proliferare di fake news che alimentano gruppi spontanei contro una o l’altra posizione”. Da sottolineare la testimonianza di Massimo Castelli, coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni, portavoce dei 123 abitanti e quella di Roberto Pella, vicepresidente Anci nazionale e promotore in Parlamento della legge n. 158 del 2017 sui borghi, tenuta a battesimo da Ermete Realacci, lo stesso che in chiusura del convegno ha ricordato la nascita di un’idea, condivisa subito da Legambiente con Coldiretti, schierati per il bene del Paese. Un iter difficile per uno strumento tutto italiano. “C’è un’Italia che sfida le crisi puntando sulla propria identità, un’Italia che fa l’Italia e compete senza perdere la propria anima. I piccoli comuni sono la spina dorsale dei primati internazionali del Made in Italy”. Prima e dopo il convegno molti dei presenti hanno sottoscritto la petizione promossa da Coldiretti per dire no al cibo anonimo e, tra questi, il sindaco di Vicenza e presidente della Provincia di Vicenza, Francesco Rucco, nonché Maria Rosa Pavanello presidente regionale dell’Anci.

Invitati a relazionare Massimo Castelli, coordinatore nazionale dei piccoli Comuni, Roberto Pella vicepresidente Anci nazionale, Raffaele Cavalli nella doppia veste di docente dell’Università di Padova e per la Rete Bio Innovativa.

Gli interventi saranno anticipati dai saluti del sindaco di Vicenza Francesco Rucco, dalla presidente Anci Veneto Maria Rosa Pavanello e dal presidente di Coldiretti Vicenza Martino Cerantola. L’introduzione ai lavori, moderati dal giornalista Antonio Gregolin, sarà a cura della presidente della Consulta dei Comuni di ridotta dimensione demografica Mariarosa Barazza. Per sottolineare le azioni di adattamento climatico post calamità atmosferiche ci saranno Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno e l’assessore  incaricato dal sindaco di Asiago. Conclusioni affidate ad Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola ed a Daniele Salvagno di Coldiretti Veneto.

Il 69,7% dei Comuni italiani è al di sotto dei 5mila abitanti, quasi i due terzi del totale 7.977 e il 54,1% della superficie complessiva del Paese. Si tratta di realtà rurali a bassa urbanizzazione e per di più in aree montane.

Il Veneto è la seconda regione in Italia per numero di prodotti tipici, preceduta dall’Emilia Romagna. Un tesoro fatto di 36 tipicità, fra Dop e Igp, di cui 35 nascono e vengono prodotte nei piccoli e piccolissimi Comuni, quelli cioè fino a 5mila abitanti, o nati dalla fusione di più centri, ognuno dei quali conti al massimo quella popolazione. Sono i borghi veneti a serbare tutte le produzioni enogastronomiche tradizionali tutelate. Eccetto una, la Cozza di Scardovari, originaria di un capoluogo di provincia: Rovigo.

La mappa delle tipicità venete e italiane è contenuta nel dossier “Piccoli comuni e tipicità”, realizzato dalla Fondazione Symbola con il sostegno di Coldiretti. Un viaggio che è anche una mappatura dei borghi d’Italia: lì trova casa il 92% delle tipicità italiane (270 su 293). In Veneto i piccoli comuni sono 303, rappresentano il 52,7% della totalità dei comuni, e ospitano oltre 70 mila imprese, il 16,2% del totale. Cinque tipicità venete nascono esclusivamente in località con meno di 5 mila abitanti: sono l’asparago bianco Igp di Cimadolmo (Treviso), l’Asparago Igp di Badoere (Treviso), il Fagiolo Igp di Lamon (Belluno), l’Insalata Ipg di Lusia (Rovigo) e il Marrone Igp di Combai (Treviso).

Il Veneto, annota l’analisi di Symbola e Coldiretti, è l’unica regione del Nord in cui prevalgono, fra i prodotti Igp e Dop dei piccoli comuni, quelli ortofrutticoli e i cereali: sono 17 su 35 tipicità analizzate. Fra i Dop, si va dall’Aglio Bianco Polesano al formaggio Asiago, dall’Asparago Bianco di Bassano alla Casatella Trevigiana. Fra gli Igp si parte dall’Asparago Bianco di Cimadolmo, si passa per la Ciliegia di Marostica, si arriva alle varietà di radicchio (di Chioggia, di Verona, rosso di Treviso, variegato di Castelfranco).I cambiamenti climatici in atto nel nostro Paese sono assolutamente evidenti. In Italia, infatti, è sos grandine e, dall’inizio dell’anno, sono state registrate ben 86 grandinate: più di una ogni due giorni, con un balzo del 48% rispetto allo stesso periodo del 2018. È quanto emerge da una recente analisi della Coldiretti, dalla quale risulta chiaramente che la grandine è l’evento più temuto dagli agricoltori in questo momento, perché i chicchi si abbattono su verdure e frutteti provocando danni irreparabili alle coltivazione e mandando in fumo un intero anno di lavoro.

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