8 Giugno 2020 - 9.49

Parte da Padova la sfida a Luca Zaia

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Parte da Padova la sfida a Luca Zaia per la Presidenza della Regione Veneto.  Da Padova perchè padovano è il candidato unitario delle forze di sinistra che guiderà la coalizione che tenterà di espugnare Palazzo Balbi.Già da qualche mese si sapeva il nome del “designato”, ma la crisi da coronavirus, con il rinvio all’autunno delle elezioni regionali deciso da Roma, aveva messo in sordina la costituzione delle coalizioni e l’individuazione dei candidati.Ma chi è il “Davide” che sfiderà “Golia” Zaia?Si tratta di Arturo Lorenzoni, un 53enne docente universitario che non è una faccia nuova della politica, in quanto dal 2017 affianca come vicesindaco Sergio Giordani alla guida del Comune di Padova.Come dicevamo, Lorenzoni era stato indicato da tempo, ma un pezzo pubblicato da un quotidiano padovano nei giorni scorsi aveva messo in dubbio la volontà del Pd di sostenere la sua candidatura, addirittura indicando come possibile alternativa l’ex Sindaco di Vicenza Achille Variati.Ma questa ipotesi si è rivelata inconsistente, e la sera di giovedì 4 giugno, nel quartier generale del Partito Democratico in via Beato Pellegrino, in una riunione durata un paio d’ore, tra alcune forze di centro sinistra si è cementato l’accordo su “Lorenzoni Presidente”. Incassato il via libera dai big veneti del Pd, in primis i sottosegretari Baretta, Martella e Variati, e rassicurato dall’accordo politico, Arturo Lorenzoni è passato alla fase di presentazione della coalizione, svoltasi al Museo della Medicina di Padova sabato 6 giugno alle ore 11.    Una scelta non casuale ovviamente, perchè non solo la storia della medicina si interseca con quella di Padova, ma anche perchè il Musme sta vivendo un momento difficile, tanto da metterne in forse la sua stessa sopravvivenza.All’evento erano ovviamente presenti i rappresentanti delle forze politiche e dei movimenti che al momento sono già parte integrante della coalizione, che comunque resta “aperta” a chiunque, condividendone idee e programmi, voglia dare il proprio appoggio o addirittura proporre la propria candidatura.Quindi c’erano Alessandro Bisato, segretario regionale del Pd, Elena Ostanel de “Il Veneto che vogliamo”, Luana Zanella   di “Veneto-Europa Verde”, Anna Maria Zanetti di “+Europa”, Fabio Amato del “Centro Democratico”, Carlo Casagrande di “Rete Civica Veneta”, Alessandro Pace di “Volt”, e Matteo Visonà di “Sanca Veneta”.    Per i più raffinati, che magari si sono dimenticati la lingua veneta, ricordo che “Sanca” nell’idioma di San Marco vuol dire “sinistra”; il nome indica chiaramente l’orientamento politico di questo movimento, che ha però nel suo Dna anche qualche accento autonomista. Vi risparmio un fedele resoconto di quello che ha detto Lorenzoni alla presentazione della coalizione. Avremo modo di sentirlo e risentirlo nel corso della campagna elettorale, se e quando questa potrà iniziare.Al riguardo mi permetto di esprimere una considerazione personale. Ma come è possibile che dopo la ripartenza, in cui di fatto si è aperto tutto, l’unica cosa che rappresenti un pericolo per la sanità pubblica siano le elezioni regionali?Si può andare al lavoro, nei ristoranti e nei bar, in vacanza in tutte le Regioni, in piscina, ma non si può andare in un seggio elettorale!Lo so bene che questa è la tesi anche di Luca Zaia, ma non mi sento per questo leghista.  E’ solo una questione di buon senso, che vorrebbe che dopo 7 mesi di chiusura delle scuole, queste potessero riaprire ai primi di settembre senza doversi fermare subito per le elezioni. Ma a Roma la pensano diversamente, compreso “Capitan Salvini”, visti i suoi silenzi sull’argomento.Tornando al programma di Lorenzoni, solo per darvene un’idea, vi riporto alcuni passaggi: “…..Non abbiamo un nemico intorno a cui stringerci, abbiamo delle risorse e delle competenze che sono la nostra forza, e credo che questo sia l’elemento di diversità rispetto alla gestione degli ultimi 25 anni di questa Regione, che è stata una gestione “in difesa”. Abbiamo bisogno di far lavorare insieme tutti gli attori del nostro territorio. Dobbiamo riallineare la politica della nostra Regione a quella nazionale, europea e internazionale che è legata ai temi della sostenibilità e del sociale. Penso a un Veneto innovativo, sostenibile e solidale. Sono convinto che ci sia un modo diverso di fare politica e di farsi sentire vicini alle persone. La forza non è avere Arturo Lorenzoni candidato, la forza è nell’avere un insieme di forze politiche che condividono un progetto…”Per chi a suo tempo ha seguito le elezioni comunali del 2017 a Padova, in cui Arturo Lorenzoni venne eletto con “Coalizione civica”, una lista che raggruppava un po’ tutta la galassia della sinistra, credo percepisca che l’intenzione, neanche tanto mascherata, sembra essere quella di replicare lo “schema Padova”, chiamando a raccolta il mondo progressista unitamente a quello cattolico, una sorta di “fronte popolare” che vede nella Lega e in Luca Zaia  quanto di peggio possa esprimere la politica veneta.Progetto che è risultato vincente nella città del Santo, ma che non vedo facilmente esportabile nel resto della Regione.Per carità potrei anche sbagliarmi, ma ci sono alcuni elementi che sostengono questa mia “impressione”.In primis il fatto che a mio avviso la stragrande maggioranza della popolazione veneta non conosce il professore padovano, e indicarlo come lo “sfidante” di Zaia credo sia un po’ poco per colmare questo gap.   Tanto più che Zaia ha saputo sfruttare abilmente l’esposizione mediatica conseguente alla crisi da coronavirus, e le sue conferenze stampa quotidiane sono diventate un appuntamento che accompagna il desinare di buona parte dei veneti; di fatto un bello “spottone” elettorale.  Oltre al fatto che siede a palazzo Balbi da dieci anni, e credo non ci sia veneto che non sappia chi è il Presidente della Regione.C’è poi la q uestione della comunicazione, che differenzia nettamente l’attuale Governatore dallo sfidante Lorenzoni.Zaia ha optato negli anni per una comunicazione che sembra “terra terra”, per un linguaggio spesso con qualche passaggio in dialetto, semplice e comprensibile. rimanendo sempre sul “pratico”.Arturo Lorenzoni, ma è sempre una mia impressione, sia per forma mentis, sia per l’ambiente universitario da cui proviene, sia per un vezzo tipico della sinistra, sembra portato più per una comunicazione di tipo retorico ed ideologico, con ampi richiami ai principi (“Penso a un Veneto innovativo, sostenibile e solidale”, che vuol dire tutto e niente).   Ovviamente è possibile che lo scontro elettorale, e magari la guida di qualche esperto di comunicazione, lo induca ad adottare un linguaggio più comprensibile anche dalla “Siora Maria”.Infine il dato politico, che deriva dalla attuale geografia istituzionale del Veneto.La città di Padova è sempre stata più aperta al mondo della sinistra rispetto ad altre realtà venete.E’ pur vero che ormai i Partiti hanno quasi il timore di presentarsi col proprio simbolo alle elezioni, preferendo “mimetizzarsi” dietro liste civiche, ma non si può nascondere che la maggior parte dei capoluoghi veneti sono governati da sindaci che fanno riferimento all’area di centro destra. E spostandosi dai capoluoghi ai comuni, la bilancia elettorale pende ancora di più “a droite”.Senza dimenticare poi che da 25 anni, da quando cioè i Presidenti della Regione Veneto sono eletti direttamente, cioè dal 1995, il centro destra ha sempre vinto. E’ credibile che in due/tre mesi Arturo Lorenzoni riesca a superare questi handicap nei confronti di Luca Zaia?Per carità, sotto questo cielo tutto è possibile, ma mi sembra di ricordare che a suo tempo lo stesso Lorenzoni, commentando la sua possibile candidatura, ebbe a dire che “aveva davanti un Everest”.Credo avesse ragione!  E francamente non avrei trovato una similitudine migliore, vista la percentuale di gradimento del 91% accreditata a Zaia dall’Istituto Demos lo scorso 20 maggio.Ma proprio per questo Lorenzoni merita un bel “in bocca al lupo”, anche perchè De Coubertin ci ha insegnato che in ogni caso “l’importante è partecipare”.Non è poi detto che il centrosinistra nel suo complesso non riesca a portare in Consiglio Regionale più eletti rispetto agli attuali, perchè è plausibile un calo del Movimento 5 Stelle, che correrà da solo con il vicentino Enrico Cappelletti, ed è quindi possibile che Lorenzoni riesca ad intercettare elettori in fuga dall’area grillina.Il punto di partenza è quel 22,7% ottenuto da Alessandra Moretti nel 2105, peggior risultato di sempre per la “gauche”.  Fare meglio sarebbe già un buon risultato, da cui partire, secondo qualcuno, per guardare alle elezioni regionali del 2025, in cui Zaia non potrà più ricandidarsi.  Il che però equivale ad ammettere che in Veneto, anche per questa volta, “non ce n’è per nessuno”. 

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