14 Settembre 2020 - 9.27

Il Referendum e l’asino di Buridano

Ma nella vita di ogni giorno, nei discorsi in ufficio, al bar, in  autobus, vi capita di sentire la gente parlare di Referendum?A me francamente no!  Di Covid-19, di scuola, di lavoro, di crisi economica si, ma dell’appuntamento elettorale di domenica e lunedì, in cui oltre a votare per il rinnovo del Consiglio Regionale dovremo dare o meno il nostro assenso al quesito referendario sul taglio dei parlamentari, sembra non importare a nessuno.A scanso equivoci qui non troverete né istruzioni per il voto, né indicazioni di cosa votare.Le modalità del voto le potete apprendere dagli appositi spot televisivi, e nei prossimi giorni anche da media e giornali; e dirvi se votare “Si” o “No” non spetta certamente ad una testata come Tviweb. Ma ciò non toglie che non si possa fare qualche ragionamento per cercare di inquadrare cosa ci sia dietro il referendum, e quali possano essere le ricadute del voto.Partendo dal quesito che troveremo sulla scheda, lo stesso è di facile comprensione.  Votando “Si” si dichiara di approvare la riduzione del numero dei Deputati da 630 a 400, e dei Senatori da 315 a 200.  Votando “No” ovviamente si rifiuta questa proposta, e tutto resterebbe come adesso.Il comune cittadino potrebbe chiedersi: ma perchè devo scegliere io se a suo tempo ho votato i miei rappresentanti alla Camera ed al Senato, parlamentari che paghiamo fra l’altro profumatamente proprio per prendere decisioni?Viene il dubbio che il referendum sia lo strumento utilizzato dai politici quando non riescono ad affrontare l’impopolarità, non riuscendo ad andare oltre l’adesione da tifo calcistico o da fideismo religioso.Ciò è vero a maggior ragione relativamente a questo referendum, che ha visto i ben 4 passaggi parlamentari previsti dalla Costituzione, e sul quale si sono espressi positivamente nelle aule sia i principali partiti di opposizione (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia) che quelli dell’attuale maggioranza (Movimento 5 Stelle e Partito Democratico).  Per la verità il Pd si era a lungo dichiarato contrario alla riforma, votando per tre volte “No” in Parlamento, ma adeguandosi poi al “Si” posto dai Pentastellati come condizione per dare vita al Governo Conte 2.  Ma questo è solo uno dei problemi del Pd, incerto fra il suo passato renziano ed il suo presente grillino.Non è facile capire le motivazioni che hanno spinto Forze politiche così eterogenee a convergere plebiscitariamente sul taglio dei parlamentari, ma molto probabilmente si è trattato solo del timore di essere indicati, schierandosi con i contrari, come dei difensori del magna-magna, della casta, dei privilegi.Insomma paura di trovarsi spiazzati a fronte della “paccottiglia istituzionale” grillina, spacciata per “rivoluzione”. Da qui i ripensamenti, i distinguo, i cambi di posizione che stanno coinvolgendo esponenti un po’ di tutti i Partiti, non escluso anche qualche “grillino”.E’ evidente che i pentastellati in caduta libera elettorale puntino sulla vittoria del “Si” al referendum per recuperare la loro immagine di cultori dell’anti politica, immagine peraltro assai appannata dopo un biennio di frequentazione delle stanze del potere.Ma è altrettanto evidente che le condizioni “politiche” sono cambiate da quando è iniziato l’iter della riforma, ed è inevitabile che in questi tempi di pandemia e di incertezza sul futuro il cittadino si chieda: cambierà qualcosa, se vinceranno i “Si”, oltre alla riduzione del numero di rappresentanti del popolo? E che sia portato a rispondere “nulla”, in quanto i partiti continueranno le loro prassi di selezione negativa del personale politico.  Forse il problema maggiore sarebbe quello di dirottare i trombati alle urne verso ruoli della cosiddetta “burocrazia fiduciaria”, vale a dire Presidenze e Consigli di Amministrazione di imprese pubbliche e municipalizzate.  E vista la dilagante tendenza verso un aumento della mano pubblica sull’economia, saranno sempre più i posti dove piazzare questi “amici degli amici”.E parimenti: se vinceranno i no, cosa attendersi? Anche in questo caso semplicemente nulla.  Rimarrà lo status quo, che non è certo il migliore dei mondi possibili. Quindi hanno ragione quelli che decideranno di non andare a votare?Non ne sono così sicuro!Certamente quello di domenica e lunedì prossimi non è un Referendum neppur paragonabile ad altri che hanno cambiato la storia di questo Paese; in primis quello del 1946 sulla scelta fra Monarchia e Repubblica, ma senza dimenticare neanche quello sull’introduzione del divorzio.   Quando cioè la posta in gioco era tale da incidere nettamente sulla vita dei cittadini.Ma è pur vero che nessun cambiamento costituzionale è possibile senza un passaggio in qualche misura “traumatico”.E di conseguenza votare “No” potrebbe voler dire compiacere quelli che vogliono che tutto resti com’è adesso.  Quelli cioè che credono che l’immobilismo e la difesa dello status quo sia il miglior argomento, quelli che considerano la Costituzione come i fondamentalisti islamici il Corano, cioè come il testo che contiene tutte le verità politiche, tutte le spiegazioni, gli strumenti ed i rimedi. Come tutte le cose anche la “Costituzione più bella del mondo”, mantra della sinistra, è invecchiata, e richiede di essere adeguata al mondo che cambia. Ingessare la struttura della nostra democrazia rappresentativa intonando “Bella ciao”, senza tenere conto dei segni del tempo non ha alcun senso.In quest’ottica il “Si” al Referendum potrebbe rappresentare, qualora lo si voglia, il punto di avvio di un radicale rinnovamento organico e sistematico del sistema di rappresentanza (eliminazione bicameralismo paritario, sfiducia costruttiva, potere per il premier di revoca dei ministri ecc.) senza per questo allinearsi acriticamente alla visione populista ed antipolitica dei Cinque Stelle.Sicuramente non sarebbe producente un atteggiamento come quello descritto nel famoso apologo dell’Asino di Buridano.  Che narra che “un asino affamato ed assetato è accovacciato esattamente fra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d’acqua, ma non c’è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. Perciò resta fermo e muore”. Questo quindi il dilemma che si presenterà all’elettore responsabile, e quindi a tutti noi, nel silenzio della cabina elettorale referendaria domenica e lunedì prossimi. Sottrarsi, pensando che spetti ad altri decidere, non è detto sia la scelta migliore.Perchè è sempre valida l’osservazione: “Anche se non volete occuparvi di politica, sarà la politica ad occuparsi di voi”. 

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