29 Maggio 2020 - 10.05

Essere mamma ai tempi del coronavirus: Helga Battaglin

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Si inizia a respirare una sorta di “normalità”, in cui nuovamente si può uscire, andare nei negozi, dal parrucchiere e dall’estetista. Le aziende sono tutte aperte, le piazze sono tornate ad essere gremite, i bar e i ristoranti sono finalmente aperti e gli amici si incontrano seppur con una distanza fisica. Si potrebbe dire che si sta uscendo dalla pandemia, se non fosse che, a fine maggio, non si sa ancora bene in che modalità i bambini avranno la loro socialità. Si parla di riaperture, di centri estivi ma tutto è ancora vano. A Rossano Veneto i centri estivi si stanno però organizzando: i bambini e i ragazzi, dai 3 ai 14 anni, avranno la possibilità di andare al centro estivo comunale, organizzato da “Il Girasole”, dal 15 giugno. Una delle promotrici dell’iniziativa è stata Helga Battaglin, assessore alla famiglia, alla disabilità, alle pari opportunità e alle politiche giovanili di Rossano Veneto; impiegata OSS del distretto servizio integrazione lavorativa dell’Ulss 7 e mamma di Letizia, 8 anni, e Gioele, 4.

Come siete riusciti a organizzare il centro estivo?

“Appena abbiamo avuto in mano la delibera regionale, si è deciso di dare una risposta alle famiglie. Abbiamo quindi messo in campo tutto ciò che serviva per partire. Il centro estivo sarà a turni, così da non avere mai gruppi troppo numerosi, ma permettere comunque ai bambini di avere uno spazio di socialità e scambio”.

Qual è il Suo punto di vista sulla gestione della pandemia?

“È difficile gestire una situazione così improvvisa. Mi aspettavo però molto più aiuto per le mamme: ancora una volta le donne hanno dimostrato di essere i pilastri di un Paese. È la donna infatti che è stata sovracaricata, non c’è stata una parità tra generi. Si è dimostrato che non c’è ancora un cambiamento culturale in atto, la parità è sempre lontana. Occorreva lasciare maggiore autonomia alle Regioni, più presenti sul territorio, e far venire meno l’accentramento. E soprattutto servivano risposte chiare, tempi decisi: abbiamo vissuto continuamente nell’incertezza, ogni settimana ci chiedevamo se le scuole riaprivano o meno. Ancora oggi siamo qui a chiederci cosa succederà a settembre”.

È stato difficile gestire il tempo dei figli?

“Io ho sempre lavorato, il mio distretto non ha mai chiuso. A marzo e ad aprile era a casa per fortuna, nella sfortuna, mio marito, artigiano, che mi sostituiva nei giorni in cui non ero in congedo. L’unico che solitamente ci aiuta è il nonno paterno, che però ha 80 anni. A maggio invece con la ripresa da parte di mio marito del lavoro, abbiamo chiamato una baby sitter: ora sto a casa in congedo solamente quando lei ha impegni universitari, altrimenti i miei figli sono con lei”.

Riesce a gestire i compiti e le attività scolastiche?

“Gioele va alla materna e le maestre mandano attività da fare se si vuole. Sono molto contenta del rapporto che le insegnanti hanno instaurato in questo periodo. Letizia invece va alla scuola primaria e dovendo fare i compiti ha bisogno di assistenza. Per stampare, capire e comprendere. Gli argomenti nuovi soprattutto hanno richiesto molto affiancamento. Non ha avuto video-lezioni perché essendo una classe di 26 bambini, molto vivaci, le maestre hanno ritenuto fosse difficile”.

Come hanno vissuto i Suoi figli emotivamente questo periodo?

“Gioele è sempre stato molto sereno, Letizia invece ha avuto delle ripercussioni: verso sera chiedeva rassicurazioni, è tornata a dormire nel lettone con noi. Ho capito dopo un po’ che aveva ascoltato il telegiornale e aveva quindi paura. Sempre lei ha fatto fatica ad accettare l’impossibilità di uscire in bici, il doversi accontentare del giardino. Un giorno vedendo una mamma con sua figlia in bici, mi ha chiesto perché quella bambina poteva e lei no. Ora è sicuramente più facile”.

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