31 luglio 2017 - 10.06

EDITORIALE – Variati e Vicenza, tutto in un anno: ciò che non è mai stato fatto e che (forse) si farà grazie alle elezioni 

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di Stefano Diceopoli
Per i romani la vita di un gentiluomo si doveva dividere così: fra otium e negotium. Da un lato il ritiro casalingo ad oziare in senso latino, quindi prendendosi il tempo per studiare, leggere e approfondire la propria preparazione; dall’altro l’impegno pubblico a favore della Repubblica, prima o dell’Impero, poi. Per tutti il Corsus Honorum era fatto di una serie di incarichi pubblici che avevano durata annuale e che potevano portare da responsabilità minori fino a quelle maggiori. Un anno, un solo anno in carica e poi via, a fare qualche altro tipo di servizio per la collettività. Sbagliavano gli antichi? Il periodo era troppo breve per riuscire a fare qualcosa di incisivo?
Sembra di no, almeno se si deve confrontare quella consuetudine con ciò che accade oggi.
Siamo entrati nell’ultimo anno di amministrazione, un anno meraviglioso, tutto tempestato di fuochi d’artificio, di effetti speciali e di cose meravigliose che possono accadere in maniera inaspettata. Tutto o quasi tutto quello che fino allo scorso anno non si poteva fare adesso diventa possibile, anzi già fatto, ecco, finito.
E se non si può fare, almeno che si possa annunciare che si fa, si farà…insomma avete capito. Un esempio? L’amministrazione convoca la stampa per annunciare l’eliminazione del passaggio a livello di Anconetta. Uno riceve un invito del genere e salta sulla sedia: davvero? Il passaggio a livello su quella maledetta strada non ci sarà più dopo almeno 25 anni di lamentele e richieste? Grande! Poi arrivi alla famosa conferenza stampa e ti dicono che abbiamo pronta la firma per un accordo che permetterà ad Rfi di procedere con il superamento del passaggio a livello in un futuro prossimo. Ma come? Stiamo valutando se con un sottopasso, un cavalcaferrovia, un giro vizioso, un ponte aereo o una teleferica: insomma, una cosa che si farà, si… forse e in futuro. Ma che è bene annunciare adesso, perché a vederla finita si rischia di scavallare la data delle elezioni.
Ah, benedetto comunque questo ultimo anno: ruspe in azione per fare la rotatoria fra viale del Sole e via Cattane, promessa fra le più ascoltate e meno mantenute, arriveranno, c’è da stare sereni, anche le ruspe per la bretella che supererà il nodo dell’Albera, si stenderanno chilometri di asfalto nuovo, si raddoppia il finanziamento per i progetti partecipati. Insomma è il momento in cui “chiedi e ti sarà dato”.  Vuoi le telecamere intelligenti? Arrivano. Vuoi più sicurezza? Ecco i vigilantes privati in azione 24 ore su 24. Oggi niente costa troppo, niente è impossibile. C’è anche un bell’accordo per cedere un pacco di palazzi pubblici ad un fondo che in cambio ci realizza il comando dei vigili e una casa per anziani. Però nel frattempo si prende il palazzone di Piazza Biade e ci fa un albergone con vista sulla Basilica.
Pensate che meraviglia se anche oggi gli incarichi pubblici durassero un solo anno. Sarebbe come vivere sempre in questo magico ultimo anno di amministrazione, l’anno del tutto è possibile, l’anno nel quale gli assessori sembrano più interessati a capire cosa vogliano i cittadini che a qualsiasi altra cosa. Sarebbe sempre un anno pieno di realizzazioni, di inaugurazioni, di aperture di nuove strade e di nuove possibilità. E invece no, noi abbiamo scelto di eleggere sindaci e assessori per cinque anni, tenerceli per quattro anni appesi a progetti che non si chiudono mai e poi aspettare l’ultimo anno per sentirci dire: “vedete? non è affatto vero che non si è fatto nulla, abbiamo fatto molto ma ve lo facciamo vedere solo all’ultimo anno”.
I maligni potrebbero pensare che si faccia così solo per guadagnare i voti necessari per essere rieletti al prossimo turno di elezioni, ma io non sono maligno. Del resto anche i romani facevano di tutto per passare da un gradino all’altro del loro Corsus, ma almeno i cittadini avevano un vantaggio. Se l’uomo non era adatto all’incarico, bastava un anno per liberarsene!
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