29 Dicembre 2020 - 23.32

BUONGIORNO VICENZA: RIPARTIRE DA ZERO

A Palazzo Trissino il Centrosinistra segna un punto infilandosi tra le crepe della maggioranza. Che hanno un nome ed un cognome, anzi due, Andrea Berengo e Patrizia Barbieri. E il riferimento è naturalmente alla Commissione Affari Sociali del Comune di Vicenza dove è da poco andato in scena il più classico dei colpi di mano di un’opposizione che ha capovolto gli equilibri della Presidenza. La storia, in breve, è questa: in seguito alla promozione di Silvia Maino in Consiglio Regionale scatta un effetto domino che premia la capogruppo in Municipio Roberta Albiero, facendo scattare Matteo Reginato alla guida del gruppo consiliare il quale ha dovuto dimettersi da Presidente della suddetta Commissione. Fin qui tutto fila liscio, fino a quando il vicepresidente (Centrosinistra) ne convoca il 24 dicembre -sic- i componenti mettendo all’Ordine del Giorno l’elezione del nuovo Presidente, che avrebbe dovuto essere Eva Pranovi (new entry della Lega) ed ecco che la trama si infittisce. I rumors su un cambio di copione iniziano lunedì in una città attraversata dalla bufera di neve e proseguono martedì con gli echi del terremoto, anche se il vero sisma si consuma tra gli schermi della call a Commissione convocata con due candidature alla stessa carica, la Pranovi, appunto, e il Vicepresidente uscente, Giovanni Selmo (Lista Civica Da Adesso In Poi – Centrosinistra). Al momento del voto Patrizia Barbieri, Fratelli d’Italia, che si porta in dote la rappresentanza di un gruppo consigliare di quattro elementi, vota per Selmo e anche Andrea Berengo la segue, spostando così i numeri dalla parte del consigliere dell’opposizione. 

Questa per sommi capi la storia. Qualche piccolo psicodramma dalle parti della maggioranza, una comparsata in commissione del Capogruppo di FdI, Roberto D’Amore che dichiara che chi non vota Pranovi è fuori dalla maggioranza, imbarazzi, frustrazione e scontata reazione dura da parte, in particolare della Lega. Tuttavia per comprendere le cose, apparentemente inspiegabili, della politica bisogna conoscere la storia ed anche la geografia, intese nel senso della storia delle persone e della geografia dei partiti. Nel 2018 Francesco Rucco vince le elezioni e porta in consiglio comunale un gruppo civico, Lista Rucco, che diventa il primo partito in Sala Bernarda, assegna a Fratelli d’Italia un assessore pur essendo una lista che non aveva eletto nessun consigliere, Isabella Dotto, e lì iniziano i suoi guai: rapporto difficile con l’assessore che poi viene sostituita da Mattia Ierardi, musi lunghi tra i suoi che non avevano ottenuto la promozione in giunta e Sergio Berlato, allora coordinatore regionale di FdI, che fa scouting e soprattutto shopping in aula. 

In poco tempo arrivano alla corte di Berlato prima Andrea Berengo, poi Nicolò Naclerio, quindi Roberto D’Amore, infine Andrea Pellizzari e Patrizia Barbieri. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia passa da zero a cinque consiglieri. Poco importa se hanno storie e provenienze diverse quando non addirittura incompatibili, D’Amore approda alla politica nel Partito Socialista, ma lo lascia appena incrocia i suoi destini con il fascino dei successi di Forza Italia, Pellizzari arriva da una famiglia che ha un’illustre storia democristiana, ma lui si fa notare in Forza Italia, per poi entrare in Lega ma è una liason che dura poco, Patrizia Barbieri è stata per tanti anni nel Carroccio e lo ha anche rappresentato come assessore ai Servizi Sociali nella seconda giunta Hullweck, ritorna in campo nella civica di Rucco e viene eletta. Naclerio invece a destra c’è sempre stato, forse anche troppo a destra. 

Epperò tutti si scoprono, grazie alle sirene di Sergio Berlato, uomini e donne di destra. In realtà gruppi come questi non sono costruiti sulla logica delle appartenenze o dell’adesione ad un progetto politico, ma sulle aspettative deluse. Berengo se ne va perchè non ha fatto l’assessore allo sport (lo dichiarò lui stesso con candore al quotidiano cittadino), D’Amore si scopre berlatiano per strada e viene premiato con il capogruppato, Pellizzari diventa di destra ma aspira da sempre ad un assessorato e così si dice della Barbieri. 

Era quindi scritto da tempo che un gruppo così eterogeneo non potesse durare, tant’è che prima se ne va Berengo, al Gruppo Misto, ora è molto probabile che se ne vada la Barbieri, a meno che non venga espulsa da D’Amore il Giustiziere, se vuole essere coerente con quanto ha dichiarato in Commissione e il conto alla rovescia potrebbe valere anche per Andrea Pellizzari che potrebbe non essere accontentato nel suo progetto di sbarcare nella stanza dei bottoni di Palazzo Trissino. 

E il Sindaco cosa farà? Dovrà trovare il modo di ritornare al suo progetto originario, quello di appassionare i consiglieri della maggioranza al suo progetto politico con l’appoggio dei partiti, i quali però hanno un debito di promozione a ruoli di primo piano grazie al suo lavoro, non certo grazie al contributo che stanno dando con complotti e imboscate che alla fine mortificano il senso della sua vittoria nelle elezioni del 2018. Con l’unica eccezione della Lega, che si conferma l’alleato più serio dell’Amministrazione Rucco.

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