3 Agosto 2022 - 8.36

PILLOLA DI ECONOMIA – Lo Sceriffo di Nottingham schiaffeggia Robin Hood

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Devo confessare che, nonostante la grancassa mediatica con cui era stata annunciato, mirato a dipingere lo Stato italiano come un novello Robin Hood che colpisce lo Sceriffo di Nottingham (Imprese energetiche), a favore dei poveri della contea (i cittadini italiani), quella tassa mi ha sempre lasciato un po’ perplesso.

Ed i dubbi mi derivavano dalla pioggia di critiche con cui quasi tutti i manager di quelle aziende avevano accolto quel provvedimento del Governo, che sottoponeva ad un contributo straordinario ad un’aliquota del 25% (in una prima fase fu fissata al 10%) i cosiddetti extra profitti derivanti della commercializzazione dei prodotti energetici.

Ricordo le nette prese di posizione di questi manager, che battevano tutte sul concetto che si tratta di una tassa sul fatturato, non sugli extra-profitti, che non è proporzionata tra operatori dello stesso settore, e che questo potrebbe creare i presupposti per eventuali ricorsi.

Nonostante queste prese di posizioni “preventive” delle Aziende, la norma venne approvata, e sulla base delle proprie stime il Governo si aspettava di incassare da questa tassa ben 10,49 miliardi, che immaginava di utilizzare per aiutare i cittadini in difficoltà a causa dell’inflazione e del caro bollette.

Al riguardo potrei citare vari adagi, dal “Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso” al “Fra il dire ed il fase c’è di mezzo il mare”.

Fatto sta che dal fiume di contributi straordinari ipotizzati sugli extraprofitti è arrivato solo un rivolo.

Non crediate che esageri al ribasso, perché l’acconto che andava pagato dalle aziende interessate entro il 30 giugno, ha fruttato 9,2 miliardi in meno rispetto a quelli che l’Erario pensava di incassare.

Costringendo così il Ministero dell’Economia a rivedere al ribasso le stime di incasso, riducendole appunto di 9,2 miliardi, come si evince dalla relazione tecnica che accompagna l’emendamento bollinato e depositato lunedì sera dal Governo al disegno di legge sull’assestamento di bilancio, che ora attende un esame in corsa prima alla Camera e poi al Senato per mandare in rampa di lancio il decreto Aiuti-bis.  

Fuori dai tecnicismi burocratici, il Governo ha dovuto mettere nero su bianco di aver sbagliato le stime di incasso (nella citata relazione tecnica si parla di esigenza «prudenziale» di una «revisione al ribasso delle entrate del contributo straordinario in relazione a quanto versato al 30 giugno scorso”).

L’entità delle tasse non versate sembra dimostrare una sorta di “volontaria diserzione di massa” delle aziende energetiche, che hanno evidentemente rifiutato i criteri di calcolo adottato dal Governo, basato sui differenziali dei saldi Iva dell’ottobre 2021-aprile 2022, rispetto agli stessi mesi della stagione precedente.

Rifiuto supportato evidentemente dalla valutazione degli Uffici legali di poter difendere le proprie ragioni nel corso di un futuro contenzioso con lo Stato, che sarà inevitabile visto che la tassa era prevista per legge.

Ovviamente, e lo si scrive  anche nella citata relazione tecnica, nulla esclude un eventuale recupero degli importi non versati attraverso il cosiddetto “ravvedimento operoso”, espressione che da sempre mi sembra appartenere più al linguaggio etico-religioso che a quello del diritto tributario.

Resta il fatto che quello che era sembrato ai nostri Demostene come un bancomat, oltre che la dimostrazione concreta che lo Stato talvolta può fare anche Robin Hood, si è rivelato un vero flop, perché lo Sceriffo di Nottingham questa volta i soldi ha preferito tenerseli.

Alla fine l’effetto negativo del mancato versamento delle tassa sugli extra-profitti è stato contenuto, perché nel frattempo sono aumentate le altre entrate dello Stato, per di più in maniera molto superiore alle previsioni.

E’ evidente infatti che l’aumento dell’inflazione che gonfia i prezzi, unitamente al positivo andamento del Pil di questi mesi, si traducono automaticamente in maggiori entrate per la casse pubbliche (si pensi solo all’Iva).

Così sono diventati disponibili per il Decreto Aiuti-bis, che verrà approvato a giorni, 14,3 miliardi di euro.

Ciò non toglie però che quei 14,3 miliardi sarebbero potuti essere ben 23 se, tornando alla nostra metafora, a Nottingham lo Sceriffo avesse fatto il suo dovere, ma anche se Robin Hood avesse studiato meglio, e blindato in modo più efficace,  la norma sugli extra profitti.

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