17 Novembre 2022 - 8.38

PILLOLA DI ECONOMIA –  Credibilità e responsabilità; parole dimenticate

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Ci sono due parole su cui a mio avviso si dovrebbe misurare l’azione di governo di un Presidente del Consiglio; credibilità e responsabilità.

Forse in questo nostro Paese sono passate un po’ di moda, vista la mediocre qualità della nostra classe politica, e mi auguro che la neo premier Giorgia Meloni riesca a dare segnali diversi, anche se al momento faccio fatica ad intravvederli. 

Partiamo dalla credibilità.   

Al G 20 di Bali  il Presidente Meloni ha avuto un faccia a faccia  di sessanta minuti con il Presidente Usa  Joe Biden, alla fine del quale la nostra premier ha affermato di aver chiesto e  ottenuto rassicurazioni circa un aumento delle importazioni di gas liquido dagli States, e per di più ad un prezzo migliore.

Ottima notizia, se non che, a ben pensarci, poiché il metano una volta arrivato in Italia in forma liquida, per essere immesso nella rete deve prima essere riportato allo stato gassoso, servono particolari impianti chiamati non a caso “rigassificatori”.

Proprio per questo Mario Draghi ha acquistato due navi attrezzate alla bisogna, una da posizionare a Ravenna, ed una Piombino.

Ma mentre a Ravenna non c’è stato alcun problema sia da parte delle Autorità locali, comunali e regionali, che dalla popolazione, nella città toscana il Sindaco resta irremovibile nel suo “no” a che la “Golar Tundra” venga resa operativa nel porto di Piombino.  

Particolare non trascurabile, il Sindaco Francesco Ferrari milita nello stesso partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia.

Sembra che la premier avesse detto ai suoi “Tranquilli, col sindaco di Piombino me la vedo io”, ed analogamente ad un preoccupato Ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin: “Tranquillo, è solo propaganda, ma non ci sarà alcun ricorso al Tar”.

Già perché in questa nostra benedetta Repubblica il ricorso al Tar, in virtù di cavilli e vizi di forma, resta sempre la strada maestra per tutti coloro che vogliono fermare o anche solo rallentare un progetto od un’opera pubblica.

E sappiamo bene che un ricorso alla Magistratura Amministrativa, fra tempi lunghi, sospensive che non si negano mai a nessuno, appelli al Consiglio di Stato, rischia di far perdere mesi se non anni alla realizzazione di qualsiasi intervento.

In questo caso il tempo non è, come viene sempre considerato da noi, una “variabile secondaria”, perché se i rigassificatori non diventano operativi nella prossima primavera c’è il rischio che non si riesca a ripristinare le scorte, e a rispettare i piani di approvvigionamento previsti dal Piani energetico nazionale.

Evidentemente tutto questo, compresa evidentemente anche la posizione della leader del suo Partito  non interessa al Sindaco di Piombino che ha reso noto che sì il ricorso al Tar contro il rigassificatore lui lo fa davvero: “Coerentemente con quanto annunciato e con i grandi sforzi e la determinazione di tutta la città, la prossima settimana l’avvocato Greco depositerà il ricorso”.

Logica vorrebbe che la Meloni, se veramente ritiene il rigassificatore di Piombino strategico per gli interessi “nazionali”,  sconfessasse apertamente il “suo” Sindaco, altrimenti può fare una telefonata a Biden dicendogli “Joe, ho scherzato, per il gas lascia perdere, perché non sono in grado di rigassificarlo per l’opposizione di un mio amico, e liquido non mi serve a nulla”.

Forse non farebbe una grande figura, ma questo richiederebbe la coerenza.

Passando alla responsabilità, ieri si è saputo che il Ministero dell’Economia  ha designato Antonino Turicchi quale nuovo Presidente di Ita Airways.

Giorgia Meloni avrebbe fatto bene a dare retta all’amico Guido Crosetto quando le suggeriva di lasciare che fosse Mario Draghi  a chiudere una volta per tutte la vicenda della compagnia aerea nata delle ceneri di Alitalia.

Ma evidentemente le impazienze di riavere la mitica “Compagnia di bandiera”, sempre presenti nel suo Partito, e forse da lei stessa condivise, le hanno impedito di compiere una scelta di buon senso.

E quindi, come sempre avviene nell’universo delle aziende pubbliche, si procede all’ennesimo cambio di Cda e di Presidente, stanziando altri 400 milioni che avrebbero potuto essere destinati ad altro, per esempio a mitigare il caro bollette.

E speriamo che questo  ennesimo “giro di valzer” serva a fare un po’ di chiarezza, visto che negli ultimi tempi abbiamo assistito prima  al ribaltone interno al ministero dell’Economia, con la scelta del fondo Certares e la partnership solo commerciale di Air France (soluzione che avrebbe lasciato allo stato il 40 per cento della nuova compagnia), poi alla defenestrazione del presidente Alfredo Altavilla reo di aver sostenuto la cordata Mps-Lufthansa che avrebbe visto il colosso dei cargo e il gruppo tedesco azionisti di riferimento con una più piccola partecipazione del Tesoro.

A quanto sembra di capire da notizie di stampa, parrebbe che Giancarlo Giorgetti, che  a quanto si sa avrebbe sempre preferito la cordata svizzero-tedesca, sarebbe orientato a dare un mandato preciso ai nuovi vertici di Ita: due mesi di tempo per provare a trovare un accordo preliminare appunto con Msc e Lufthansa. 

L’obiettivo sarebbe duplice: da un lato fornire una prospettiva solida al vettore, dall’altro evitare di versare altri 250 milioni pubblici previsti come terza tranche dell’aumento di capitale, dopo i 700 milioni nel 2021 e i 400 milioni (sic!) appena approvati. 

Spero che la suggestiva follia della “compagnia di bandiera” autonoma venga definitivamente abbandonate nelle stanze del potere romano, considerato che fonti franco-americane stimano che  Ita Airways  bruci un milione di euro di liquidità ogni giorno.

Ecco perché parlavo di responsabilità; perché  un conto è la propaganda che ha permesso alla Meloni e a FdI di arrivare al Governo, un conto la cruda realtà che impone da un lato di smettere di bruciare soldi dei contribuenti, e dall’altra di trovare per Ita un partner industriale, cioè una grande vettore internazionale.

In fondo, se ci riflettete, è lo stesso criterio che dovrebbe valere per altri dossier “bollenti”,  da anni sul tavolo di tutti i Governi.

Perché è ora di finirla con l’ideologismo neo-statalista, che in tutti i casi in cui è stato applicato, da Mps ad Ilva, non ha mai risolto alcun problema, e ha solo trasformato queste aziende in pozzi senza fondo per noi contribuenti.

Se veramente Giorgia Meloni vuole dare un segnale di discontinuità con il passato, ci faccia vedere che per lei responsabilità e credibilità non sono parole vuote.

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