24 Novembre 2021 - 16.35

Gdf Vicenza: intitolata la Caserma sede del Comando Provinciale

Si è svolta questa mattina, presso la suggestiva cornice del chiostro interno del Complesso “San Tomaso”, sede del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza e dei dipendenti Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e Gruppo Vicenza, alla presenza del Comandante Interregionale dell’Italia Nord Orientale della Guardia di Finanza di Venezia, Generale di Corpo d’Armata Bruno BURATTI, quale apicale Autorità Militare, la solenne cerimonia di intitolazione della caserma alla memoria del Finanziere Attilio PUMPO, Medaglia d’Argento al Valor Militare.

La cerimonia, che ha visto la presenza delle massime Autorità cittadine Civili, Religiose e Militari, ha inteso omaggiare con solennità il sacrificio del giovanissimo Finanziere Attilio PUMPO, M.A.V.M., alla memoria, classe 1897, tragicamente caduto nei fatti bellici del Monte Cimone durante la Grande Guerra, in particolare, durante gli assalti del 2 e del 4 luglio 1916, nel corso dei quali le Fiamme Gialle strenuamente tentarono di strappare agli Austriaci la quasi inespugnabile posizione del Monte Cimone, insignito con Medaglia D’Argento al valor Militare con la seguente motivazione: “Appartenendo ad una grossa pattuglia comandata ad occupare saldi triceramenti nemici in località aspra e diruta, gravemente ferito, continuava a far fuoco sugli avversari, finché, colpito nuovamente, suggellava con una morte gloriosa il suo atto eroico. Monte Cimone, 4 luglio 1916

Nell’epica impresa, due manipoli di Finanzieri della 21^ Compagnia “Sassari”, così chiamata perché gran parte dei componenti, tra ufficiali, sottufficiali e militi della Regia Guardia di Finanza era stata arruolata ed addestrata nel capoluogo settentrionale sardo, scalarono le ripide pareti sud-occidentali del Monte Cimone di Arsiero, onde sorprendervi le sentinelle nemiche, così potendo fare da battistrada ad altri reparti italiani tutti interessati all’occupazione di quel delicatissimo caposaldo caduto in mani austriache. Solo dopo questi tragici fatti bellici, fu chiaro che la riconquista del Cimone era realizzabile non senza un’azione ad alto contenuto alpinistico, seguita da un incessante afflusso di rinforzi che sarebbero dovuti giungere sulle posizioni da conquistare lungo le vie attrezzate dei primi scalatori. Dei 56 Finanzieri arditi che parteciparono agli assalti, soltanto 4 soltanto furono i sopravvissuti. I caduti ed i superstiti dei due gloriosi tentativi hanno ben meritato le nove Medaglie d’Argento e le undici di Bronzo con le quali fu riconosciuto il loro eroismo.

In questo contesto di altissimo sacrificio umano, Attilio PUMPO, nato il 4 giugno del 1897 a Salerno, e partito, appena diciannovenne, come volontario, per la coraggiosa missione di Guerra, fu il più giovane Finanziere a cadere eroicamente sul Monte Cimone il 4 luglio 1916.

Attilio PUMPO, dopo aver compiuto gli studi di Tecnica, aveva inizialmente seguito il padre, Dottor Angelo Pumpo, chimico farmaceutico, nella gestione della farmacia di famiglia a Napoli.

Nel corso del 1915, appena compiuti i 18 anni, il giovane, decise di arruolarsi volontario e fu ammesso nel Corpo delle Regia Guardia di Finanza il 14 agosto del 1915. Frequentò il corso di formazione presso il Battaglione Allievi di Maddaloni (CE) e, concluso il periodo di addestramento, fu assegnato alla Brigata di frontiera di Susa (TO), allora dipendente dalla Legione territoriale di Genova, ove giunse il 1° dicembre dello stesso 1915.

Il Finanziere PUMPO tutelò i “sacri confini” della Patria solo per qualche mese, in quanto fu presto mobilitato agli inizi di maggio del 1916, facendo così parte dei c.d. “complementi”. Raggiunse così a metà maggio la 21^ Compagnia del 5° Battaglione Bologna, al quale era stato destinato, unendosi così qualche mese dopo al manipolo degli arditi del Cimone.

Il ricordo del povero Attilio PUMPO fu tenuto sempre vivo dagli stessi genitori, Angelo e Anna PUMPO, che nel 1930 indirizzarono all’allora Comandante Generale del Corpo, una toccante lettera datata 7 dicembre 1930:

I sottoscritti genitori, orgogliosi del volontario Finanziere appena diciannovenne Attilio PUMPO, decorato di Medaglia d’Argento al valor Militare, uno dei primi del glorioso manipolo dei 26 dell’epico episodio della scalata di Monte Cimone, 4 luglio 1916, cui volle spontaneamente partecipare, nonostante la viva opposizione del suo Comandante, Maggiore Alessandro Lurati, stante la sua giovanissima età, inviano romanamente loro entusiastico saluto genuflettendosi innanzi al Monumento, benedicendo il loro eroico figlio e tutti i suoi valorosi compagni, e pregando Vostra Eccellenza gridar forte il suo caro nome perché possano da lontano sentir il suo “Presente” con quella voce ferma e possente, come quando, morendo, trafitto dal piombo nemico, abbracciando la Bandiera Tricolore gridò:

“Viva il re, Viva l’Italia!”.

Nel corso della cerimonia, l’emozionante scopertura della targa commemorativa posta presso l’androne di accesso al chiostro, è stata effettuata dalla giovane Susanna PUMPO, accompagnata dal padre Angelo PUMPO, il cui nonno, Angelo, era figlio di un fratello di Attilio PUMPO, entrambi visibilmente commossi del toccante momento massimamente rappresentativo della solennità della giornata. Hanno accompagnato i congiunti del Caduto, nel particolare segmento, il Comandante Interregionale dell’Italia Nord Orientale di Venezia, Generale di Corpo D’Armata Bruno Buratti, il Comandante Regionale Veneto, Generale di Divisione Giovanni Mainolfi, il Prefetto della Città di Vicenza, dott. Pietro Signoriello, il Sindaco della Città di Vicenza, Avv. Francesco Rucco, il Comandante Provinciale di Vicenza, Colonnello Cosmo Virgilio ed il Cappellano Militare del Comando Regionale Veneto, Don Manuel Paganuzzi che ha reso la solenne benedizione.

La cerimonia –  che ha voluto estensivamente omaggiare proprio nella ricorrenza del Centenario del Milite Ignoto l’altissimo sacrificio di tutti coloro che hanno speso la propria vita per la difesa della Patria – si è svolta nel rispetto delle prescrizioni governative in materia di contenimento da contagio epidemiologico.

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