27 Febbraio 2020 - 20.20

Coronavirus, contrordine Zaia, da militarizzati a liberi tutti: che senso ha?

“Contrordine compagni”.  Sicuramente i più giovani non ricorderanno questa frase, che assieme all’immagine del “trinariciuto” è stata una delle geniali trovate che accompagnarono la storia di “Candido”.  Già, “Contrordine compagni” era la battuta con cui si apriva ognuna delle vignette guareschiane della serie “Obbedienza cieca, pronta, assoluta”.Erano altri tempi; quelli del dopoguerra e dello scontro ideologico-politico fra partiti di destra e partito comunista.Ma chissà perchè il “contrordine compagni” è stato la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto le ultime dichiarazioni del Presidente Luca Zaia sulle misure relative all’epidemia da coronavirus.Cosa ha detto il nostro Governatore?Semplicemente che la sua opinione è che da lunedì 2 marzo in Veneto debbano riaprire  le scuole, come pure i musei, i teatri, i cinema e le chiese.Questa per lo meno è la sua intenzione, che dovrà comunque essere vagliata dal Ministro della Salute, al quale spetta il via libera definitivo. Confesso che, a questo punto, la mia mente vacilla.Può darsi che sia affetto da demenza conseguente al bombardamento mediatico cui sono stato sottoposto assieme a tutti gli italiani.Ma come?Ma se all’inizio dell’epidemia erano proprio i tre Governatori leghisti del Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia a proporre le misure più restrittive.Ma se fino a ieri l’Italia intera attendeva con ansia l’uscita del Premier Conte che, alla fine della riunione quotidiana con il Comitato di crisi presso la Protezione Civile, regolarmente in maglioncino che  si sa in un momento di tensione fa più “figo”, ci illustrava l’evolversi della pandemia, e l’incisività e l’adeguatezza delle misure decise dal nostro Paese. Ma se fino a ieri c’era stata una specie di gara fra Potere centrale e Poteri locali a “chi ce l’ha più duro”, che tradotto voleva dire a “chi metteva in campo le misure più drastiche di contrasto” contro l’agente patogeno cinese.Ma se fino a ieri ci è stato ripetuto fino allo sfinimento che l’unica arma che abbiamo contro il coronavirus è l’isolamento dei contagiati, unitamente alla quarantena preventiva per chi si presumeva fosse venuto in contatto con questi ultimi.Ma se fino a ieri anche Regioni come la Sicilia e le Marche, o il Comune di Napoli, dove non c’è nessun focolaio di infezione, hanno draconianamente deciso che le aule scolastiche dovessero essere interdette ai pargoli. Decisioni fra l’altro contestate dall’Unità di crisi nazionale e quindi dal Governo.Ma se fino a ieri si invitavano i cittadini a restare in casa, evitando manifestazioni e luoghi affollati, magari portandosi appresso uno strumento con cui misurare i due metri che si consigliava di tenere dagli altri esseri umani. Ma se fino a ieri a Roma si accapigliavano sulla necessità o meno di chiudere le frontiere, non si sa bene, a questo punto, se per tenerci stretto il virus e non condividerlo con gli altri Paesi.Improvvisamente, come succede solo nei film, l’orizzonte cambia colore, e dai toni cupi passa a quelli del rosa confetto. Dice il nostro Governatore: “Il dato dei 98 contagiati di oggi è positivo per noi, perchè c’è stato un incremento minimale rispetto a ieri di dieci unità. Più della metà è asintomatica.   L’altro aspetto positivo è che non abbiamo quella crescita esponenziale prevista dagli algoritmi. Prova ne sia che vogliamo ritornare velocemente alla normalità, non reiterando l’ordinanza che scade domenica, fermo restando che c’è bisogno di fare un presidio sanitario.  Il virus ha una bassa letalità: come dice Ricciardi, fatti 100 i contagiati, 80 guariscono senza problemi, 15 avranno bisogno di cure mediche, e 5 dovranno essere ricoverati con quadro clinico importante in ospedale”.  Ma più che questi dati, che fino a prova contraria sono veri ed incontestabili, sono molto più illuminanti queste altre considerazioni di Luca Zaia: “Purtroppo questa più che un’epidemia è diventata una psicosi internazionale, tanto che si parlava di Veneto e Lombardia su tutti i siti di informazione del mondo. C’è una pandemia mediatica internazionale contro l’Italia. C’è una psicosi alimentata dai falsi video che arrivano dalla Cina.  Le conseguenze economiche per il Veneto sono disastrose, auspico che il Governo intervenga subito con misure straordinarie dirette alle imprese e alla promozione dell’offerta turistica”.Confermo quanto dichiarato dal nostro Governatore relativamente all’attenzione dei media stranieri.   Ovunque nel mondo Lombardia e Veneto sono diventate le nuove Sodoma e Gomorra, terre di infezioni e di virus da cui stare alla larga, ed i veneti ed i lombardi untori con cui non avere alcun contatto.Al riguardo, solo per fare un esempio, nella home page de Le Figaro di mercoledì 27, un articolo che commentava un decesso per coronavirus a Parigi, era accompagnato da una bella foto della strada di accesso a Vò Vecchio, con tanto di cartello stradale che indicava la località, e due militari a presidiare.  Inutile sottolineare il sillogismo sottostante.Ma io credo che, gratta gratta, a giocare sulle “intenzioni” di Zaia abbiamo influito pesantemente le grida di allarme che si stanno levando dal mondo produttivo, quelle che vengono da lui definite “conseguenze economiche disastrose”.Non ci voleva certo un Nobel per l’economia per capire che con una campagna di tipo “tafazziano” come quella messa in scena dalla politica italiana, nazionale e locale, il Paese sarebbe entrato inesorabilmente in una fase recessiva dirompente.Fabbriche chiuse, uffici vuoti, logistica nel caos, disdette a go a go, questo il quadro che si presenta dopo una sola settimana di “contrasto al virus all’italiana”.E dimostra di averlo ben capito Roberto Marcato, assessore allo sviluppo economico del Veneto, quando dichiara che «Il Coronavirus non è la peste bubbonica di manzoniana memoria. Non è nemmeno Ebola. Arrivo a dire che non mi sembra nemmeno parente di Sars, Aviaria o Spagnola. Ma il punto è che se andiamo avanti così la peste arriverà nei bar, nei negozi, negli alberghi, nei ristoranti. E avrà un nome e un cognome: crisi e recessione”.Tutto giusto assessore Marcato, e ci meraviglia che solo adesso ci si renda conto di quello che sarebbe stato chiaro anche agli occhi di un bambino.  E cioè che a fare i primi della classe, fra dichiarazioni tronfie tipo quella  di avere bloccato per primi i voli diretti con la Cina ed altre simili iniziative, si conquistano sì le prime pagine dei giornali, ma poi gli “altri”, che hanno anch’essi casi di coronavirus ed anche qualche decesso, ma non hanno montato un delirio mediatico-comunicativo, alla fine finiranno per avvantaggiarsi. E’  probabilmente vero che, come ci hanno detto i nostri ministri, l’Oms e la Ue ci hanno dato le pacche sulle spalle, dicendoci ”bravi”, ma si sono guardati bene da consigliare agli altri Paesi di allestire un “circo mediatico” come quello che abbiamo visto in questi giorni.  Che secondo le categorie economiche rischia di creare danni irreparabili, con la chiusura di aziende e 300mila posti di lavoro persi. E  va tenuto conto che quando un turista disdetta una prenotazione per le nostre spiagge e le nostre città d’arte andrà da un’altra parte, e non è detto che ritornerà, lasciando a piedi i nostri operatori economici ed i nostri lavoratori.A questo punto prendiamo atto che Luca Zaia ha deciso di fare proprie queste preoccupazioni, e di riportare il Veneto alla normalità.Ci permetta di pensare che non sarà facilissimo.In primis perchè, come abbiamo detto, l’ultima parola sulla revoca delle misure  restrittive nella nostra Regione spetta all’unita’ di crisi romana, in pratica al Governo nazionale, e non è detto che Lor Signori siano disposti al “contrordine compagni” che si auspica a Venezia. Troppo alti i rischi politici di un simile cambio di rotta, per non dire di quelli giuridici, perchè ci sarà sempre qualche parente di un cittadino che ci lascerà le penne pronto ad investire della questione una Procura della Repubblica. E con i Tribunali dei Ministri sempre attivi non si sa mai cosa possa succedere!In secondo luogo perchè, come tutti sanno, rimettere il dentifricio nel tubetto è impossibile.Nel senso che mi chiedo: come  prenderanno i Veneti questo improvviso “liberi tutti”, dopo settimane di bollettini di guerra, con tanto di lista dei caduti?Inevitabile che rimanga qualche dubbio.Che delle nostre parti si traduce in una frase del tipo: ma ne toleveli pali fondeli prima, o desso?  Apprezzate la finezza di aver usato il termine fondelli, perchè la parola più adatta in terra di San Marco sarebbe un’altra!C’è poi la questione dei media.   Che indubbiamente, in questa prima epidemia della storia alla presenza di Internet, ci hanno messo del loro per contribuire al delirio comunicativo.Ma non vorrei che adesso la politica cercasse come sempre un capro espiatorio, e pensasse di individuarlo nelle televisioni, nelle radio, nei giornali, nei siti.Piaccia o non piaccia nei palazzi romani, le reazioni mediatiche sono state la diretta conseguenza di una classe dirigente che ha affrontato il problema con toni populistici, con finalità politiche, con risse e divisioni interessate.E anche nel nuovo secolo vale la massima “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso!”.

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