13 Luglio 2020 - 10.59

La rivincita di Sottomarina!

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di Alessandro Cammarano

Vacanze a chilometro zero ( e chi si ricorda il mitico ‘Aquila’?)

“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”, così recitava un tormentone estivo degli anni Sessanta… profetico, come spesso le canzoni sono. L’emergenza Covid-19, con le conseguenti limitazioni agli spostamenti e anche alla sopravvenuta mancanza di liquidità che ha colpito ben più di qualche famiglia, sta riportando gli italiani – solitamente attratti dall’estero – verso le spiagge domestiche, secondo il rinnovato principio “più vicino è meglio è”.

Ecco dunque la riscoperta – dopo anni di villaggi vacanze esotici, con animatori insistenti e orridi giochi di gruppo – dei patri lidi, possibilmente a chilometro zero.

Il Veneto è terra fortunata anche per quel che riguarda gli arenili, con un’offerta “capace di soddisfare tutte le esigenze di una vasta gamma di utenza”, come direbbero gli assessori al turismo o i presidenti delle Pro Loco.

I fighetti scelgono solitamente Jesolo, ricca di discoteche e di bar da apericena – parola che andrebbe bandita da qualunque vocabolario – oltre che di tanti di quegli ombrelloni da poter dare ristoro a legioni di vacanzieri. Sempre più emergente negli anni Sottomarina che, da arenile nazional-popolare alla portata di quasi tutte le tasche, si è andata trasformando in località capace di attirare un pubblico eterogeneo.

Facile da raggiungere, soprattutto se dalle provincie vicine si parte tra le quattro e mezzo e le cinque del mattino, Sottomarina – che alcuni chiamano affettuosamente Sozzomarina – è in realtà uno dei luoghi più confortevoli e divertenti che esistano. Gli stabilimenti balneari hanno, negli ultimi anni, conosciuto un’evoluzione positiva in termini di offerta di servizi pur mantenendo intatto lo spirito originario fatto di semplicità cordiale e ricco di ironia. Se fino a pochi anni fa era il vecchietto di turno – solitamente ex pescatore o vongolaro – a piantare un po’ a casaccio l’ombrellone noleggiato al baracchino sulla spiaggia, oggi le file dei parasole sono ordinate e i lettini rispecchiano criteri avveniristici.

Mancano alcuni personaggi del passato, primo tra tutti il mitico Aquila – a Sottomarina tutti hanno un soprannome – tuttofare “estroso” che, a quel che si raccontava, aveva perso parzialmente la ragione dopo avere atteso invano per ore la sua promessa sposa all’altare.

Aquila, oggi, sarebbe definito uno stalker, mentre invece si trattava di un buonissimo diavolo che faceva il suo lavoro in maniera folkloristica; certo era ossessionato dalle donne, ma era un pezzo di pane. Le meno giovani lo ricordano avvicinarsi furtivo al lettino della vittima designata per sfiorare un ginocchio o una spalla – mai nulla di più – riservando all’oggetto delle sue attenzioni complimenti del tipo “vampira!” o “cocodrìla”, ovviamente con marcatissimo accento marinante. Se la corteggiata reagiva ci restava male; era simpatico e faceva colore molto più di certa animazione “di tendenza”. Resta, per fortuna il profumo del pesce fritto al momento dal ristorantino annesso allo stabilimento; la gara tra i gestori è aperta anche sull’offerta gastronomica.

Per i ggiovani, con due g, e i modaioli – quelli che Portofino si può fare ovunque – sono sorte strutture più esclusive, con zone vip, finger-food e dj-set, ombrelloni caraibici e lettini supertecnologici; benvenuti anche questi, perché la “movida” – che schifo di vocabolo – marinante viaggia comunque su binari ruspanti, alla moda ma senza perdere di vista la tradizione. E poi Sottomarina quando il sole si stempera nel crepuscolo e scivola verso la notte si accende di luci che fanno diventare i palazzoni anni settanta del lungomare belli come quelli di Ocean Drive in una metamorfosi strana e affabulante. Gli amanti del campeggio scelgono il Cavallino, superattrezzata e accogliente, mentre i veneziani doc non rinunciano al Lido, un po’ decadente ma ­che ancora vive in qualche modo delle atmosfere care a Thomas Mann e delle passerelle di attori e registi celebrati. Certo, dei grandi alberghi sopravvive solo l’Excelsior mentre il meraviglioso Des Bains è chiuso da anni, ma i capanni bianchi sulla spiaggia – il cui noleggio, proibitivo nel prezzo, è riservato alla crème de la crème dell’aristocrazia veneziana e a pochi ricchissimi eletti – esercitano ancora un fascino innegabile. Chi non si può permettere il capanno ripiega sugli Alberoni, che hanno l’appeal della spiaggia libera e ricordano un po’ la Versilia degli anni che furono, meno modaiola e più selvaggia.

Caorle è un’immersione nel passato, con il suo patrimonio artistico, le stradine strette, i ristoranti cordiali, la spiaggia più “selvatica”, le zanzare che arrivano al tramonto agguerrite come gli elicotteri Tomahawk sul Mekong e sulle note della “Cavalcata delle Valchirie”. Bellissima. Subito prima del Tagliamento c’è Bibione, che oltre al divertimento e al mare offre da anni il conforto delle terme, mentre dall’altra parte del fiume Lignano – friulana quasi per sbaglio – sta ritrovando gli antichi splendori e la natura che fecero innamorare Hemingway. Chi preferisce l’atmosfera mitteleuropea può riscoprire Grado e i suoi fantasmi di vecchie dame viennesi, di giovani baroni carinziani, di fanciulle stiriane e di cadetti ungheresi; sono ancora lì, tutti, sospesi in una dimensione che fonde passato e presente. Tutti al mare in Veneto, dunque, la felicità – anche solo per un giorno – costa non più di due ore di fila in auto, ma il sole e il fritto di pesce, con prosecco, ripagano tutto con gli interessi.

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