9 Dicembre 2018 - 10.22

Editoriale- Via le monetine, risparmiati 23 milioni di euro!

Non so voi ma io, avendo l’abitudine di portare i soldi in tasca, mal sopporto le monetine da 1 e 2 centesimi, che pesano e, diciamoci la verità, con le quali non si compra pressoché niente. A dircela tutta, servivano di fatto solo al supermercato e all’Ufficio Postale.

Non certo per questi banali motivi, la Zecca dallo scorso 1° gennaio 2018 ha sospeso il conio di questi “nichelini”.

E lo ha fatto ovviamente sulla base del disposto dell’art. 13 quater della Legge n. 96 del 21 giugno 2017.

Ve ne eravate accorti?

Sicuramente no, perché ce ne sono in circolazione ancora una “caterva”, ma col passare del tempo andranno fatalmente all’esaurimento.

Ed in effetti è quello che sta avvenendo nei Paesi europei che hanno bloccato prima di noi la produzione dei “ramini”.

La Finlandia è stata la prima ad aprire le danze nel 2002, seguita due anni dopo dall’Olanda. Nel 2010 è stata la volta dell’Irlanda, e nel 2014 del Belgio.

Le motivazioni “vere” che stanno alla base della decisione di azzerare il conio sono in primis i costi di produzione, oltre a quelli di gestione e distribuzione.

Tanto per darvi un’idea, produrre ogni moneta da 1 centesimo costava alla Zecca 4,5 centesimi, che salivano a 5,2 per ogni moneta da due centesimi. Non certo un affare per lo Stato, che da questa decisione risparmierà circa 23 milioni di euro.

L’abolizione delle pezzature da 1 e 2 centesimi comporta comunque la necessità di arrotondare i prezzi espressi negli stessi centesimi.

Ciò non vuol dire che non si possa scrivere sul cartellino del prezzo che un bene costa 9,98 o 9,92 euro. Lo potete vedere ogni giorno ad esempio al supermercato.

Il problema si pone al momento del pagamento in contanti, perché la citata legge 96/97 ha stabilito che l’importo “deve essere arrotondato”.

E l’arrotondamento deve avvenire “ai 5 centesimi in più o in meno più vicini”. Così i 9,98 centesimi diventeranno 10 euro, mentre i 9,92 diventeranno 9,90.

Lo fanno già da sole le casse automatiche.

Sottolineo nuovamente che questa regola vale solo per i pagamenti in contanti, perché nessun arrotondamento è previsto qualora si paghi con bancomat o carta di credito. E’ chiara la finalità dello Stato di “spingere” il passaggio dalla moneta cartacea e metallica, alla moneta elettronica, più tracciabile.

Intendiamoci, qui non siamo certamente di fronte agli “arrotondamenti”, per usare un eufemismo, che seguirono l’introduzione dell’euro quando, nell’assoluto disinteresse dello Stato, passò l’equazione 1.000 Lire = 1 Euro (pari a 1.936,27 lire). Con la conseguenza che un caffè passò di botto da 1.000 lire a 1 euro (circa 2.000 lire), e che pensionati e lavoratori si videro di fatto dimezzato il loro potere di acquisto. Molti dei problemi attuali nacquero allora.

Sia chiaro che aver smesso di coniarli, non vuol certo dire che i centesimi siano “fuori corso”. Si possono quindi continuare ad usare le monetine in circolazione: semplicemente non ne verranno messe a disposizione altre oltre a quelle.

Si potrebbe facilmente ipotizzare che le monete da 0,01 o 0,02 euro fra qualche anno potrebbero avere un valore ben maggiore di quello nominale. Ma di questo vi parlerò più avanti.

Tornando alla circolazione, qualche mese fa Euronews diffuse la notizia di una emergenza per “penuria” di monete di rame in Belgio. In particolare, scrissero allora i quotidiani belgi La Dernière Heure e il gemello fiammingo Het Laatste Nieuws, che nonostante le monete da uno e due centesimi scarseggiassero nel Paese, l’Ue non volle saperne di dare il via libera alla produzione di monete aggiuntive. Ed il Belgio, volente o nolente, ha dovuto accettare il divieto di Bruxelles, basato sul fatto che ci sono centinaia di milioni di “ramini” nelle tasche degli europei, che tuttavia vengono utilizzati molto raramente. Il Belgio dovrà trovare da sè un modo per rimettere in circolazione tutte queste monete scomparse. Il ministero delle Finanze ha fatto sapere che da quelle parti “stanno pensando” a come fare. Un’opzione potrebbe essere quella di organizzare una campagna nazionale per convincere tutti i belgi a riportare en masse le loro monete rosse in banca.

Vedremo se fra qualche tempo la penuria si avvertirà anche nel nostro Paese.

Vi accennavo prima che le “monetine” potrebbero col tempo assumere anche un valore superiore a quello nominale. Ciò per la legge economica che più un bene è scarso più cresce il suo valore. Per il momento segnalo il fatto che nel 2103 uscì la notizia (Libero, La Stampa) secondo cui un “particolare” centesimo varrebbe una fortuna, circa 2.500 euro; ma un collezionista è arrivato a sborsarne addirittura 6.600 di euro. Si tratta di un centesimo di euro nato “difettoso”, nel senso che, per un errore di conio, sul rovescio della moneta è raffigurata la Mole Antonelliana (presente invece sui 2 centesimi) anziché Castel del Monte, come di consueto. Alla Zecca se ne sarebbero accorti troppo tardi, e questo ha permesso a questo particolare centesimo di diventare a pieno titolo una moneta da collezione. Un po’ come avvenne tanti anni fa con le mitiche 500 lire d’argento tipo “Caravelle”, di cui 1.070 unità coniate con le bandiere controvento raggiunsero prezzi astronomici.

Il problema è che non è del tutto chiaro quanti esemplari da “1 centesimo” con la Mole siano stati messi in circolazione. Si passa dai 6 capitati in mano alla Bolaffi, ad un centinaio secondo alcuni, a 7.000 secondo altri. Credo non sarà facile imbattersi in una di queste monete, ma si sa che la “fortuna è cieca”, per cui gettare uno sguardo alle monete da un centesimo che ci passano per le mani, cercando la Mole Antonelliana sul retro, male non fa. Occhio anche ai salvadanai dunque. Vuoi vedere che magari trovate una monetina che vale minimo 2.500 euro!

Umberto Baldo

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