12 Giugno 2024 - 10.01

Il suicidio collettivo di Renzi e Calenda che mi fa incazzare

Umberto Baldo

Di primo acchito, di fronte ai risultati, confesso che l’avevo presa con filosofia.

Ma con il passare delle ore e dei giorni il groppo alla gola mi è rimasto, e ancora non se ne vuole andare.

E rileggendo le dichiarazioni dei due “polli” (non quelli del Manzoni ovviamente) sono passato alla fase della vera e propria incazzatura.

Incazzatura, perché non si può liquidare la vicenda di quello che io immaginavo e speravo diventasse il “polo liberal democratico” con un’analisi del tipo “Niente, è andata male…”, indegna a mio avviso di uno che è stato Presidente del Consiglio, e che a suo tempo da Segretario del Pd alle europee incassò un rotondo 40%.

Sicuro che è andata male!  Anzi, peggio di così non poteva andare!

Ma non è che questo risultato sia il frutto di una congiura degli Dei dell’Olimpo, di una maledizione, del destino cinico e baro!

In questo caso ci sono delle colpe ben precise, e di chi possono essere se non dei due enfant prodige (di una volta eh) Carlo Calenda e Matteo Renzi?

Ed è ancora peggio scrivere su X in piena notte:  “Pesa l’assurda rottura del Terzo Polo: potevamo avere sette parlamentari europei riformisti, insieme. E invece sono zero. Che follia”.

Seguito dalla pronta risposta di Calenda “Ho cercato di avere un progetto politico, ma Bonino fa partiti con nessuno e Renzi lo fa per sfasciarlo. Ma io non voglio attribuire ad altri le responsabilità”.

Meglio così, perché questi refrain di due leader sconfitti non spostano i numeri di un centimetro.

Che sono sì impietosi, ma nello stesso tempo evidenziano l’errore storico dei due politici.

La lista Stati Uniti d’Europa – che Renzi messo in piedi su con +Europa alla caccia del 4 per cento – ha raccolto 874.535 preferenze, fermandosi al 3,76%.

Non sono bastati neanche i quasi 200mila voti al leader di Italia Viva per superare lo scoglio, certificando che, questa volta, il numero al “circense della politica” non è riuscito. 

Azione si è fermata un passetto più indietro: 777.775 elettori convinti, il 3,35% di chi ha deciso di andare ai seggi. 

In totale fanno 1,65 milioni di voti; in ogni caso assai meno dei 2,18 milioni raccolti (senza contare i quasi 800mila di +Europa, che corse da sola) alle politiche del 2022, quando Renzi e Calenda si misero insieme immaginando che quell’alleanza elettorale sarebbe stata la pietra angolare della “casa liberal-riformista”.

Ricordo che in una conferenza stampa Carlo Calenda, per giustificare la scelta delle liste separate alle europee, ebbe a dire che il suo elettorato e quello di Renzi erano “incompatibili”.

Incompatibili gli elettori? Ma siamo alle comiche, perché è evidente che incompatibili erano i due “Dioscuri”, ognuno sorretto da un “ego” che li mantiene divisi anche dopo il flop.

Caspita ragazzi, non c’era mica da costituire il Triumvirato Ottaviano-Antonio-Lepido, o la Lega di Cambrai; bastava restare uniti, sia pure a soli fini utilitaristici, magari guardandosi in cagnesco o meglio evitandosi, per un paio mesi, e dopo aver incassato un certo numero di europarlamentari “ognuno per la sua strada”.  Tanto, anche divise, Azione e Italia Viva sarebbero comunque confluite entrambe nel Gruppo europeo dei liberali di Renew Europe.

Invece il progetto di liste comuni, a suo tempo presentato come “la sorpresa delle europee” è finito ignobilmente fra insulti e sgarbi, volgarità e colpi bassi, che per carità di patria non riporto. 

Il risultato è che dell’ex “Terzo Polo” si ricorderà solo il risultato; un patatrac leggendario, un milione e mezzo di voti buttati nel cesso, nessun eletto, nessun italiano nel Gruppo europeo riformista liberale di Renew.

Io sono uno di quel milione e mezzo di liberal-democratici (non oso dire di cogl….ni per rispetto a me stesso ed agli altri come me) che sperava di essere rappresentato a Bruxelles, e che invece non lo sarà per i capricci di due “primedonne”, che forse volevano emulare Highlander e quella famosa frase “Ne resterà soltanto uno”.

Cosa resta a mio avviso di questo disastro annunciato?

La notizia buona è che, nonostante tutto, gli elettori ci sono, perché il totale delle due liste supera d’un soffio il 7 per cento dei votanti, e sicuramente, malgrado Calenda pensi il contrario, una proposta unica avrebbe potuto ottenere anche un risultato migliore e oggi parleremmo d’altro, di un 8-10 per cento e di un vero terzo polo liberale.

La cattiva notizia è che oltre agli zero deputati, il risultato di domenica pone il dubbio che non ci sia più spazio per una forza centrista liberale non schierata né di qua né di là. 

Le Europee con la proporzionale, senza l’effetto bipolare dei collegi uninominali, erano forse l’unica e ultima occasione per dimostrare la vitalità  di quest’area, per poi decidere alle prossime politiche se stare con i progressisti o con i conservatori (ovviamente meglio con i primi, ma vuoi mai sapere). 

Ma il mondo dei liberal democratici io lo conosco da una vita, e so che, per quando deluso dal risultato delle europee, è già in cerca di una nuova possibile rappresentanza.

Perché si tratta di gente con una cultura ed una idealità particolari, che fa riferimento ai valori del liberalismo, di gente fortemente politicizzata, dura da convincere a rinunciare ad un progetto, per ridursi a votare un Vannacci, un Tarquinio, o peggio ancora una Salis.

Per essere più chiaro, io non ho mai saltato un’elezione dal 1970 ad oggi, e sabato sono andato al seggio solo perché c’era questa possibilità di votare per una forza “liberale”.  

Chiaro che se non ci fosse stata, sia pure con tristezza ma sarei rimasto a casa, perché tutto il resto per me è semplicemente invotabile, in quanto non in linea con gli ideali di una vita.

Ma poiché la politica non tollera vuoti, se c’è una richiesta di parte dell’elettorato di una forza libdem, prima o poi, ma io mi auguro prima, qualcuno si metterà di impegno per fare decollare questo progetto.

A questo punto, pur stimando personalmente sia Renzi che Calenda, ritengo che dopo la disfatta di queste europee, non possano essere loro a rappresentare questo mondo, che ritengo che in Italia possa valere almeno un 10%.

Ma per costruire un’idea ci vuole qualcuno che prima di tutto ci creda fermamente, e dopo che abbia la voglia ed il cuore di impegnarsi giorno dopo giorno, perché i venti di destra che soffiano in Europa, e la tendenza a “polarizzare” l’offerta politica, di questi tempi rendono tutto più difficile. 

Umberto Baldo

VICENZA CITTA UNIVERSITARIA
AGSM AIM
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