17 Giugno 2024 - 9.47

Il debito comune europeo ed il gesto dell’ombrello. L’UE può ‘perdonare’ l’italianata del Superbonus?

Umberto Baldo

Il 7 giugno in un pezzo titolato “Europee: la insana formula magica che accomuna tutti i nostri Pifferai” vi dicevo che il denominatore che accomuna tutti i nostri Demostene, vale a dire la propensione alla spesa senza limiti, la sostanziale indifferenza relativamente ad un debito dello Stato quasi fuori controllo, la contrarietà a qualsiasi forma di riduzione della spesa pubblica, si può ridurre alla formula magica di tre parole; debito comune europeo.

Che detta così potrebbe anche sembrare la messa a terra di una politica economica, se non fosse che i nostri Demostene la interpretano come la necessità che l’Europa regali alla nostra Repubblica di Pulcinella sempre nuove sovvenzioni e prestiti agevolati, con cui cercare di comprare il consenso elettorale dei cittadini.

Se non che, è noto che “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”, e di conseguenza ogni tanto viene palesato “coram populo” come vengono utilizzati  dalla politica romana i soldi dei contribuenti europei.

Facciamo un esempio recente, che però richiama il buco nero creato da quella meravigliosa pensata, che verrà senz’altro studiata dagli economisti dei secoli futuri, che risponde al nome di Superbonus 110%.

Nel 2021 Mario Draghi, allora forse il solo ad essersi reso conto dell’ecatombe incombente sul nostro debito pubblico, pur avendo manifestato l’intenzione di chiudere bruscamente con il Superbonus, si scontrò con l’opposizione di tutti i Partiti (compresi quelli dell’attuale maggioranza, Giorgia Meloni compresa, che si opponeva dai banchi dell’opposizione), nessuno dei quali può quindi dichiararsi fuori, anche se ovviamente la responsabilità di chi l’ha pensato e messo in piedi è sicuramente maggiore. 

Ma poiché Supermario, pur non avendo la forza politica per dire “basta”, doveva comunque fra quadrare i conti dello Stato, decise di utilizzare le sovvenzioni del Pnrr, quindi le erogazioni a fondo perduto, per un importo di circa 13 miliardi di euro.

Se non sono stato sufficientemente chiaro, per mettere una pezza alla voragine mostruosa che la “genialata immobiliare” stava aprendo nel bilancio, piuttosto che imporre nuove tasse, o varare tagli alla spesa pubblica (soluzioni da “vade retro Satana” per i nostri politicanti), Draghi dirottò appunto 13 miliardi provenienti dai Fondi europei sulla “posta Superbonus”.

Sicuramente Mario Draghi aveva la contezza che questa sua scelta, coprendo solo il 9% dell’esborso finale per il Superbonus, sarebbe stata poco più di un cerotto, ma fare politica e governare significa anche “decidere, scegliere,”, ed il suo obiettivo in  quel momento era contenere danni ed onerosità per lo Stato.

Ma gli “schei” del Pnrr hanno la caratteristica che richiedono una “rendicontazione della destinazione dei fondi”.

Lo so che per i nostri Demostene, abituati a spendere senza problemi e senza intralci “burocratici”, questa potrà sembrare una mostruosità, quasi un attentato alla sovranità italica, ma cosa volete, in Europa sono abituati così; vale a dire che quando si utilizzano soldi dei cittadini-contribuenti europei, lo Stato interessato deve mettere nero su bianco come li ha spesi.

E così nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente, come previsto dalla legge, ha pubblicato sul proprio sito l’elenco delle “asseverazioni rendicontate” relative agli interventi Superbonus finanziati con risorse Pnrr.

Come accennato, si tratta 13,7 miliardi di euro per un totale di 60.775 interventi, per ciascuno dei quali viene specificato la tipologia dell’immobile (villetta, condominio ecc), la Regione in cui è situato, il costo ammissibile all’intervento.

Per i più pignoli,  di questi 13 miliardi, circa 6,5 per un totale di 46.922 interventi, sono andati ad edifici unifamiliari (per essere chiari, villette), e circa 7,2 miliardi a 13.833 cantieri condominiali.

Pur trattandosi, come abbiamo detto, di uno spaccato piuttosto limitato, qualche esempio di intervento, riportato dalla stampa, può aiutare a capire di cosa si parla.

E così il proprietario di una villetta di Guidonia Montecelio, alle porte di Roma, per ristrutturare casa ha ricevuto 426.969,22 euro; il titolare di un’abitazione unifamiliare a Tarzo, 4mila abitanti in provincia di Treviso, poco meno di 400.410,24 euro; a Torre del Greco, in provincia di Napoli, per una riqualificazione energetica l’assegno è stato di 389.429 euro.

Relativamente ai condomini, mi ha colpito quanto ottenuto dallo Stato da un  residence di Marilleva, nel Comune di Mezzana in Trentino; ben 38.852.882,2 euro.

Avete letto bene: 38 milioni per “sistemare” gli edifici di un comprensorio sciistico! 

Niente di illegale s’intende; quella fu la scelta del Governo Conte, quella di estendere il Superbonus anche alle seconde case.

E così qualcuno ne ha approfittato per sistemarsi il “castello”!

Non siete contenti di aver contribuito con le vostre tasse a riqualificare e ad efficientare un bel complesso turistico in Val di Sole?

Che brutta roba la rete, per chi vorrebbe che certe cose restassero celate ai cittadini! 

Pensate che le Cancellerie europee, ma anche molti cittadini degli altri Paesi, non abbiano dato una sbirciata a quei dati del Ministero dell’Ambiente?

E capite bene che il contadino olandese, o bavarese, o danese, dopo averli conosciuti, farà capire chiaramente ai propri rappresentanti politici di non aver alcuna intenzione di pagare le tasse perché vengano spese in questo modo dagli italiani.

Capite perché quando si parla di debito comune europeo ci si trova sempre di fronte alla contrarietà della Germania e dei cosiddetti Paesi frugali, che guarda caso sono quelli con un rapporto debito/Pil semplicemente “normale”? 

Mi sembra di vederli certi consessi europei dove il Demostene italico di turno chiede maggiore “debito comune europeo”; perché io immagino che finita la riunione i delegati degli altri Paesi Ue si esibiscano in ampi “gesti dell’ombrello”.

Purtroppo, come dico da sempre, nell’Italia politica, sia a destra che a sinistra, è diffusa la convinzione che il debito pubblico sia di per sé una risorsa.

E a questi paladini del debito pare quasi impossibile che gli “altri” non condividano questa visione, e non si fidino del “genio italico” nella gestione delle risorse.

Per quanto mi riguarda, gli “altri” hanno ragione!

Umberto Baldo 

VICENZA CITTA UNIVERSITARIA
AGSM AIM
duepunti
UNICHIMICA

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