23 Gennaio 2023 - 9.52

Corano dato alle fiamme in Svezia. Bruciare i Libri sacri è barbarie! 

di Umberto Baldo 

Il fuoco nella civiltà umana ha sempre avuto un forte valore simbolico.

E così nelle epoche passate, ed in particolare nel nostro Medioevo, i reati espiati con il rogo erano numerosi: magia, eresia, incesto, sodomia, addirittura il suicidio.

In particolare l’ardere vivo il reo, o per meglio dire il presunto colpevole, venne utilizzato dalla Chiesa Cattolica per reprimere movimenti considerati in qualche modo ereticali.

Lunghissimo sarebbe l’elenco delle vittime bruciate pubblicamente, per cui ne cito solo i più noti: Frà Dolcino, Giovanna d’Arco,  Girolamo Savonarola, migliaia di anabattisti, per finire con Giordano Bruno, diventato poi il simbolo del libero pensiero.

Fortunatamente questa pratica, questo metodo di eliminazione di coloro che erano considerati “non ortodossi”, è andato via via in disuso.

Anche se il secolo scorso ha purtroppo visti altri fuochi, come quello del 10 maggio 1933, i cui gli studenti nazisti tedeschi diedero alle fiamme in giganteschi roghi pubblici i libri dei massimi teorici ed esponenti letterari del socialismo, da Karl Marx a Bertold Brecht, di autori stranieri quali Ernest Hemingway e Jack London, di scrittori tedeschi avversi al nazismo  come Thomas Mann, Erich Kästner, Heinrich Mann e Ernst Gläser. 

Ma vennero inoltre bruciate Bibbie e pubblicazioni dei Testimoni di Geova, e i libri di autori ebrei , tra i quali Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Franz Werfel, Max Brod e Stefan Zweig. 

Sottolineo che allora furono bruciate anche le Bibbie, perché la stupidità umana purtroppo è sempre presente, anche in Paesi considerati fra i più civili e tolleranti del mondo.

E così in Svezia il politico Rasmus Paludan, un avvocato con doppia nazionalità danese-svedese, laeder del partito danese di estrema destra  Stram Kurs (Linea dura), nel corso di una manifestazione sabato ha bruciato una copia del Corano davanti all’ambasciata della Turchia, e ciò per protestare contro il veto turco all’adesione della Svezia nella Nato. 

Inutile dire che questo gesto sconsiderato, inqualificabile, ha sollevato un vespaio, con le proteste ufficiali di Iran ed Iraq, oltre ovviamente a quella scontata della Turchia, il cui Ministro degli Esteri Cavusoglu ha definito questo gesto un “atto criminale”.  Seguito a ruota dal portavoce del Presidente Erdogan che ha parlato di “moderna barbarie, non di libertà”, e dal Presidente del Parlamento, Mustafa Sentop:  “Sfoggio di razzismo che rispecchia il clima di islamofobia raggiunto dall’Europa”.

Ma come succede in questi casi, la “provocazione” di Paluden ha determinato l’indignazione anche dell’opposizione turca, il cui leader Kemal Kilicdaroglu, probabile sfidante di Erdogan alle prossime elezioni, ha definito “fascista”, “disumano” e “inaccettabile” che il Corano venga bruciato.

A questo punto credo però sia inevitabile chiedersi perché il Governo svedese abbia autorizzato l’iniziativa di Paludan, dopo la manifestazione a favore dei separatisti curdi del Pkk dello scorso 11 gennaio, in cui era stato appeso a testa in giù un manichino di Erdogan, ma soprattutto ben sapendo quali fossero le intenzioni del politico danese, che aveva annunciato “urbi et orbi” di voler dare alle fiamme il libro sacro dell’Islam.

Il Governo svedese si è giustificato sulla base del “diritto alla libertà di espressione” che deve essere garantita ai propri cittadini.

Ma io credo che un Governo, quando prende una decisione, non possa mai prescindere dalla politica, e in questo caso direi dalla realpolitik. 

E non poteva non sapere che il tour svedese del politico danese di estrema destra Rasmus Paludan avrebbe impattato inevitabilmente sul negoziato in corso con la Turchia, rendendo ancora più problematico il percorso di Stoccolma verso l’Alleanza Atlantica.

Viene da chiedersi: Se il governo svedese, come hanno sempre ripetuto il premier e il ministro degli Esteri, vuole davvero entrare nella Nato, era necessario consentire ad un leader xenofobo, per di più danese, di danneggiare il negoziato in maniera tanto sfacciata?

Tanto più che la Svezia sta fallendo anche nel mantenere fede agli altri impegni presi nel protocollo siglato con la Turchia a Madridlo scorso giugno, quando per convincere Erdogan a togliere il veto all’allargamento, il governo svedese si impegnò non solo a lavorare all’estradizione di alcune persone accusate di terrorismo dalla Turchia, ma anche di vietare manifestazioni di sostegno al Pkk, e raccolte fondi a favore dei separatisti curdi.

Non credo di sbagliare nel dire che, a questo punto, con le relazioni diplomatiche con la Turchia a livello tanto basso, il cammino della Svezia verso la Nato può essere considerato a zero. 

Per completezza di informazione, devo dire che questa vicenda è stata pressoché ignorata dai principali quotidiani italiani.   Ho cercato anche sui siti dei giornali svedesi, e turchi; sui primi non ho trovato praticamente nulla, mentre la stampa turca ovviamente ci ha dato dentro. 

Concludendo, speravo che nella nostra Europa il rogo dei libri fosse ormai un retaggio di tempi bui da dimenticare.

Ma se bruciare un libro è in ogni caso un gesto “stupido ed inqualificabile”, diventa inaccettabile se ad essere preso di mira è il Libro Sacro di un qualunque credo religioso.

La Religione è una cosa che attiene la sfera più intima di un popolo o di un individuo, e di conseguenza non ci può poi stupire se il rogo del Corano, e io aggiungo anche le vignette satiriche di Charlie Hebdo, al limite dell’intolleranza religiosa,  suscitino indignazioni e reazioni  nel mondo islamico.

Ci sono purtroppo già tanti motivi di scontro in questo mondo, che non serve certo mettere in campo anche l’odio religioso.

Umberto Baldo

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