12 Marzo 2026 - 12.30

Demografia d’impresa: a Vicenza il commercio soffre più nei quartiere che in centro storico

Confcommercio nazionale ha diffuso oggi l’analisi “Città e demografia d’impresa”, realizzata dall’Ufficio Studi, che prende a riferimento 122 comuni italiani, tra cui la città di Vicenza, per evidenziare come è cambiata negli anni (il riferimento è tra il 2025, il 2019 e il 2012) la rete degli esercizi del commercio al dettaglio e del turismo-somministrazione.

“Appare evidente – è il commento di Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza – come in tutte le città italiane si sia verificata, negli anni, una perdita di attività del dettaglio, e Vicenza non è da meno. È il segnale chiaro e inconfutabile di un cambio epocale che abbiamo vissuto nei consumi e nelle abitudini di acquisto e credo che dobbiamo partire da qui per mettere in atto un mix di misure, sia a livello locale che nazionale, per dare una nuova spinta allo sviluppo della rete distributiva nei centri storici, così come nei quartieri”.

I dati rilevano come la città di Vicenza soffra meno nel centro storico e più nei quartieri: se nel cuore della città sono state perse, nel confronto tra il 2025 e il 2019, il 7% delle imprese di commercio al dettaglio (da 361 sono diventate 335), nei quartieri la perdita sale al 19% (da 629 a 512). Più omogenea la situazione per quanto riguarda le categorie degli alberghi, bar e ristoranti, dove la perdita è stata dell’11% in centro storico (da 255 del 2019 a 228 del 2025) e del 12% nei quartieri (da 382 a 335). Nel confronto 2025- 2012 la diminuzione dello stock di imprese del commercio è ovviamente  più marcata: sono calate del 27% le attività di vendita al dettaglio, sia in centro storico (erano 462 nel 2012) che nei quartieri (dove erano 700), mentre quelle dell’ospitalità-ristorazione sono diminuite del 10% in centro storico (erano 253 nel 2012) e del 6% nei quartieri (erano 357). Tornando al 2019, a soffrire di più sono le categorie dei negozi al dettaglio di prodotti alimentari e bevande, il commercio ambulante, le tabaccherie, l’abbigliamento-calzature ma anche i bar. In controtendenza, vale a dire in crescita, gli esercizi non specializzati alimentari e non (supermercati, iper, discount, grandi magazzini) ma anche le attività di e-commerce. “Dobbiamo in ogni caso tenere presente un altro trend – sottolinea il presidente di Confcommercio Vicenza – ovvero che è in corso un processo di consolidamento delle nostre aziende: i punti vendita calano, ma quelli che rimangono si strutturano, aumentando il personale e rafforzando la struttura societaria”.

Alcune categorie, poi, hanno visto aumentare il numero di attività in città, ma solo in centro storico: secondo i dati diffusi da Confcommercio nazionale, rispetto al 2019, nel cuore di Vicenza abbiamo più ristoranti, più farmacie, più esercizi della macro-categoria “profumerie-fiorerie-gioiellerie”, più alberghi e b&b, “Non siamo di fronte a crescite eclatanti – prosegue il presidente Piccolo –, ma è un segnale di tenuta che dà fiducia. Lo abbiamo visto anche in questi giorni: quando c’è l’annuncio di una chiusura si rincorre la voce che ci cono interessamenti per rilevare le attività e non spegnere quella vetrina. Nelle prossime settimane – continua il presidente di Confcommercio Vicenza – sappiamo ad esempio che ci saranno due aperture importanti in corso Palladio: una libreria che si trasferisce ingrandendosi e un negozio di abbigliamento. E altre sappiamo si stanno concretizzando. Si tratta di guardare alle dinamiche del settore con uno sguardo più ampio – sottolinea il presidente Piccolo –, riconoscendo che il commercio e il turismo sono fatti anche di un sostenuto turn-over di attività”.

Il rischio desertificazione commerciale però c’è e va scongiurato. Per il presidente Piccolo “c’è un problema di costi degli affitti, che in una situazione di consumi ridotti incide molto e qui non vedo altra soluzione che insistere, ancora una volta, sull’introduzione della cedolare secca sulle locazioni commerciali per quei proprietari che riducono i canoni. Serve poi un sostegno concreto a chi vuole investire sulla propria attività, rinnovandola, così come per i giovani che vogliono aprire negozi o pubblici esercizi – continua il presidente Piccolo – e mi auguro che la Regione metta in campo un’azione concreta in questo senso. Serve una pianificazione urbanistica che tenga conto dei cambiamenti anche demografici che stiamo vivendo e che valorizzi il ruolo di servizio che le nostre attività danno. E serve puntare su residenzialità e turismo, perché più abitanti e più visitatori significa più persone che entrano nei negozi e nei pubblici esercizi: bisogna insomma lavorare sull’attrattività della città e del centro storico”.

A questo proposito qualche buona notizia arriva dalla rilevazione dei dati di accesso alle Mura Duecentesche del centro storico, attivata da Confcommercio Vicenza attraverso un monitoraggio della telefonia mobile: nel confronto gennaio 2026-gennaio 2024 si sono registrati circa 14mila visitatori in più nell’area (esclusi residenti e pendolari), con un incremento del 7%; sulla stessa linea anche febbraio, con una crescita del 5,8% di visitatori (10.500 in più). “È un trend che dobbiamo consolidare e lo possiamo fare solo lavorando sugli eventi, sull’accessibilità, sulla sicurezza e sulla lotta al degrado per portare più persone a vivere il centro storico. Ma lo stesso dobbiamo fare anche nei quartieri, perché abbiamo visto che lì le chiusure sono più numerose e non possiamo permetterci di avere zone della città senza una efficiente rete commerciale, che va invece salvaguardata con ogni mezzo possibile”.

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