26 Luglio 2019 - 9.38

Zecche in montagna: prevenzione e pericoli

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di Anna Roscini

Prevenire è sempre meglio che curare, anche in montagna.Gite fuori porta, attività all’aperto, picnic sui prati: con l’estate si rinnova la voglia di stare in mezzo al verde, ma anche l’attenzione alle zecche. Gli incontri con questi piccoli parassiti sono diventati sempre più frequenti ed è bene prendere qualche precauzione per ridurre i rischi ed evitare spiacevoli conseguenze. 

Le zecche sono artropodi, appartenenti alla classe degli aracnidi, di dimensioni di pochi millimetri. Amano i prati incolti, i cespugli, i boschi di latifoglie e il sottobosco. In particolare, possiamo trovarle nei pascoli e nei luoghi ricchi di vegetazione frequentati dalla fauna selvatica. Contrariamente a quanto spesso erroneamente si pensa, le zecche non volano e non saltano: da brave “cacciatrici” attendono pazientemente la loro preda posizionate sulle estremità delle piante. Quando avvertono la presenza di un possibile ospite, sia esso un animale o un uomo, semplicemente vi si attaccano. Trafiggono la pelle del malcapitato introducendovi il rostro, il loro apparato boccale. Iniziano così a succhiare il sangue finché, una volta sazie, si staccano e si lasciano cadere a terra. 

In caso di morso, è bene estrarre questo piccolo parassita il prima possibile, avvalendosi di una pinzetta a punte sottili. Dopo avere afferrato la zecca nel punto più vicino alla pelle, si tira dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento rotatorio. In questa fase è importante cercare di non schiacciare il corpo dell’animale, per evitare il rigurgito che potrebbe favorire la trasmissione di agenti patogeni. Una volta che la zecca è stata rimossa, è necessario disinfettare la pelle e assicurarsi che il rostro non sia rimasto all’interno della cute. In questo caso, basterà estrarlo con un ago sterile. Nel mese successivo è importante tenere sotto controllo l’area colpita e prestare attenzione alla comparsa di eventuali sintomi di malattia.
Sebbene il morso sia pressoché indolore (durante il pasto ematico emettono una sostanza leggermente anestetica), le zecche possono veicolare agenti patogeni di diversa natura (virus, batteri e protozoi) e trasmetterli all’ospite. Meno rimangono dunque attaccate al nostro corpo, meglio è. Il rischio è rappresentato dalla possibilità di contrarre patologie infettive quali la malattia di Lyme e l’encefalite da morso di zecca (anche conosciuta come meningoencefalite o TBE). Entrambe possono avere conseguenze per la salute, come ci spiega la dott.ssa Alessandra Dal Zotto, medico del Servizio Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 7 Pedemontana: «La prima si cura con antibiotici, ma può portare a problemi neurologici, cardiaci o articolari anche a distanza di tempo se non adeguatamente trattata. L’encefalite da zecche in circa il 70% dei casi decorre in modo asintomatico, ma nei restanti casi possono comparire sintomi simil-influenzali come febbre, mal di testa, stanchezza seguiti in qualche caso da disturbi neurologici. In caso di morso da zecca non serve recarsi subito dal medico. È necessario togliere correttamente la zecca e porre attenzione nei 30-40 giorni successivi alla comparsa di sintomi, come febbre, mal di testa o arrossamento cutaneo: in quel caso sarà opportuno rivolgersi al medico. E attenzione, la zecca si lascia cadere spontaneamente dopo un periodo variabile, pertanto può capitare di essere stati morsi senza saperlo: in quel caso anche l’informazione di avere fatto una passeggiata in un luogo a rischio è preziosa».

Come prevenire dunque il morso di zecca? Innanzitutto è bene evitare di sdraiarsi sull’erba in zone a rischio, così come è importante cercare di camminare al centro del sentiero lontano dall’erba alta, dai cespugli e dalla vegetazione circostante. È buona norma indossare, quando possibile, scarponi alti e ben chiusi, maglie, camicie e pantaloni a maniche lunghe, magari di colore chiaro così da individuare più facilmente eventuali parassiti. Può essere utile anche l’uso di repellenti appositi, da spruzzare anche sugli abiti, oltre che sulla pelle. Una volta tornati a casa, è consigliato ispezionare bene il corpo e gli indumenti, così da rimuovere eventuali zecche presenti, e controllare con attenzione anche i nostri amici a quattro zampe che ci hanno accompagnato nell’escursione. Se si teme possano insidiarsi nei nostri abiti, è meglio lavarli ad almeno 60 gradi.
«Sempre in tema di prevenzione – aggiunge la dott.ssa Dal Zotto – è bene ricordare che per l’encefalite da zecche esiste un vaccino, utile per quelli che per lavoro o nel tempo libero frequentano abitualmente la montagna e zone boschive come escursionisti e fungaioli».

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