13 novembre 2017 - 14.36

VICENZA – I tre fratellini prelevati da scuola finalmente a casa

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Il Tribunale per i minorenni di Venezia ha revocato l’allontanamento dalla famiglia di tre minori deciso con decreto del maggio del 2016. Ora i bambini potranno restare a casa tra le braccia dei loro genitori. È questa la decisione del Presidente, Maria Teresa Rossi, del Giudice relatore, Valeria Zancan, e dei due giudici onorari, che hanno così posto fine alle vicissitudini di tre bambini e di una famiglia iniziato nel giugno dell’anno scorso. La “sottrazione” di questi bambini aveva sollevato molte polemiche sulla stampa locale sia per i metodi di allontanamento sia per le motivazioni. Molto soddisfatti dell’esito della vicenda sono il consulente di parte Daniela Carli e l’avvocato Francesco Miraglia, del foro di Roma che ha dichiarato: «Al di là dell’esito positivo della vicenda e della soddisfazione professionale non posso che sottolineare la superficialità e il pressapochismo di alcune decisioni delle autorità preposte alla tutela dei nostri bambini. A questo punto mi chiedo ma soprattutto chiedo: se questi bambini non fossero scappati dalla comunità per quanto tempo dovevano restare lontano dai propri genitori?» La storia di questi bambini inizia all’inizio dell’anno scorso, quando i servizi sociali inviano una relazione negativa sui genitori con sospetti di maltrattamento. Il Tribunale non convoca i genitori e non risulta agli atti alcuna verifica su tali sospetti, ed emette un decreto di allontanamento. Dopo l’allontanamento i servizi avviano la pratica delle visite protette, con visite di un’ora ogni 15 giorni sotto stretta sorveglianza.  La famiglia decide di rivolgersi al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus che dopo un attento studio arriva alla conclusione che si tratta di una violazione dei diritti dei bambini. In effetti, i bambini protestano e chiedono a gran voce di tornare a casa.  L’Assessore del Comune di Vicenza, Isabella Sala, risponde all’appello dei genitori e del comitato, e dopo un primo incontro si attiva e viene avviato un primo progetto per il rientro dei bambini a casa che però, come spesso accade nei meandri burocratici italiani, procede a rilento. Nel frattempo i bambini fuggono dalla comunità e tornano a casa, prima la ragazzina e poi i due fratellini. Il Tribunale decide quindi di chiedere una consulenza tecnica per verificare se l’allontanamento è necessario. Adesso è arrivata la risposta positiva: i bambini potranno restare a casa. Soddisfatto della sentenza Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus: «Questo decreto è positivo, e ripristina il diritto dei bambini a vivere in famiglia. Da anni denunciamo l’eccessivo uso dell’allontanamento, uno strumento pensato come extrema ratio, da adoperate nei casi più gravi, come violenza accertata o abusi, ma troppo spesso impiegato con eccessiva faciloneria sulla base di valutazioni psichiatriche (per loro natura soggettive e opinabili in quanto non sostenute da alcun riscontro strumentale oggettivo) di ‘inadeguatezze genitoriale’. Questa sentenza ripristina il primato del buon senso e di un approccio umanitario, approccio che potrebbe essere ulteriormente rafforzato introducendo una figura professionale – un pedagogista o pedagogista familiare, che faccia da mediatore tra servizi sociali e famiglia – spesso povera, disagiata, e culturalmente impreparata a un confronto con le istituzioni.”

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