11 Marzo 2019 - 10.11

Venezuela, una crisi molto grave dai risvolti imprevedibili

 

Un gran caos. Da una parte le forti tensioni con gli USA, dall’altra il forte sostegno al governo Maduro da parte di Russia e Cina. Il Venezuela è ormai sull’orlo della guerra civile.

Quello che sta succedendo nel Paese Sudamericano è il tentativo di un cambio di potere, che apre a due scenari, o la fine del socialismo bolivariano di Maduro oppure un pesante intervento militare con una sanguinosa ed inevitabile repressione.

Juan Guaidò è il nastro nascente autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela forte del benestare del presidente americano Donald Trump. Benestare che ha portato una reazione durissima di Nicolas Maduro sfociata in una rottura dei rapporti diplomatici con Washington e l’invito rivolto ai diplomatici americani di abbandonare il paese, invito respinto dagli Stati Uniti in quanto non riconoscono più Maduro come legittimo presidente.

Nel frattempo l­­­­’economia Venezuelana è al limite del collasso, peggiore perfino di quella della Corea del Nord di Kim, con un’inflazione che ha toccato livelli mostruosi del 41.000%.

 

Eppure fino a poco tempo fa le cose non andavano male. Sotto la guida del presidente Chavez, deceduto nel 2013, leader del partito Socialista Unito del Venezuela, grazie allo sfruttamento in maniera intensiva delle sue risorse naturali, in primis il petrolio, riuscivano a finanziare importanti programmi sociali, per combattere malattie povertà ed analfabetismo.

 

Con la crisi economica ed il crollo del prezzo del greggio, le esportazioni hanno subito un enorme danno, non riuscendo poi a reagire.

 

Tasso d’inflazione tra i più alti al mondo, una moneta paragonabile alla carta straccia, criminalità e corruzione, questa è oggi la fotografia dello Stato sudamericano.

 

L’annuncio di autoproclamazione di Guaidò è stato subito riconosciuto dal Presidente degli Stati Uniti, ed a breve poi è stato riconosciuto come presidente ad interim anche da Canada, Brasile, Paraguay, Colombia, Argentina, Perù, Ecuador, Cile, Guatemala e Costa Rica. In difesa di Maduro si sono schierati invece Messico, Cuba, Bolivia e Turchia più per convenienza economica che per convinzione. La normalità è lontana dall’avverarsi, con il rischio di spargimenti di sangue, dovuti ad una sempre più probabile guerra civile.

 

Scenari di crisi mondiale, basta pensare che Vladimir Putin ed Erdogan, si sono apertamente schierati a favore di Maduro e sono contrari a qualsiasi intervento esterno.

 

La situazione è senz’altro complessa, di facile strumentalizzazione da parte di qualcuno a fini ideologici e politici, dimenticandosi il vero dramma che si cela dietro la popolazione locale in difficoltà a comprarsi il mangiare, o i medicinali per curarsi.

 

Un Paese sull’orlo della bancarotta nonostante le ingenti risorse di petrolio che secondo l’OPEC sarebbero tra le più importanti al mondo. Forse il vero mistero, oltre il narcotraffico, sta proprio qui. Pochi e potenti ricchi, senza nessun tipo di scrupolo, capaci di rendere l’87% dei venezuelani in povertà, dimenticandosi però, che quando un popolo non riesce più a mangiare, è il momento in cui lo stesso popolo può solo reagire in maniera violenta per sopravvivere.

 

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