6 Luglio 2020 - 9.32

VALLE DEL CHIAMPO – Fatture inesistenti e lavoro irregolare: sequestro di oltre 400 mila euro

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito, nei giorni scorsi, un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Vicenza, finalizzato alla confisca c.d. “per equivalente” di beni e disponibilità finanziarie intestate a due società e al loro amministratore, per un valore complessivo di 412.471 euro, in relazione all’ipotesi di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini erano state avviate nel novembre 2015 allorquando i finanzieri della Compagnia di Arzignano avevano condotto e concluso due verifiche fiscali nei confronti di altrettante società a responsabilità limitata, operanti nella preparazione e concia di cuoio e pelle e tintura pellicce, entrambe legalmente rappresentante da P.L. (classe 1969, di Chiampo – VI).

Le attività di servizio svolte avevano fatto emergere un giro di fatture oggettivamente inesistenti, afferenti a prestazioni di manodopera fittizie, emesse da due società risultate mere “cartiere” con sede formale in provincia di Verona, di cui le società verificate avevano beneficiato, nel periodo dal 2010 al 2012, deducendo con tale comportamento illecito costi inesistenti e detraendo indebitamente I.V.A. a credito.

Gli accertamenti svolti nei confronti di una delle due società avevano inoltre permesso di constatare l’utilizzo, da parte della medesima, di ulteriori fatture – in questo caso, per operazioni parzialmente inesistenti – legate a spese pubblicitarie, emesse da una Associazione Sportiva Dilettantistica, anch’essa ubicata nella provincia di Verona e attiva nell’organizzazione di rally. Tale circostanza aveva trovato conferma, fra l’altro, nell’esecuzione di indagini bancarie in capo alla predetta A.S.D., in virtù delle quali era stato possibile ipotizzare una retrocessione del fatturato in eccesso per le prestazioni rese.

La società sportiva

Era stato appurato lo svuotamento pressoché totale dei conti correnti in favore del presidente della A.S.D., F. G. e della sua compagna A. B. nonché il ricorso a frequenti prelievi in contanti e bonifici verso una società slovacca riconducibile al primo; circostanze che avevano consentito di ipotizzare una retrocessione del quantum fatturato in eccesso per le prestazioni rese.

I lavoratori irregolari

Nel corso delle attività di verifica fiscale erano emerse, inoltre, gravi irregolarità in materia di impiego di manodopera e lavoro sommerso. Le attività ispettive condotte dai finanzieri della Città del Grifo avevano infatti permesso di rilevare un massiccio ricorso all’impiego irregolare di personale dipendente con l’individuazione di 49 lavoratori in nero e di 52 lavoratori irregolari, oltre a compensi erogati “fuori busta” pari ad euro 205.391,07 e a ritenute sugli emolumenti non operate e/o non versate per euro 47.240,14.

Le risultanze delle attività di verifica fiscale, rassegnate alla Procura della Repubblica di Vicenza, davano contezza di un sistema di frode basato sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzato a consentire ai destinatari di tali documenti l’evasione delle imposte sui redditi e dell’I.V.A.. Il percorso operativo e le ipotesi investigative avanzate dalla Compagnia di Arzignano sono state condivise dal G.I.P. presso il Tribunale di Vicenza che, su proposta della Procura della Repubblica di Vicenza, ha pertanto emesso apposito Decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca del profitto del reato di cui all’art. 2 del D.lgs. 74/2000, individuato, rispettivamente per ciascuna società verificata, in 169.297,33‬ € e 243.174,25 €, corrispondenti, nel complesso, all’indebito risparmio di I.RE.S. e I.V.A. conseguito da ciascuna di esse. L’esecuzione del Decreto ha permesso di sottoporre a misura cautelare reale, per intero, i succitati importi, mediante l’apprensione, in via diretta, di somme riconducibili alle società in argomento (saldi attivi di conto corrente e polizze) rispettivamente per 169.297,33 € ed euro 117.143,42 € e, per equivalente nei confronti del loro rappresentante legale, di disponibilità finanziarie (saldi attivi di conto corrente e polizze) e di quote societarie per un ammontare complessivo di 126.030,83 €.

L’Autorità Giudiziaria Berica ha da ultimo disposto il dissequestro e la restituzione delle somme oggetto di sequestro, alla luce del fatto che l’indagato, nel periodo di tempo intercorrente fra la conclusione delle verifiche fiscali e l’esecuzione del sequestro, aveva avviato con l’Agenzia delle Entrate una definizione agevolata del debito tributario (c.d. “pace fiscale”), circostanza, questa, che conferma la fondatezza delle ipotesi investigative portate all’attenzione della Procura della Repubblica di Vicenza.

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