6 Aprile 2021 - 11.36

Un’onda verde sta attraversando l’Europa!

Le recenti elezioni in due importanti lander tedeschi, Baden-Wurttemberg e Renania-Palatinato erano un test importante in vista delle elezioni politiche generali che si terranno in autunno, per intenderci quelle che segneranno la fine dell’era Merkel.Ebbene, nonostante i timori per una forte ascesa dell’estrema destra, il vero vincitore è stato incontestabilmente il Partito dei Verdi, per il quale si prospetta a questo punto un possibile ritorno al Governo della Repubblica Federale.Ciò conferma che in Germania soffia un vento di cambiamento, che fa da pendant a venti simili che spirano in altri Paesi Europei.Nelle elezioni amministrative francesi del 28 giugno 2020, un altro exploit verde ha profondamente modificato il mosaico dei Comuni transalpini. Lione, Bordeaux, Marsiglia, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Tours hanno eletto sindaci verdi. Anche a Parigi, nella riconferma di Anne Hidalgo, ha pesato parecchio la sua alleanza con l’ecologista David Belliard.Ma questa nuova tendenza verso il “green” si era nettamente palesata anche alle ultime elezioni europee del 2019, che i Verdi, tra le grandi famiglie politiche, sono gli unici a non avere perso. Per meglio dire, l’arretramento che ha colpito in egual misura Popolari, Socialisti e Liberali, tutti penalizzati dall’avanzata dei cosiddetti “populisti”, spesso chiaramente enti-europeisti, non ha colpito i Verdi, che sono rimasti il quarto gruppo nel Parlamento Europeo, con ben 75 seggi (25 in più del 2014).I Grunen in Germania, con il 20,5% hanno portato a casa 24 seggi, e sono risultati secondi soltanto alla Unione CDU-CSU guidata dalla Cancelliera Angela Merkel.Ottimo anche il risultato dei verdi francesi, passati dal 9% al 13,5% (più 12 seggi).Nel Regno Unito se si sommano i voti dei verdi di Inghilterra, Scozia e Galles, il movimento ecologista registra un lusinghiero 16,2% (più 5,4% sul 2014).Nella vicina Irlanda stessa musica, con il partito Verde passato dal 4,9% del 2014 all’11,4%.Comunque bene anche in Austria (14%), in Olanda (10,9%) e in Finlandia (16%).A questi risultati straordinari corrisponde l’esito non certo eclatante dei verdi italiani, che sia pure con più liste collegate ottengono un misero 2,39%.Perchè quest’onda lunga che sta investendo quasi tutta l’Europa non coinvolge anche l’Italia?Eppure anche da noi negli ultimi decenni si è diffusa una cultura ecologista improntata alla sostenibilità, non solo ambientale, che potenzialmente dovrebbe coinvolgere varie fasce dell’elettorato. Il problema allora non può che essere politico, nel senso che la proposta ecologista qui da noi non è mai stata all’altezza.E lo prova la frammentazione che ha sempre caratterizzato il mondo “verde” nel nostro Paese, e non caso si è sempre parlato di “Federazione” delle forze che a questa galassia fanno riferimento. Tutti ricordiamo il famoso simbolo del “Sole che ride”, che riuscì per alcuni anni a rappresentare il punto di riferimento per alcune grandi battaglie, dal nucleare, alla caccia, all’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, agli sversamenti illegali di rifiuti tossici.Ma la “Federazione” non è mai riuscita a fare un definitivo “salto di qualità”, a trovare cioè una precisa identità, ed a crearsi uno spazio politico autonomo.Il risultato è che gli esponenti di questa cultura sono solitamente candidati all’interno di coalizioni di centrosinistra, finendo così con il perdere la loro riconoscibilità, e con lo stemperare la loro identità.Ma è anche proprio nella proposta politica che si possono trovare altre motivazioni del mancato decollo di un Partito verde italiano.Nel senso che i verdi nostrani si sono quasi sempre caratterizzati come il “Partito dei NO”, incapace cioè di affiancare agli allarmi lanciati per la salvaguardia del Pianeta, proposte concrete, e alternative percorribili.I verdi si sono lasciati imprigionare in un modello economico di “rinunce”, senza cioè riuscire ad elaborare idee concrete che riescano a coniugare difesa dell’ambiente e crescita economica ed occupazionale. Non a caso, in Germania, i Grünen per portare a termine il loro processo di maturazione sono andati a parlare di futuro sostenibile proprio all’interno delle fabbriche. Perché i voti si prendono solo traducendo gli ideali in proposte concrete, che sappiano scacciare le paure e porre le basi per il futuro. Ed il risultato è che il Governatore del lander più industriale della Germania è da qualche anno un Verde, ed i verdi sono al governo in 11 lander su 16.In altre parole, i verdi italiani non sono ancora riusciti a scrollarsi di dosso l’immagine di essere come le angurie, cioè “verdi fuori e rossi dentro”.L’errore di fondo è stato quello di essersi sempre troppo appiattiti verso le posizioni della sinistra, anche quella più radicale, perdendo così la riconoscibilità, l’originalità, della loro proposta politica.Anche in Europa le varie forze ambientaliste hanno sempre gravitato nell’area del centrosinistra, ma si sono comunque sempre poste come “alternative” alla sinistra e ai Socialisti, stringendo con loro degli accordi di governo soltanto post voto, e non rifiutando, quando funzionale ai loro fini, anche alleanze organiche con le forze di centrodestra, come in Austria o in alcuni lander tedeschi. In altre parole, con la politica dei “NO” non si prendono voti. Il cittadino, per apporre la fatidica croce sulla scheda elettorale, vuole vedere un progetto per il futuro, un disegno concreto, proposte realizzabili. Vuole probabilmente anche vedere un leader riconoscibile, e non capi e capetti, per quanto bravi, impegnati solo in una competizione che blocca qualsiasi crescita, e impedisce un passaggio dal movimentismo alla politica attiva nelle sedi istituzionali della rappresentanza.Con le solite facce, con i “soliti noti”, attenti solo a difendere il loro piccolo orticello, non si va da nessuna parte, e non stupisce quindi che nessuno sia fino ad ora riuscito a costruire una casa comune dei Verdi in Italia.Concludendo, il mancato decollo, per non dire flop, di un partito verde nel BelPaese, non è colpa degli elettori italiani che non votano per le forze ambientaliste.Come accennato, mentre in Italia, come nel resto dell’Europa, la coscienza ecologista cresceva, si affermava l’economia circolare, si riconoscevano i reati ambientali, le imprese investivano in sistemi produttivi più green, nel mondo ambientalista ci si azzuffava per decidere chi era più estremista o più a sinistra.Perdendo di vista il fatto che una discarica abusiva di rifiuti tossici, per fare un solo esempio, non è né di destra né di sinistra; è solo un comportamento criminale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E così, come dicevo all’inizio, mentre “Un’onda verde sta attraversando l’Europa”, nel nostro Paese a tutt’oggi manca un partito che guardi all’ecologia non solo come natura da difendere, ma anche come un nuovo modo di pensare il sistema produttivo ed economico, e ad una possibile risorsa per il mercato del lavoro.Se non si cambia registro, mentre in Germania, piuttosto che in Austria o in Finlandia, i Verdi governano, da noi continueranno con i comitati locali, con le battaglie civiche, con piccole questioni ambientali legate al territorio.Condannandosi così all’irrilevanza.

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