1 Luglio 2019 - 12.13

Tributi locali sugli immobili industriali, la parola a Confindustria Vicenza

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Dopo la richiesta di Confindustria Vicenza di mantenere invariate le tasse locali, solo 3 comuni su 114 hanno aumentato IMU e TASI.

Tuttavia, la pressione fiscale delle principali imposti locali sui fabbricati industriali rimane troppo elevata.

“Gli amministratori locali si sono dimostrati sicuramente più seri e credibili del livello nazionale: nonostante le difficoltà che hanno a gestire tutte le necessità di comuni, si sono messi in ascolto dei bisogni delle attività produttive che avevamo palesato con una lettera a tutti i sindaci lo scorso gennaio e chi ha promesso di non alzare le tasse, ha mantenuto la parola”. Il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi commenta così i dati che emergono dal Rapporto di Confindustria Vicenza sulla fiscalità locale degli immobili industriali, alla sua quinta edizione, in cui si analizzano i tributi locali sui fabbricati di tutti i 114 Comuni della Provincia di Vicenza.

“Dopo la scellerata decisione, inserita in Legge di Bilancio, di permettere agli enti locali di aumentare le aliquote sui principali tributi e le addizionali locali – ricorda Vescovi -, avevo chiesto con urgenza a tutti i comuni di non alzare le tasse sui fabbricati industriali che dal 2010 al 2019 ha già conosciuto in molti casi un incremento di circa l’80 per cento, in particolare a causa del passaggio dall’ICI all’IMU nel 2011”.

Un aggravio che viene incamerato dallo Stato e non dagli enti locali, i quali possono trattenere solo il gettito derivante dall’eventuale incremento rispetto all’aliquota standard prevista per l’IMU nella misura del 7,6 per mille.

“Il rischio era che un ulteriore aumento della pressione fiscale anche locale favorisse il triste fenomeno dell’abbandono di avviate attività economiche. A questa nostra sollecitazione sono seguite molte dichiarazioni, pubbliche e private, che andavano tutte nella stessa direzione: ovvero quella di mantenere il livello pressoché invariato e per la stragrande maggioranza dei Comuni così è stato”.

L’incremento di tassazione è stato molto contenuto: rispetto al 2018 (ultimo anno in cui era inibita ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote delle principali imposte locali gravanti sui fabbricati), nel 2019 la tassazione ha conosciuto – in media – un aumento pari allo 0,27 %, dovuto principalmente alla TARI, la tassa sui rifiuti.

Solo 3 Comuni su 114 hanno incrementato l’IMU e la TASI e, considerando anche la TARI, il 60% dei Comuni ha ridotto o non ha variato l’imposizione complessiva generata dalle tre imposte: si tratta di un segno evidente di come gli amministratori locali, che toccano con mano i bisogni delle persone e delle imprese a cui rispondono giorno per giorno, hanno accolto con senso di responsabilità l’appello degli Industriali. Ed è per questo atteggiamento che noi, come Confindustria, continuiamo a spingere affinché si realizzi l’Autonomia, perché la gestione delle risorse sia mantenuta il più possibile vicino a chi genera PIL e paga le tasse”.

In tale prospettiva, si deve ribadire che la tassazione gravante sugli immobili industriali rimane troppo elevata, soprattutto per i meccanismi di determinazione delle imposte previsti a livello centrale.

Per questo, Vescovi lancia un appello contro la pressione fiscale e l’ingorgo burocratico proprio dei tributi sul territorio:

“Troppo alta la tassazione e eccessiva la complessità burocratica nel processo di calcolo delle imposte locali in esame: è sufficiente segnalare che lo studio di Confindustria Vicenza ha evidenziato che in Provincia sono applicate con riferimento all’IMU, alla TASI e alla TARI, la cosiddetta Imposta Unica Comunale, circa 500 aliquote.

Appare quindi indispensabile un ripensamento della fiscalità locale da parte del legislatore nazionale, con particolar riguardo agli immobili produttivi: una semplificazione delle aliquote e una sostanziale riduzione dell’IMU e della TASI dovuta sugli immobili produttivi utilizzati dagli imprenditori per svolgere la propria attività fornirebbe un buon contributo alla riduzione del “Total Tax Rate” sulle imprese. Si deve prendere atto che gli immobili strumentali delle imprese subiscono già una tassazione concorrendo alla determinazione del reddito d’impresa, ossia alla creazione di ricchezza tassata. Gli immobili strumentali, se effettivamente utilizzati, sono fattore di sviluppo da incentivare e non una rendita da penalizzare. La proprietà degli immobili, insomma, sta diventando uno svantaggio competitivo, piuttosto che una risorsa. In questo senso – conclude il Presidente di Confindustria Vicenza – L’aumento della deducibilità dell’IMU dall’IRES che sembra essere stata introdotta dal “Decreto Crescita”, attualmente in corso di conversione, fanno ben sperare per il futuro. Ora vediamo se anche a Roma alle parole seguiranno i fatti”.

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