22 Ottobre 2020 - 10.33

Si è concluso Working Title Film Festival 5 online


Si è chiusa giovedì 15 ottobre la quinta edizione di Working Title Film Festival – Festival del cinema del lavoro, che si è tenuta interamente online. L’ultimo atto del festival sono le scelte della Giuria Giovani, formata da 15 studenti universitari, neolaureati e giovani appassionati di cinema europei, che si sono confrontati da remoto. Il progetto è stato realizzato da WTFF in collaborazione con Erasmus + Virtual Exchange e ha previsto diversi web meeting, con il supporto tecnico e logistico e la facilitazione di Lorenza Bacino (UNIcollaboraton). Hanno fatto parte della Giuria Giovani Riccardo Bertoia, Daniela Bongiorno, Alice Bordignon, Carlotta Canovi, Elisa Chiari, Girolamo da Schio, Chiara Faggionato, Juan Francisco González, Regina Khanipova, Lorenzo Lamberti, Silvia Mazzei, Pedro Montesinos, Valerio Picca, Alessio Rosa, Michele Sammarco.

Dopo aver valutato 11 film in concorso che affrontano le tematiche del lavoro dal punto di vista dei giovani, dei bambini e degli adolescenti, la Giuria Giovani ha assegnato il Premio Speciale Giuria Giovani a “For Your Sake”, cortometraggio documentario della regista tedesca Ronja Hemm, le cui protagoniste sono due giovani nepalesi che, prima di trasferirsi in Giappone per studiare, trascorrono alcuni giorni nella casa di famiglia, sulle montagne del Nepal, confrontandosi con la madre e la nonna.

Sono state poi inoltre assegnate due menzioni speciali. La prima a “Sisterhood”, lungometraggio ibrido tra finzione e documentario del giapponese Takashi Nishihara il cui protagonista, un regista che sta girando un film sul femminismo, intervista delle giovani donne e mette in scena le loro vite frammentate: tra di esse una cantante rock, una fotografa, una modella di nudo. La seconda a “Waithood” della regista belga Louisiana Mees Fongang, cortometraggio di finzione ambientato ad Atene, che ha per protagonisti cinque ragazzi che cercano divertimento nel lussuoso appartamento Airbnb che uno di loro pulisce in cambio di una misera paga.

La dimensione europea del festival si è affermata inoltre con la conferenza “Working Europe. Nuove tendenze del cinema sul lavoro”, svoltasi online il 7 ottobre con gli organizzatori di quattro festival europei nati negli ultimi anni, affini per sensibilità e tematiche: Itxaso Diaz, direttrice artistica di LAN Festival audiovisual obrero di Bilbao (Spagna), Talat Bhat, direttore artistico di Arbetar Film Festivalen – Nordic Labor Film Festival di Malmö (Svezia), Maite Peltier, direttrice artistica di Filmer le travail di Poitiers (Francia), e Marina Resta, direttrice artistica di Working Title Film Festival.

Working Title Film Festival 5 ha presentato a un pubblico globale, su una piattaforma online dal 1° al 15 ottobre, 59 film in concorso, con 40 Paesi rappresentati, 7 anteprime mondiali, 4 europee e 23 italiane, 20 lavori a regia femminile e 14 opere prime.

Sabato 10 e domenica 11 ottobre in diretta social erano state annunciate le premiazioni delle quattro sezioni di concorso: la giuria Lunghi (Gaia Formenti e Pierfrancesco Li Donni) ha premiato come miglior film “En busca del Óscar” di Octavio Guerra Quevedo (Spagna) e assegnato due menzioni speciali a “Malacqua” di Giuseppe Crudele (Italia)( e a “Sisterhood” di Takashi Nishihara (Giappone); la giuria Corti + (Francesca Bertin e Thanos Psichogios) ha premiato come miglior film “For Your Sake” di Ronja Hemm (Germania) e assegnato due menzioni speciali a “Cum inalti un zmeu?” di Lorand Gabor (Romania) e a “Lugar algum” di Gabriel Amaral (Brasile); la giuria Corti (Hannah Weissenborn e Sorayos Prapapan) ha premiato come miglior film “Of Not Such Great Importance” di Benjamin Deboosere (Belgio) e assegnato una menzione speciale ad “Ashmina” di Dekel Berenson (Israele); la giuria Extraworks (Maite Abella e Perla Sardella) ha premiato come miglior film “Waiting Working Hours” di Ben De Raes (Belgio) e assegnato una menzione speciale a “Var-hami” di Ilaria Pezone (Italia).

Il festival è promosso dall’associazione Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale – LIES, con il contributo della Fondazione Monte di Pietà di Vicenza, Cgil, Cisl e Uil Vicenza, il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Vicenza e la partnership tecnica della Scuola Superiore Mediatori Linguistici Vicenza – FUSP.

Le motivazioni della Giuria Giovani: i testi integrali

Premio Speciale Giuria Giovani: “For Your Sake”
di Ronja Hemm (Germania, 2019, 38’)

Il film documentario, ambientato in Nepal, racconta con uno sguardo intimo e diretto tre generazioni di donne Tamang. La madre e la nonna continuano a vivere nel villaggio rurale e svolgono lavori tradizionali legati alla natura; le figlie adolescenti studiano in città e sono in procinto di trasferirsi in Giappone, per ambire a un livello di istruzione più elevato. Il film viene premiato per la grande qualità fotografica, per una regia presente ma non invasiva e per la capacità di esprimere un senso di nostalgia e affetto legati alla cultura nepalese, in una prospettiva dialettica rispetto alla velocità con cui l’umanità si sposta da un punto all’altro del mondo globalizzato.

Menzione speciale Giuria Giovani 1: “Sisterhood”
di Takashi Nishihara (Giappone, 2019, 87’)

Per la sua esplorazione del processo del fare arte e allo stesso tempo del vivere, ibridando il genere documentario e la finzione; per la cura compositiva nella fotografia in bianco e nero, che rende il film lirico. Il film riflette sulla parità di genere nella società giapponese e attraverso il dispositivo metacinematografico del film nel film dà voce a giovani donne che lavorano in ambiti artistici e culturali, che si ritrovano in relazione con un giovane regista, alter ego dell’autore.

Menzione speciale Giuria Giovani 2: “Waithood”
di Louisiana Mees Fongang (Belgio, Grecia, 2019, 22’)

Per la capacità di esprimere appieno la sensazione di vuoto e sospensione che possono provare dei giovani europei nella società capitalistica contemporanea, e per aver messo in luce la sottile linea che può dividere bellezza e rovina in un paese come la Grecia. La capitale ellenica, che esprime un forte contrasto tra i resti del suo glorioso passato e la pesante eredità della recente crisi finanziaria, diventa essa stessa un personaggio in attesa, come lo sono i protagonisti del film, che guardano con amore il panorama dell’antica Atene, ma sognano Berlino.

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