28 Febbraio 2021 - 13.03

Schizofrenia da Covid: negare l’evidenza a chi giova?

Ricordate che una quindicina di giorni fa il noto infettivologo Massimo Galli aveva dichiarato che il reparto da lui diretto era invaso da “nuove varianti”, e che ciò in tempi brevi avrebbe potuto portare problemi più seri?Le sue parole vennero smentite a tamburo battente dalla Direzione dell’Ospedale Sacco di Milano, che precisò che “Le percentuali di varianti identificate, verificate secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dall’ISS o su controlli a campione, sono in linea con la media nazionale e inferiori alla media regionale”. Capita l’antifona, il professore si è ritirato in buon ordine, non senza però aver lanciato un preciso segnale: “Io non dirò più una parola. Quello che farò è solamente aspettare 15 giorni, poi vedremo chi ha ragione e chi ha torto”.I quindici giorni sono ormai passati, e da quanto stiamo vedendo in queste ore, con il nuovo Governo Draghi in procinto di emanare l’ennesimo Dpcm con rigide prescrizioni anti Covid valide da lunedì prossimo fino al 6 aprile, guarda caso il martedì dopo Pasquetta, non credo ci sia alcun dubbio sul fatto che Galli aveva ragioni da vendere.Ma questo episodio, uno dei tanti cui abbiamo assistito in questo lungo anno di pandemia, non aggiunge poi molto a quella che io non esito a definire “schizofrenia da coronavirus”.Schizofrenia che ha coinvolto tutti i settori della nostra società, nessuno escluso, ma che per forza di cose ha trovato la sua sublimazione nella comunicazione. Prendiamo ad esempio la ripartizione in zone colorate del territorio nazionale introdotta dal Governo Conte nel novembre scorso.La ripartizione in zone a rischio differenziato rispondeva ad una  logica ben precisa, quella di evitare l’adozione di misure uniche in tutta Italia, che avrebbero potuto produrre un duplice effetto negativo; quello di non prendere misure veramente efficaci dove maggiore  era il rischio, e imporre misure irragionevolmente restrittive dove la situazione si presentava meno grave.Ma in questo nostro Paese che non ha mai superato la logica dei Guelfi e Ghibellini, fu chiaro fin da subito che le Regioni non consideravano il colore attribuito come la mera risultante di un algoritmo, per la verità piuttosto fumoso, bensì come una sorta di “voto”, che metteva i vertici politici locali di fonte al giudizio, spesso impietoso, dei cittadini. Da qui le contestazioni, le precisazioni, i distinguo, le richieste di chiarimenti, perchè nessun Governatore accettava che la propria Regione fosse dichiarata “zona rossa”, mentre quella confinante era arancione, o magari gialla.Oltre a tutto risultò ben presto palese che il sistema “policromatico” utilizzato funzionava in maniera molto limitata, visti i repentini passaggi da rosso a giallo  o arancione,  e viceversa.Ma a questo punto, come sempre avviene nel BelPaese, scatta il “genio italico”, quello per capirci che quando fu introdotto l’obbligo delle cinture di sicurezza nelle auto,  fece sì che molti napoletani indossassero, al posto delle cinture, magliette con una banda nera trasversale dipinta, al solo scopo di aggirare la norma. Applicate queste “genialate” alle zone colorate, ne è uscita una serie di “varianti cromatiche”, proprio come quelle del virus.E così all’iniziale tripartizione delle zone in rosse, arancioni e gialle, adesso si sono aggiunte le “zone arancione rafforzato”, quelle “arancione scuro”, quelle “giallo rafforzato”.Il perchè è evidente, e risponde a logiche meramente politiche.Quella di offrire al Governatore di turno, od al Sindaco, di poter dire ai propri amministrati; “non siamo in zona rossa, bensì arancione scuro”, oppure “siamo ancora in zona gialla, però rafforzata”, con tutto ciò che ne consegue in tema di maggiori limitazioni.C’è da chiedersi, scherzandoci un po’ sopra: a quando le zone rosso Valentino o rosso Ferrari? O arancione albicocca?  O giallo Chartreuse o citrino?A me sembra l’apoteosi dell’ipocrisia, perchè queste “varianti cromatiche” magari potranno anche avere un minore impatto psicologico sul cittadino, ma la sostanza non cambia, ed è quella di un colossale “casìno”. Non è un caso che stampa e media siano costretti quasi quotidianamente a pubblicare tavole riassuntive di cosa si possa o non si possa fare nelle diverse zone colorate!Per non dire che tutto questo è accentuato dalle prese di posizione dei diversi Partiti, che incuranti degli effetti, continuano ad offrire alternanza di scenari catastrofici e rassicuranti, aumentando così lo sconcerto fra gli italiani.Con il passare dei mesi si è così imposta una sorta di “ermeneutica” delle prescrizioni e dei divieti, con tanto di “interpretazione autentica” da parte di alti burocrati dello Stato nel corso di popolari trasmissioni televisive.Diciamocela tutta; chi non si è mai chiesto se in base alle norme può andare in un posto piuttosto che in un altro?  Arrivando addirittura a pianificare la vita sulla base delle colorazioni a giorni alterni.Capisco che gestire una simile pandemia non sia facile, ma non si può arrivare al punto in cui per vivere occorra avere sempre in mano il calendario perpetuo delle zone colorate.Calendario, o mappa che  dir si voglia, che da adesso deve tenere conto anche delle sfumature di colore! Atteggiamenti schizofrenici si riscontrano poi anche nella vicenda dei vaccini.Sulla quale, se non si trattasse dell’unica speranza di debellare l’epidemia, ci sarebbe da stendere un velo pietoso.Vediamo di fare il punto.E’ evidente che sulla questione l’Europa si è mossa male.  Ha cercato, giustamente da un certo punto di vista, di spuntare dalle ditte produttrici il prezzo più basso, senza tener conto che altri Stati, da Israele ai Paesi del Golfo, agli Usa, erano disposti a pagare le dosi ad un costo più alto.Risultato: Israele ha quasi ultimato la vaccinazione, gli Usa marciano a ritmi forsennati, mentre i Paesi europei sono appesi ai bollettini di Pfizer Biontech  o Astrazeneca che, guarda caso, annunciano costantemente ritardi e contrazioni nelle forniture.Ma a nessuno, a cominciare da Ursula von der Leyden, è venuto in mente ad esempio che Pfizer è una società americana, e come tale sicuramente più esposta alle pressioni dell’Amministrazione Biden?Nessuno a Bruxelles ha tenuto conto che gli Usa in questa fase vietano l’esportazione di vaccini, mentre l’Europa no? Con tutte le conseguenze legate a questa scelta.E’ chiaro a questo punto che cercare di mettere in piedi una produzione europea di vaccini (cosa che pure va fatta) richiederebbe tempi lunghi, e comunque incompatibili con i piani di vaccinazione sbandierati dall’Unione. E se ciò e vero come è vero, sarebbe bene che le nostre Autorità politiche dicessero chiaramente agli italiani che la promessa di vaccinare il 70% della popolazione entro l’estate non è credibile, e che quindi, invece di vagheggiare grigliate a Pasqua o un “liberi tutti” sulle spiagge nei prossimi mesi, si spiegasse senza infingimenti che i sacrifici non sono finiti. A meno ovviamente di non allargare la platea dei vaccini disponibili. E a tal proposito non si può tralasciare la vicenda del vaccino russo Sputnik V.Perchè nessuno mi toglie dalla mente che il rifiuto della Ue di considerare l’utilizzo del vaccino di Putin, sia sorretto da motivazioni chiaramente politiche, basate sul fatto che si teme che la Russia intenda utilizzare il vaccino come arma di propaganda nello scontro geo-politico. Ma Sputnik V è ormai utilizzato da ben 35 Paesi nel mondo, da quelli dell’Europa orientale a San Marino, che si è stancato di aspettare invano le dosi concordate con l’Italia.E sulla sua efficacia non va sottaciuto che il vaccino russo ha acquisito credibilità anche nella comunità scientifica internazionale, tanto che l’autorevole rivista  Lancet lo ha giudicato efficace al 90%.L’evidente impaccio della Ue ha fatto sì che non solo il leader ungherese Orban abbia deciso di utilizzare lo Sputnik V, ma è di queste ore la notizia che il Cancelliere austriaco Kurz si è mosso in autonomia, ed ha chiamato Vladimir Putin.  Secondo quanto riferito da fonti del Cremlino, i due leader hanno discusso non solo di forniture del vaccino all’Austria, ma anche della possibilità di avviarne la “produzione congiunta”.Va specificato che la Ue  non  ha mai posto il veto contro lo Sputnik V, ma si trincera però dietro l’impossibilità di visitare i siti di produzione in Russia.Le mosse di Orban e Kurz non vanno però sottovalutate.  Se infatti l’Ungheria da tempo ha rapporti tesi con Bruxelles, ciò non vale certo per l’Austria, da sempre Paese ancorato alla Ue. E la mossa di Kurz potrebbe dare l’avvio ad un “liberi tutti” nella corsa al vaccino, obbligando anche l’Italia a operare qualche scelta. Come si vede, la schizofrenia di cui parlavo all’inizio è presente un po’ ovunque, ed il problema è che non si vede al momento un clinico in grado di curarla.La gravità del momento dovrebbe suggerire alla politica che è finito il tempo della “guerra fredda”, che siamo tutti sulla stessa barca, e che se funziona anche il vaccino russo deve poter essere utilizzato. I nostri avi latini dicevano “primum vivere, deinde philosophari” (prima vivere, poi fare della filosofia);  quindi prima pensiamo alla vita, a salvare i nostri vecchi, e poi penseremo alla politica.  

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