24 Novembre 2020 - 17.00

Scarpe Lidl e merchandising selvaggio: lo Swatch, le magliette McDonald’s… a quando le parrucche Einstein di Eurospin?

di Alessandro Cammarano

C’erano una volta i collezionisti, divisi equamente in due categorie: coloro che si circondavano di oggetti di pregio per il puro piacere di averli in casa, di poterli ammirare a far ammirare e quelli che con fiuto antiquario acquistavano per rivendere. Intendiamoci, questo collezionismo è tutt’ora florido ­– anche se riservato ad una ristrettissima cerchia di colti cui negli anni si è aggiunta la pletora dei nuovi ricchi che comprano da Sotheby’s una kylix a figure rosse del V secolo avanti Cristo da usare come posacenere – ma l’avidità, spesso accompagnata da una certa qual superficialità ove non stupidità “tout-court”, guida le scelte del neo-antiquario.

Il Gronchi Rosa, i Marenghi oro, le Cinquecento lire d’argento con la bandiera “roversa”, il primo numero di Tex hanno lasciato il passo ad oggetti generalmente orridi ma capaci di scatenare passioni che in confronto quella di Paride per Elena viene derubricata a fuoco di paglia.
È il merchandising a farla da padrone, la ricerca di oggetti pubblicitari assurti a feticcio è il nuovo passatempo dei mediocri. Il fenomeno più recente è legato alla follia collettiva per le abominevoli scarpe della LIDL – inizialmente riservate ai dipendenti, riteniamo per una qualche forma di umiliazione psicologica – messe in vendita al pubblico insieme ad altrettanto orridi sandali da piscina e responsabili di aver scatenato una corsa all’acquisto degna del primo giorno di saldi da Harrod’s. Dietro questa furia non c’è, ovviamente, lo sfrenato desiderio di poter calzare gli obbrobri rossi-gialli-blu ma bensì quello di guadagnarci sopra il più possibile rimettendoli in vendita sulle piattaforme di e-commerce. La notizia, fra il tragico e il grottesco, non è però quella relativa all’accaparramento e al conseguente rapidissimo esaurimento dell’articolo, no; la notizia sta nel prezzo a cui queste chiaviche sono state rivendute. A fare un giro su E-Bay c’è da farsi prendere un coccolone a leggere annunci del tipo “Scarpe LIDL numero 47. Prezzo duemilacinquecento euro più spese di spedizione”, ovviamente sparite nel giro di trenta secondi, aggiudicate ad un genio che, fiutato l’affare, ha azzerato il plafond della sua carta di credito e già sogna di rivenderle almeno al doppio. Con la stessa cifra si potrebbero fare una marea di cose più intelligenti, ma vuoi mettere la soddisfazione? Naturalmente il venditore primo, ossia quello che con sprezzo del pericolo ha comprato i calzari al discount a meno di venti euro, brinda a champagne alla faccia dei gonzi.

Andando indietro negli anni si ricordano scontri all’arma bianca per accaparrarsi qualche anno fa le magliette promozionali di McDonald, con ragazzini tramutati in guerrieri ninja e disposti a tutto pur di ottenere l’oggetto agognato e ancora una volta parecchio brutto; ma l’estetica, si sa, prescinde dalla brama di possesso

Negli anni Ottanta del secolo scorso anche lo Swatch fu oggetto di culto – tornano alla mente notti in bianco tipo quelle fatte dai cultori Apple fuori dei negozi per essere i primi a poter fare squillare il nuovo smartphone – tanto che se ne compravano a decine, rigorosamente da non usare mai e da conservare nel loro astuccio a mo’ di reliquia di Santa Radegonda nella speranza che nel tempo aumentassero di valore. A dire il vero per un po’ le quotazioni salirono, per precipitare poi in un abisso di oblio, come era giusto che fosse.

I possessori dei primi cellulari invece sbagliarono tutto: chi aveva speso circa quattro milioni del vecchio conio per comprare il Motorola DynaTAC 8000x – per gli amici “il Mattone” – tanto per fare gli smargiassi con gli amici se ne sbarazzò lestamente non appena iniziarono ad uscire modelli che almeno entravano in uno zainetto. Errore madornale! Le quotazioni del Mattone veleggiano su cifre da fare invidia a buone opere d’arte.

Si stenda un velo pietoso sulle varie collezioni di Coccodritti, Tartallegre e compagnia cantante: ci furono persone che si allergizzarono al cioccolato a furia di ovetti bicolori e nella ricerca spasmodica di completare una raccolta che, secondo loro, avrebbe fatto vergognare quella di uova Fabergé posseduta dai Romanov.

Tornando ad oggi, vista la furia per la scarpa mostruosa, è lecito ipotizzare un futuro in cui all’Eurospin ci si accapiglierà per il set parrucca-sopracciglia alla Albert Einstein e la S di Esseslunga campeggerà su pigiami in vendita a 9,99 tra il reparto surgelati e l’isola della verdura per i quali il maniaco del merchandising si accamperà davanti al supermercato già dalla settimana precedente l’apertura delle vendite. Chiudo qui e vado a vedere a quanto stanno i futures sugli zoccoli olandesi di Aldi.

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