13 Agosto 2020 - 12.16

Salvini tarpa le ali a Zaia: Lega ed ora?

Salvini e la lista Zaia: eccesso di potere?

Ve lo ricordate lo slogan “Paroni a casa nostra” su cui Rocchetta e Tramarin fondarono la Liga Veneta nel 1980?

Un programma affascinante, che prometteva di far ritornare il Veneto ai tempi dei fasti della Serenissima Repubblica di Venezia, quando in Terra di San Marco erano i veneti a decidere i propri destini.

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, chissà a quanti esponenti della Lega del Veneto sono ritornate a mente queste parole di  Gino Bartali allorchè, lo scorso fine settimana Capitan Salvini ha imposto la sua linea per la composizione delle liste per le prossime elezioni regionali del 20-21 settembre.

E non si sarebbe trattato di un consiglio, di un suggerimento, ma di un vero e proprio “diktat”, di un “ukase” impartito con pieno spirito assolutistico, e fatto pervenire ad un Luca Zaia probabilmente impegnato a limare le liste che dovranno essere presentate entro il prossimo 21 agosto.

Perchè Salvini ha deciso di far valere il suo potere sulla componente veneta del Partito, che sembra avviarsi ad una vittoria certa alle regionali?

Ma proprio per questo in realtà!

Ma cerchiamo di capire bene.

Stando ai più recenti sondaggi, in Veneto la lista personale di Luca Zaia, paladino dell’autonomismo veneto, potrebbe avere un risultato compreso in una forbice tra il 36 ed il 38 per cento.

Tutto bene quindi?  Non tanto per Salvini perchè la lista “ufficiale” della Lega non andrebbe oltre un 18-20%, con il rischio di essere addirittura sopravanzata da quella di Fratelli d’Italia, visto il vento in poppa di cui sembra godere la Meloni di questi tempi. 

Uno scenario da incubo per il Capitano, che non può permettersi che la sua Lega nazionale arrivi in Veneto addirittura terza, mostrando così in modo inequivocabile la debolezza della formula politica della “Lega di Salvini”, sempre meno “nordista”, e sempre più nazional-sovranista.

Da queste considerazioni, forse meglio da questi timori, deriva sicuramente l’ordine di Salvini secondo cui tutti gli otto assessori uscenti della Giunta veneta, più il capogruppo Nicola Finco, dovranno obbligatoriamente essere inseriti nella lista ufficiale della “Lega per Salvini Premier”.

L’obiettivo, neanche tanto recondito, sarebbe quello di ridurre il divario con il Governatore del Veneto, che deve sì vincere, ma non stravincere umiliando il Partito. 

E pensare che solo nel 2015 la lista Zaia suscitò molte perplessità nei big della Lega veneta, quegli stessi che oggi sgomitano per entrarci.

Nel 2015, la lista “Zaia Presidente”, pur improvvisata, incassò 427mila voti, pari al 23,08%, con 13 seggi, mentre l’allora Lega Nord si fermò a 329mila voti, solo il 17,82%, con 10 seggi. 100mila voti non sono bruscolini!

Capite bene le angustie del Capitano, accresciute dal fatto che la buona gestione della crisi sanitaria ha lanciato Zaia nell’empireo dei big nazionali, con percentuali di gradimento seconde solo al premier Conte.

Con la conseguenza che nel 2020 il rischio per Luca Zaia si chiama overbooking, tanto da essere costretto a mettere in campo altre liste a lui legate, che saranno due per ogni provincia: “Zaia Presidente”  e “Sindaci e Amministratori per Zaia”

Ma come è stato preso in veneto quello che sembra un eccesso di potere di Salvini?

Apparentemente bene, visto che il “Segretario Nathional della Liga Veneta” Lorenzo Fontana si è così espresso: “Gli assessori regionali uscenti andranno in lista Lega. È stata una discussione che abbiamo avuto anche all’interno del consiglio della Lega perché vogliamo che chi ha rappresentato la giunta regionale sia nella lista della Lega. C’è stata un po’ di discussione, un confronto, ma secondo me è giusto che gli assessori vadano in lista Lega. E penso che tutti passeranno con semplicità, immagino anche che più di qualcuno verrà riconfermato in giunta. Zaia dice giustamente che non ci sono posizioni di rendita, ma penso che quelli che hanno lavorato bene verranno riconfermati”.

Concetto confermato anche da Zaia, che ha detto che è giusto che gli assessori uscenti diano il loro contributo, andando a cercare  voti per il Partito sul territorio. 

Queste le posizioni ufficiali, che sicuramente non potevano essere diverse. Ma io non ci metterei la mano sul fuoco che le cose fra gli esponenti della Lega del Veneto siano così tranquille. 

Perchè l’ordine perentorio del Capitano comporta sicuramente due scontate conseguenze, poco piacevoli per alcuni esponenti di spicco della Lega.

La prima che in alcune province si potrebbe determinare una sorta di “ingorgo” dei big canditati, con il rischio che alla fine, in virtù del fatto che la Lista “Lega per Salvini Presidente” è scontato che  prenderà meno voti di quella personale di Luca Zaia, qualcuno non riesca ad essere eletto. 

Tanto per fare un esempio, è alquanto difficile immaginare che a Vicenza la lista “ufficiale” della Lega porti a casa tre seggi, e quindi uno tra Roberto Ciambetti, Manuela Lanzarin e Nicola Finco potrebbe non staccare il biglietto per Venezia.  Ma lo stesso può avvenire a Rovigo con Cristiano Corazzari e a Treviso con Federico Caner, costretti a misurarsi nelle urne con risultati non scontati.

La seconda conseguenza è che Luca Zaia, privato delle punte di diamante costituite dai suoi assessori uscenti, alla fine potrebbe portare in Consiglio Regionale degli illustri sconosciuti.

Capite bene che, nonostante le apparenze, qualche mal di pancia nella Lega del Veneto io lo do per scontato.

E ha voglia il “Doge” a rassicurare gli assessori uscenti, garantendo loro il posto in lista.  Perchè questi si chiedono: ma in quale lista?  Quella della Lega che sente sul collo il fiato di Fratelli d’Italia, o quella del Presidente che le proiezioni indicano come in grado di doppiare i voti del Partito?

Certo a Luca Zaia verrà sicuramente utile la legge regionale da lui fatta approvare nel corso della scorsa legislatura, che impone che gli assessori regionali non  possano essere consiglieri.   Legge che suscitò la levata di scudi delle opposizioni che gridarono allo scandalo, in quanto in questo modo le poltrone a disposizione di Zaia aumentavano, aggiungendo i dieci assessori ai consiglieri regionali eletti. Non è possibile che il Governatore quando volle quella legge avesse in mente gli scenari attuali, ma adesso quel provvedimento diventa una vera e propria “manna dal cielo” per governare la crisi da overbooking che si prospetta. 

Perchè è evidente che se qualche ex assessore non verrà eletto nelle urne, potrebbe essere recuperato nella nuova Giunta regionale.  Al riguardo mi sembra alquanto improbabile che Zaia voglia rinunciare a due assessori chiave nella gestione dell’emergenza sanitaria, come Manuela Lanzarin (Sanità) e Giampaolo Bottacin (Ambiente e Protezione Civile), che abbiamo sempre visto al suo fianco nell’appuntamento televisivo quotidiano delle 12,30 dalla Protezione Civile di Marghera.

Comunque vada, le elezioni venete, oltre che una data cerchiata in rosso sul calendario di Salvini, potrebbero rappresentare in prospettiva un caso di “laboratorio politico”.  E tutto si giocherà come al solito sui numeri, nel senso che se Luca Zaia venisse alla fine eletto con il 70% o più dei suffragi, potrebbero innescarsi interessanti sviluppi futuri.  Come lui stesso ha in parte ammesso quando qualche giorno fa alla festa salvinana di Milano Marittima avrebbe dichiarato: “Se passa il 70%, il problema non è quello che accade in Lega, perché la Lega sarà quella di prima. Il problema è un altro: io avrò la responsabilità di rappresentare anche dei cittadini che momentaneamente magari ci hanno scelto e che poi torneranno negli anni a votare il loro partito. Molti di sinistra mi votano”. 

E qui tornano in campo i ragionamenti che abbiamo fatto qualche giorno fa in un altro pezzo, qui a Tviweb, sugli errori di Salvini. 

Ragionamenti che vedono in Luca Zaia un concorrente del Capitano qualora le vele della nave della sua Lega nazional-sovranista non trovassero più il vento a favore, e la sua leadership venisse messa in discussione.Uno che di “interna corporis” della Lega se ne intende, l’ex Sindaco di Verona Flavio Tosi, sembra non vedere lo scontro imminente, se sono vere queste parole attribuitegli: “Ma la resa dei conti non ci sarà ora. Luca sa che per lui, al terzo mandato in regione, la prossima finestra utile per andare a Roma sarebbe solo alle politiche del 2023. E perché dovrebbe aprirla ora la guerra con Salvini?”.Ciò non toglie che Salvini non dorma sonni tranquilli, e lo testimonierebbero le parole attribuite da un quotidiano a Giancarlo Giorgetti, secondo cui il Vice Segretario della Lega avrebbe riferito a metà giugno ai suoi interlocutori  dell’ambasciata americana: “Zaia è ormai il peggior incubo di Salvini, e pure di Conte”.Stefano Diceopoli

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