30 Maggio 2019 - 9.35

Salvini, il demiurgo di turno alla prova dei fatti

di Marco Osti

Sono molteplici le implicazioni, le possibili valutazioni e i conseguenti scenari, determinati dalle elezioni per il Parlamento Europeo, che hanno visto la vittoria della Lega e, in particolare, di Matteo Salvini.In Italia, in primo luogo, sono possibili impatti sull’attuale maggioranza e sul Governo.

In merito Salvini ha dichiarato di voler mantenere in vigore l’alleanza che sostiene l’Esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte, ma ora l’agenda politica e i temi da portare avanti del famoso contratto di Governo ha detto che li sceglierà lui, in forza del 34 per cento dei consensi con cui ha ottenuto e superato le percentuali che il Movimento 5 Stelle aveva conseguito dopo le ultime elezioni politiche.

Il ribaltamento speculare dei risultati ottenuti dai due partiti, con i grillini crollati di 15 punti percentuali al livello prima raggiunto dalla Lega, sembra evidenziare che gli italiani favorevoli a questa maggioranza continuano a puntare sui due partiti che la costituiscono, ma non sono del tutto soddisfatti dei risultati ottenuti e attribuiscono la responsabilità al Movimento 5 Stelle.Da qui l’investimento sulla leadership di Salvini, simile a quello che venne fatto nel 2014, sempre in elezioni europee, su Matteo Renzi, quando portò il Pd da lui guidato al 40,8%.

Un patrimonio di consenso che, nel consegnare il futuro del Governo nelle mani del vicepremier e ministro dell’Interno, allo stesso tempo, lo espone al giudizio sui futuri risultati della maggioranza, per i quali da ora non avrà più l’alibi dei limiti imposti dall’alleato Di Maio.

Salvini ha sempre pronta la possibilità di sciogliere l’attuale maggioranza e formare un Governo di centro destra, con Forza Italia e Fratelli d’Italia, in questa legislatura o dopo nuove elezioni politiche.Ma anche con tale soluzione le responsabilità di fronte ai tanti problemi del Paese saranno solo sue, come è accaduto all’altro Matteo, di sponda Pd, negli scorsi anni. In quest’ambito non è indifferente il contesto europeo, dove i movimenti sovranisti ed euroscettici sono cresciuti, ma non hanno sfondato.La maggioranza del Parlamento Europeo vedrà quindi ancora il Partito Popolare alleato con il Partito Socialista Europeo, cui si potranno aggiungere i Liberali, tra cui En Marche del presidente francese Emmanuel Macron, che, pur perdendo in Francia, potrà essere determinante in Europa, e i Verdi, usciti dalle urne con un largo e crescente consenso.In questo scenario l’Italia rischia di avere un ruolo marginale, perché nella maggioranza ci sarà un Pd molto ridimensionato nei numeri, rispetto alle precedenti consultazioni europee.

Il progetto di Salvini di cambiare le regole comunitarie, che continua a ribadire, si scontra quindi con una realtà dove la Lega sarà nella minoranza del Parlamento Europeo, presumibilmente con il Movimento 5 Stelle.Una situazione che rischia di avere impatti molto rilevanti già con la presentazione della prossima manovra economica, quando si dovranno trovare 23 miliardi di euro per far fronte alle clausole di salvaguardia con cui l’Italia ha ottenuto flessibilità sul debito pubblico negli scorsi anni. Un conto molto salato, per far fronte al quale è in campo l’ipotesi di aumento dell’Iva, che Salvini nega risolutamente da settimane, ma dall’opposizione sarà complesso poter evitare le imposizioni europee.

Il grande alibi di scelte impopolari potrà quindi essere l’Europa matrigna e contro gli italiani, ma il problema concreto è che le promesse elettorali del Governo in carica hanno avuto e avranno un costo che il nostro Paese, per il suo enorme debito pubblico, non può permettersi.Di fronte a questa evidenza molta parte dei votanti ha confermato la perniciosa, ma ormai consolidata, tendenza di affidarsi al demiurgo di turno per ottenere un futuro migliore, possibilmente senza oneri cui dover fare fronte. Questa impostazione leaderistica, con i vari Berlusconi, Renzi e Grillo, non ha prodotto negli ultimi trent’anni più sviluppo, maggiore benessere collettivo, più prospettive, miglior distribuzione della ricchezza, crescita sociale, culturale ed economica, come fu tragica e nefasta quando si tradusse in una deriva antidemocratica e tirannica con il regime fascista. Una larga fascia del Paese però non si rassegna a questa evidenza e persiste nel tentativo di poter evitare oneri o responsabilità, affidandosi a un suolo uomo al comando, nell’illusione che risolva ogni problema. Anche questa volta ha quindi scelto il suo leader confidando in questa prospettiva, che, peraltro, per mantenere credibilità nel tempo, vede il prescelto destinatario del consenso spostare il suo asse sempre più verso logiche di destra.

Salvini questo modello e questo elettorato li ha blanditi, assecondati ed esaltati con scelte molto determinate verso alcune minoranze, slogan populistici, richiami religiosi alla Madonna e al “suo cuore immacolato” e baci al rosario, che ricordano tra l’altro prassi non così candide di certe organizzazioni criminali, originarie di parti del sud dove la Lega alle elezioni ha decisamente aumentato il consenso. Ora però è arrivato il momento delle soluzioni concrete, efficaci e coerenti con le possibilità a disposizione.Il momento in cui tutto questo apparato propagandistico e di celebrazione individualistica potrebbe non essere più sufficiente.

Come è accaduto a chi lo ha preceduto, che è stato da quegli stessi italiani scaricato con la stessa velocità con cui lo avevano prima fatto trionfare.

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