18 Maggio 2019 - 9.06

Ricche e povere, dame e massaie… in crociera

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Alessandro Cammarano

Uno dei microcosmi più affascinanti è sicuramente la nave da crociera; uno spazio oramai sempre più ampio, ma comunque ristretto e capace di contenere un campione di umanità dalle sfaccettature più variegate.

Finito il tempo delle grandi traversate transatlantiche, quelle dove i poveracci stavano in terza classe a mangiare zupponi dagli ingredienti incerti mentre i ricchi navigavano nello champagne e si ingozzavano di ostriche e foie gras, per intenderci, anche se poi l’iceberg di turno non faceva sconti a nessuno, la crociera è diventata esperienza alla portata di tutti, il che porta a situazioni tragicomiche.

Sulle grandi navi, sempre più grandi e sempre più simili ad alberghi di Las Vegas, tanto che sembra che le compagnie facciano a gara per superarsi nel kitsch-baraccone negli arredi, si muovono personaggi fantastici, soprattutto di sesso femminile, ma anche gli uomini fanno spesso di tutto per attirare, spesso involontariamente, l’attenzione su di loro.

Una netta distinzione si opera fra la signora, quella che da decenni fa crociere occupando solo sontuosissime suites con tanto di maggiordomo a disposizione, spesso dormiente ai piedi del letto, con stuoli di camerieri pronti a cogliere la minima increspatura di sopracciglio dell’augusta damazza e ad accontentarla in tutto, e la poverina che magari ha vinto il viaggio con i punti del supermercato, che spesso ha trafugato con l’inganno ad altre povere clienti distratte con maestria alla cassa.

La signora Suite brilla per falsa semplicità, sembra accomodante e sorridente, ma è sempre pronta a sibilare, con sorriso tirato, amenità del tipo «Mi scusi ma il ghiaccio nel gin-tonic non è della giusta trasparenza», facendo precipitare in un abisso di panico il disperato barman. Da notare che madame Suite sa farsi capire in almeno quattro lingue straniere, quindi la sua vittima non ha scampo.

A frasi come «Scusi – la signora dà sempre e comunque del lei – potrei parlare con il Grand-Maitre? Ravviso un problema con la lucidatura delle posate da pesce» si scatena il terrore; l’intero settore lavaggio stoviglie si vede già impegnato in svariati giri di chiglia punitivi imposti dal comandante furibondo e che teme a sua volta la degradazione a mozzo semplice dopo essere stato quattro ore appeso per i pollici.

Altro terreno adorato dalla Signora è la gioielleria di bordo, spesso bella e discretamente fornita, che ella frequenta con altre amiche Suite, compagne di mille scorribande sataniche. Fa il suo ingresso con assoluta nonchalanche, guarda le vetrinette, si sofferma ad esaminare qualche gingillo commentandone la fattura con le compagne, poi sferra il colpo: ad un suo cenno, impercettibile ma chiarissimo, attira l’attenzione dello sventurato commesso e chiede di vedere dei brillanti. Il malcapitato, intuita la catastrofe prossima, tergendosi il sudore gelido che gli cola lungo le tempie, si affretta a mostrare le carature maggiori. Da qui in poi la dama prende il controllo: con mossa felina appoggia la mano sul bancone esibendo un solitario da quindici carati che abbaglia lo sventurato e con voce suadente domanda «Ma non avete nulla di simile? Sa, ho una biscugina che compie gli anni e non ho fatto in tempo a comprarle un pensierino…». Game-Set-Match! Il povero commesso decide di consegnarsi spontaneamente ai flutti prima di essere costretto dal nostromo a camminare sull’asse.

Non meno pericolosa è la massaia che ha vinto il viaggio coi Punti Fragola. I suoi tentativi di socializzare con chiunque possono avere esiti fatali: durante le escursioni-isola una potenziale vittima, meglio se due perché lei ha un marito e a Scala Quaranta si gioca in quattro. Lei fa in modo di occupare un posto in pullman che le consenta di attaccare bottone, senza ovviamente curarsi della guida che si sgola per fornire informazioni ai gitanti.

Parla a voce altissima la massaia, come se il suo interlocutore fosse in un’altra stanza, racconta immediatamente i particolari più intimi della sua vita, generalmente legati ad aspetti di salute anche scabrosissimi, racconta dei suoi hobbies, che vanno dal decoupage estremo all’uncinetto multifilo, esibendo il portapillole di cartapesta che ha realizzato prima della partenza e pavoneggiandosi nel gilet circense tutto fatto con gomitoli avanzati. Partecipa a tutte le attività di bordo, tutte, dalla gara di piastrelle a bordo piscina allo yoga metafisico, passando per il torneo di “Indovina la canzone”; è sempre alla ricerca di qualcuno che la faccia ballare – le lezioni di liscio alla scuola “Vecchio frac” vanno messe a frutto – anche a costo di catturare un partner con il lazo.

Resta da dire dei mariti: in entrambi i casi sono uomini che berrebbero il veleno pur di non contraddire le loro amabili metà. Il consorte di Madame Suite si consola con litri di superalcolici di alta fascia, finendo spesso per vedere in duplice copia la nobildonna che non ricorda più perché ha sposato; il marito “comune” si contenta di una birra e un Tresette, sperando che la moglie si scordi di lui e sbarchi sola a fine crociera.

In questo momento ho davanti a me, in pieno Egeo, due perfetti esempi di quanto descritto sopra e sogghigno ammirato.

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