22 Gennaio 2020 - 9.44

Quant’è bella la monarchia (forse)

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Abbiamo visto che nella casa reale inglese si è aperta una crisi istituzionale-dinastica per il solo fatto, peraltro fino ad ora mai accaduto, che Harry, duca di Sussex” e sua moglie Meghan Markle, hanno reso noto di voler uscire dalla Royal Family, per vivere la loro vita lontano dagli obblighi di corte. Negli stessi giorni un’altra crisi sta squassando la “famiglia reale” dei Savoia, i cui membri, come sappiamo, sono ancora i legittimi eredi del “Regno d’Italia”.Balza agli occhi la differenza sostanziale che distingue i due casi.  In Inghilterra stiamo parlando di un “Regno vero”, con la Regina Elisabetta II che regna da 67 anni, con istituzioni di impianto monarchico ben definite e funzionanti, ma soprattutto accettate e sostenute dai cittadini britannici, che si riconoscono nell’inno nazionale “God save the Queen”.In Italia parlare di monarchia equivale a parlare del “nulla”, visto che il nostro Paese, dopo la caduta del regime fascista che trascinò con sé anche la dinastia sabauda, è una Repubblica Parlamentare, e i nostalgici sono limitati a poche migliaia di persone organizzate nell’Unione Monarchica Italiana.Immagino che a questo punto stiate pensando: ma allora di cosa stiamo parlando?   Di un regno inesistente che resiste solo nelle fantasie e nei sogni di quel che resta dall’aristocrazia legata ai Savoia?In parte è così, ma storicamente gli esempi di monarchie abolite e restaurate sono numerosi.La stessa monarchia inglese fu abolita nel 1649 da Oliver Cromwell e restaurata nel 1660.  Un altro esempio fu la monarchia francese abolita dalla Rivoluzione del 178, e successivamente ripristinata più volte fino al 1871.  Per non parlare del recente ritorno alla monarchia in Spagna nel 1975, dopo la fine del regime di Francisco Franco.Forse è per questo che gli eredi delle monarchie del passato continuano nei loro riti, incuranti del fatto che parlano di Regni “finti”.  Perché non si sa mai!  E magari quello che è accaduto in Spagna potrebbe riproporsi in qualche altra realtà statuale.Ma qual è stato il detonatore che nei giorni scorsi ha messo gli eredi di casa Savoia l’uno contro l’altro?L’annuncio di Emanuele Filiberto, principe molto noto al pubblico televisivo italiano, dell’abolizione della “legge salica”, con la conseguenza che la prossima “regina del Regno d’Italia”  sarà la sua primogenita Vittoria Cristina Chiara Adelaide Maria, principessa di Carignano, Marchesa di Ivrea, dama di Gran Croce  e decorata del Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.C’è da chiedersi se ai nobili servano documenti di dimensioni maggiorate per farci entrare tutti i nomi di cui vengono dotati alla nascita. Ma cos’è la legge salica?Si tratta di una norma che affonda nella notte dei tempi, ed in particolare nelle leggi consuetudinarie dei Franchi (sì, quelli di Carlo Magno!), che venne messa per iscritto addirittura durante il regno di Re Clodoveo, e che prevede l’esclusione delle donne dalla successione al trono. Essa venne adottata da diverse monarchie europee, quella francese in particolare, ed è in base a questa norma se in Francia nei secoli non vi furono mai Regine o Imperatrici, ma al massimo regine consorti.Con la sensibilità dei giorni d’oggi, la legge salica è chiaramente una discriminazione nei confronti delle donne, ma non dobbiamo dimenticare che essa fu applicata nelle principali case regnanti per oltre mille anni, ed era ancora vigente fino a qualche giorno fa per casa Savoia.Va sottolineato che nel corso dei secoli molte case regnanti “allentarono” i vincoli della legge salica, adottando la cosiddetta “legge semisalica”, che permette alle femmine di ascendere al trono solamente se non ci sono eredi maschi.   Questa “variante” viene ad esempio applicata nel Regno di Spagna, per cui non avendo l’attuale Re Felipe eredi maschi, la continuità della dinastia dovrebbe essere garantita dalla principessa delle Asturie Leonor, che ha attualmente 14 anni ed il cui nome completo è “Leonor de Todos los Santos de Borbon  y Ortiz”. Tornando ai Savoia, la decisione di abolire questa norma medioevale ha aperto una faida con i monarchici italiani, che ritengono la legge salica ancora vigente, in quanto inclusa nello Statuto Albertino. Non so se vi rendete conto, ma gli oppositori si appellano allo Statuto Albertino, vale a dire alla Costituzione emanata da Carlo Alberto di Savoia nel 1848.Dimenticando che lo Statuto è stato cancellato nel 1948 dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Come da prassi, la decisione di Vittorio Emanuele di Savoia di aprire la successione alle donne è stata comunicata ufficialmente a tutte le case regnanti europee e non solo, compreso il Vaticano. Come accennato, l’Unione Monarchica Italiana, secondo cui il capo di Casa Savoia non è più Vittorio Emanuele, bensì il principe Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, ha contestato la legittimità della decisione, e di conseguenza considera come legittimo erede del Regno d’Italia il figlio primogenito di Aimone (Savoia ramo Aosta) e non Vittoria (Savoia ramo Carignano). Mi rendo conto che con tutti questi nomi e “rami” della genealogia savoiarda la mente possa vacillare!Ma questo non intacca l’interesse degli italiani, ad appassionare i quali non credo sia l’abrogazione della legge salica, a mio avviso sconosciuta ai più, bensì le liti familiari, i veleni, che stanno accompagnando questa vicenda, che tende ad assumere sempre più le caratteristiche della classica “liti fra comari”.Era prevedibile che su questa telenovela si sarebbero buttati a pesce soprattutto i giornali di gossip, i settimanali femminili, sempre attratti dalle vicende delle teste coronate.  I quali si sono anche soffermati sugli antagonismi fra “premièrers dames”.  Nel senso che hanno segnalato che quella che fino ad ora era stata considerata la principessa più bella del reame, e sicuramente la più affascinante del Mediterraneo, Charlotte Casiraghi, potrebbe ora perdere la sua supremazia proprio in conseguenza dell’irrompere sulla scena di Vittoria di Savoia. Ma, come è avvenuto per la vicenda di Harry e Meghan, duchi di Sussex, e del loro divorzio dalla Royal Family, delle recenti vicende dei Savoia si sono occupati anche i principali quotidiani italiani.Per non parlare della rete!Sui social la sedicenne Vittoria, neo erede al trono d’Italia, viene già chiamata “Altezza Reale” e qualcuno ha già dichiarato che “sarà sempre la Regina dei cuori di tutti coloro che credono nella libertà, e che sono disposti a dare la loro vita per il loro Paese e per la loro unica sovrana: Vittoria di Savoia”.Si Istagram Vittoria si firma con la bandiera tricolore italiana, senza stemma sabaudo.  E tanto per affrettare i tempi, è già stata fissata la prima uscita pubblica della nuova “Altezza Reale”, che sarà a metà marzo ad Altacomba, per l’anniversario della morte del bisnonno, re Umberto II.Per chi non avesse mai sentito parlare di questa località, ricordo che Altacomba (Hautecombe) che da secoli è il luogo di sepoltura e mausoleo storico di Casa Savoia, è un monastero prima cistercense e poi benedettino, che si trova in Francia, vicino ad Aix-les-Bains.La location del monastero è incantevole, fra boschi e lago, e se vi capitasse di trovarvi da quelle parti, vi consiglio di visitarlo. Concludendo, sicuramente la coincidenza temporale fra le vicende dei Windsor e quelle dei Savoia è del tutto casuale. Ma mostrano due mondi agli antipodi,  In Inghilterra un rampollo reale rinuncia ai privilegi che gli derivano dall’essere membro della Royal Family, di una famiglia che nel bene e nel male continuerà a regnare sull’Inghilterra ancora a lungo, e che ha dimostrato di saper affrontare questa crisi con un sano pragmatismo. In Italia due attempati principi, Vittorio Emanuele e Amedeo d’Aosta, supportati dai loro discendenti, si accapigliano pubblicamente per l’abolizione o meno di una legge dinastica che risale al 503 d.C., e per la conseguente designazione di un erede ad un “trono del nulla”, visto che é ancora viva fra gli italiani la fuga senza gloria di Vittorio Emanuele III dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia spezzata in due, il martirio dei soldati italiani abbandonati a se stessi. La fine di un Regno durato meno di un secolo, e che pochi rimpiangono.Continuino pure a giocare ai “monarchi”, ad attribuirsi titoli nobiliari sicuramente utili a combinare qualche buon matrimonio con altri rampolli dell’aristocrazia europea, continuino ad apparire nelle pagine patinate dei giornali di gossip!Le cronache continueranno a seguire le loro vicende, perché in fondo tutti da bambini abbiamo sognato di essere un Re, una Regina, un principe od una principessa. 

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