5 Dicembre 2019 - 15.02

Plastic Tax, assessore Donazzan partecipa alle proteste di Schio

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“Il distretto del packaging italiano, uno tra i settori più innovativi e tecnologicamente avanzati, rischia di essere messo in ginocchio dalle scelte ideologiche promosse dal governo. Le rotative ferme e lo stop degli impianti nuovi di zecca vissuto oggi per un’ora nelle aziende di Schio hanno rappresentato in maniera realistica lo scenario che si verrebbe a determinare se la plastic tax diventerà legge”. E’ quanto afferma l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan, dopo aver partecipate stamane al fermo attuato dalle imprese del packaging dell’area scledense, specializzate in produzioni di imballaggi per l’agroalimentare e la farmaceutica.

L’assessore regionale, accompagnata dal consigliere comunale Alex Cioni e dal sindaco di Schio Valter Orsi, ha incontrato i lavoratori della Rotomet, della SAF e della GPS: aziende che dalle 11alle 12 hanno interrotto simbolicamente la loro produzione per protestare contro la proposta di introdurre un prelievo fiscale sulla produzione di plastica e imballaggi.

“Se la tassa, proposta da una politica in malafede e ignorante, entrerà in vigore, rischierà di affossare un settore importante e qualificato e di uccidere aziende sane, competitive, capaci di guadagnare sul mercato mondiale posizione di leadership”, ha ribadito Donazzan.

Le aziende che trasformano o lavorano la plastica in Italia sono circa 3 mila, con un fatturato di 12 miliardi di euro, per il 42% destinato alle export – fa presente l’assessore – L’industria italiana degli imballaggi è la seconda in Europa, ed è fortemente impegnata in un percorso di sviluppo e parziale riconversione che richiede innovazione, ricerca e investimenti, in un orizzonte temporale di almeno 5 anni.

“Nel segmento degli imballaggi – aggiunge l’assessore – la produzione di biomateriali nei prossimi anni sarà in grado sostituire meno del 10% di quelli realizzati con plastiche tradizionali. La plastica ha, infatti, caratteristiche di resistenza, resilienza e peso, in alcuni casi insostituibili. Da un lato, quindi, non saremo in grado di eliminare il packaging tradizionale, basti pensare agli effetti deteriori a cui si andrebbe incontro nella conservazione degli alimenti e nel conseguente spreco di cibo; e dall’altro ci si accanisce nel mettere all’indice la plastica, che consuma minime percentuali di fonti fossili ed è altamente riciclabile.  Ricordo un dato diffuso dalla Commissione Europea: il 90% della plastica portata negli oceani dai fiumi è attribuibile a soli dieci grandi fiumi, tutti extraeuropei, Fiume Azzurro, Indo, Fiume Giallo, Hai, Nilo, Gange, Pearl, Amur, Niger, Mekong”.

“Penalizzare con una scelta ideologica e poco informata il settore del packaging, che vale circa 30 mila posti di lavoro, – conclude Donazzan .- significa colpire un settore che inquina meno di altri e che sta investendo molto in innovazione, responsabilità ambientale e possibilità di riciclo”.

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