8 Novembre 2019 - 11.41

PASSAGGIO A NORD – Corona, Righetto e Rigoni Stern a Roana: combattere il nichilismo per salvare il pianeta

Danni per 1,7 miliardi in Veneto, perdita di legname per 3,5 milioni di metri cubi, 122 nuove situazione di dissesto idrogeologico, 16 milioni di alberi abbattuti che, se messi in fila, potrebbero coprire la distanza dalla terra alla luna o, più semplicemente, compiere otto volte il giro del nostro pianeta. Con questi numeri comincia “Sulle tracce di Vaia”, la serata, organizzata dal Comune di Roana in collaborazione con la libreria Giunti di Asiago e il supporto dell’Associazione Turistica Pro Canove, ad un anno dalla tempesta. L’incontro, voluto da tutte le Amministrazioni Comunali dell’Altopiano per sensibilizzare sugli effetti del cambiamento climatico e sulle biodiversità montane, ha visto la partecipazione degli scrittori Mauro Corona e Matteo Righetto e dell’esperto di boschi Gianbattista Rigoni Stern. 
«Vaia è un sintomo di un malessere che è globale – commenta Righetto -. È successo qui, ma purtroppo accadrà di nuovo. Se non sarà qua, accadrà più in là. La settimana scorsa le coste spagnole sono state devastate da un tifone tropicale, lo stesso le coste scozzesi venticinque giorni fa. Ormai è diventato un paradigma. Questa è una febbre, ma non possiamo esaminare la febbre senza analizzare la malattia. Va benissimo che tutti maturiamo una consapevolezza e ci adoperiamo per migliorare il nostro stile di vita, ma qui c’è qualcosa di più ampio e secondo me la questione è più radicale. E quindi cos’ha a che fare Vaia con le nostre vite? Ha a che fare col fatto che negli ultimi decenni tutto è cambiato. Dal mio personale punto di vista, il grido della terra è il grido dell’umanità. Noi dobbiamo ristabilire gli equilibri, non solo ecologici, perché l’ecologia è uno specchio degli equilibri sociali. Se non lo capiamo, Vaia non è servita a nulla. L’equilibro vale nella natura, nella società umana così nel rapporto tra l’umano e il non umano. Dobbiamo ripensare al nostro modello di sviluppo, al nostro modo di vivere, di produrre, di consumare. Ci vuole uno sviluppo sostenibile. Abbiamo vissuto nella bolla illusoria che tutto si poteva fare, ma non esiste un pianeta B».   
Sentiamo spesso parlare della fragilità del nostro pianeta, meno delle debolezze e delle fragilità del sistema capitalistico. Ecco dunque che Rigoni Stern saluta Vaia ricordando il suo pannello provocatorio “Benvenuta Vaia”, perché questa tempesta lascia dietro di sé tanta distruzione, ma anche una consapevolezza importante. «Si è trattato di un evento straordinario che ci ha inviato un segnale profondo: non è una questione di selvicoltura, ma è una questione globale, di civiltà – spiega Rigoni Stern -. Bisogna ripensare la società umana. I boschi non è che fossero più di tanto deboli, erano boschi che hanno fatto la loro funzione per 70-80 anni. Ho lavorato in questo ambito per trent’anni e ho visto situazioni simili di distruzione di una popolazione forestale nella foresta bavarese e in Slovenia. Vaia è stato un messaggio preciso e questo deve portarci a cambiare la nostra vita. Bisogna fare scelte politiche importanti e parte tutto dalla società civile. Per quanto riguarda i paesi più sviluppati, secondo me, bisogna un po’ rallentare, applicare una decrescita ragionata. I paesi che devono svilupparsi invece dovrebbero seguire uno sviluppo controllato e ragionato. C’è poi l’aspetto demografico: si parla di miliardi di persone che si muoveranno a causa del clima. Queste sono le scelte basilari e importanti che bisogna affrontare subito. Abbiamo venti o trent’anni davanti, non di più. Bisogna muoversi».   
Cambiare per salvare la terra, ma anche per salvarci da un malessere dilagante che rende la società egoista e cieca di fronte al prossimo e al futuro. «Tutto il dolore del mondo credo che provenga dal nichilismo del terzo millennio – commenta Corona -, dal disinteresse nei confronti di viene dopo di noi, dell’ambiente, di chi ha la pelle di un colore diverso e così via. Manca un progetto, l’entusiasmo, l’attenzione, l’affetto, la cura per chi viene dopo di noi. Questo è il nichilismo del terzo millennio ed è questa la disfatta del mondo! Rudolf Steiner diceva che il demonio sarebbe caduto sulla terra in forma di denaro. Per fare più soldi, per interesse, stiamo distruggendo la terra. Fare soldi è inversamente proporzionale alla salvezza della natura. Attenzione, perché la natura guarisce le ferite della terra, sono gli uomini che non tornano! E devono lasciare qualcosa a chi viene dopo di loro. C’è un nichilismo feroce e di fronte a questo non c’è progetto o programma che tenga. C’è una mancanza di valori, di principi, di etica, c’è solo l’estetica. Così non si va avanti».          
Emerge così la necessità e l’urgenza di riscoprire valori importanti e di prendere le distanze dall’individualismo e dall’egocentrismo dei nostri giorni. «C’è l’ego alla radice di questo nichilismo – conclude Righetto -. Il disinteresse non solo nei confronti di chi verrà, ma anche di chi è nel presente e nel passato. A differenza dei nostri nonni, abbiamo dimenticato la storia. I giovani sono schiacciati in questo eterno presente fatto di simultaneità, non c’è più la cultura del passato. Che idea di futuro puoi avere se non hai radici?».            
Si salvi chi può, anzi chi si interessa.

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