8 novembre 2017 - 10.37

EDITORIALE – Stragi… e se staccassimo i microfoni?

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di Stefano Diceopoli

Per favore, non parliamo più delle stragi causate da squilibrati che sparano sulla folla negli Stati Uniti. Proviamo a stringere un patto come quello che si fece un tempo con le azioni terroristiche in Italia, oppure come quello che spinge i giornalisti italiani ad attenersi a regole ferree per quello che riguarda i suicidi. Per non innescare la spirale dell’imitazione, per non dare l’idea a chi sta pensando come sfogare i suoi istinti bestiali, anche per non farci prendere in giro per l’ennesima volta. Vediamo almeno se cambia o può cambiare qualcosa.

Quando un uomo squilibrato entra in una chiesa battista in Texas, spiana delle armi automatiche e uccide 26 persone si può certo parlare di una persona con gravi problemi mentali. Ma si può forse affermare che la malattia mentale è più presente negli Stati Uniti che in qualsiasi altro paese civilizzato del mondo moderno? E se i numeri non offrono questa spiegazione, allora perchè questo genere di stragi avviene sempre più spesso e quasi esclusivamente negli Stati Uniti?

Se uno si azzarda a dire che forse il secondo emendamento della Costituzione a stelle e strisce, quello che garantisce ai cittadini la privata difesa e l’uso di armi da fuoco, potrebbe anche essere anacronistico, che forse almeno per i malati di mente sarebbe bene limitare la possibilità di avere delle armi, ecco che la potente lobby delle armi si solleva. Oggi non ha nemmeno bisogno di farlo, dal momento che il presidente Donald Trump parla per loro conto. E’ arrivato ad affermare, il presidente, che per fortuna i testimoni della strage erano armati, perchè in questo modo hanno potuto fermare quel pazzo ed evitare che facesse ancora più vittime. Ma non gli è passato per la testa che, se non avesse avuto a disposizione un’arma da fuoco, forse di vittime non ce ne sarebbero proprio state?

Insomma, i termini del problema sono arcinoti, gli americani sanno benissimo di avere un problema e non lo vogliono o possono risolvere. Allora la mia proposta è: lasciamoli nel loro brodo. Non scriviamo più – e io stesso prometto che questo sarà l’unico e ultimo pezzo sull’argomento – non spettacolarizziamo più, non diamo più un palcoscenico internazionale a simili follie, almeno per limitare coloro che si sentono spinti a farlo per ottenere anche solo il loro maledetto quarto d’ora di notorietà.

Se proprio ci si deve occupare di qualcosa, proviamo a cercare tutti notizie di Colin Kaepernick, ex quarter back dei San Francisco 49ers, atleta meraviglioso che oggi non trova più una squadra disposta a farlo giocare. E sapete perchè? Perchè la scorsa stagione ha dato vita ad una singolare forma di protesta contro la violenza della polizia nei confronti dei giovani di colore. Al momento di ascoltare l’inno nazionale prima della partita, anzichè stare in piedi con la mano sul cuore, come è obbligatorio fare negli stati americani, lui si è messo in ginocchio. E’ stato seguito da tanti suoi compagni, ma non da tutti. Molti sono stati minacciati dai titolari delle loro squadre, alcuni sono finiti fuori dalla rosa dei titolari. Eppure la protesta dilaga e in qualche caso si sta rivolgendo proprio contro la potentissima NFL, National Football League, e recentemente le cronache americane si sono occupate di una serie di proprietari di bar di Chicago che hanno deciso di spegnere la televisione, piuttosto che mostrare le partite ai loro clienti. E’ una scelta che ha fatto perdere loro dei clienti, ma forse li ha messi in contatto con una clientela diversa.

America, che paese stupendo. La stessa America che si era concessa il lusso del primo presidente afro-americano, la stessa America che ancora oggi è il sogno di libertà e di grandi opportunità per tutto il resto del mondo. La stessa America che arma di fucili da guerra i malati di mente e mette fuori dal campo un atleta che protesta.

Se proprio devo scegliere io saprei con chi stare, e voi?

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