29 Luglio 2020 - 9.58

Lega – Salvini abbaia alla luna mentre il vero leader è Zaia

Che fine ha fatto Giancarlo Giorgetti? E non ditemi; chi era costui?Perchè stiamo parlando di un leghista di lungo corso, deputato al Parlamento fin dal 1996, un uomo che ha attraversato apparentemente indenne un po’ tutte le stagioni della Lega, quella Bossiana, quella Maroniana, e per finire quella Salviniana. Riuscendo con il “capitano” ad assumere il ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Conte-1, a conferma di chi lo descrive come uomo che preferisce agire dietro le quinte che sotto la ribalta dei riflettori.Un fine tessitore di rapporti diplomatici dentro e fuori il Parlamento, tanto da essere soprannominato “il Gianni Letta della Lega”.Uno che ha fatto gli studi “giusti”, Economia alla Bocconi, uno dei pochi a dare del tu a Mario Draghi, uno fino ad ora considerato indispensabile alle strategie politiche di Matteo Salvini.Ho sottolineato “fino ad ora” perchè il vice Segretario della Lega, Giorgetti ricopre anche questa carica, da qualche mese è sparito dalla scena politica, facendo perdere le tracce.Si è ricavato una sorta di “buen retiro” sulle rive del lago di Varese dove vive, ritagliandosi una sua personalissima “quarantena politica”.A quanto si sussurra nei palazzi “romani” l’incrinatura fra i due, parlare di rottura lo riterrei eccessivo, sarebbe stata determinata dal famigerato “Mes”, che sta togliendo il sonno a Giuseppe Conte, che capisce che rinunciare a quei soldi sarebbe da pazzi, ma si rende anche conto che su quella partita si gioca forse la sua permanenza a Palazzo Chigi, visto che i 5Stelle ne hanno fatto una questione di vita o di morte. Giorgetti gia ad aprile avrebbe spiegato al Capitano che in questa fase sarebbero necessarie tutte le risorse che si possono ricevere dall’Europa, soprattutto visto che i 37 miliardi del Mes sarebbero garantiti dalla Bce ad un tasso quasi a zero. Apriti cielo!  Sempre prestando fede ai “si dice”, Salvini l’avrebbe presa male, quasi una sorta di “pugnalata alle spalle”, e Giorgetti sarebbe così diventato una sorta di Bruto, uno dei congiurati che uccise Giulio Cesare. Ma non sarebbe stato solo l’approccio con l’Europa e l’ utilizzo del Mes ad aver contrapposto il numero uno e il numero due della Lega. A giocare sarebbero state anche le giravolte del segretario sull’ intera gestione del lockdown, aperture e chiusure, scuole e chiese, mascherina sì mascherina no, e quant’altro.Intendiamoci, ogni Segretario Politico ha il diritto di imporre la propria visione e la propria linea politica alla Forza politica di cui è alla guida, ma in quest’epoca di dipendenza psicologica dai “sondaggi”, in cui le scelte dei Leader sembrano basarsi sulle indicazioni fornite dagli “umori” dell’elettorato, allora i numeri sfornati ormai quotidianamente da “guru” come Alessandra Ghisleri, Fabrizio Masia o Nando Pagnoncelli non possono essere trascurati.E questi numeri, piaccia o non  piaccia al Capitano, mostrano impietosamente che la Lega perde colpi.Dai tempi dei fasti del “Papeete”, quando Salvini al culmine della popolarità tentò di conquistare le elezioni politiche anticipate, fallendo visto che dalle macerie del Governo giallo-verde trovò vita l’attuale Esecutivo giallo-rosso, quando la Lega volava nei sondaggi al 36%, quasi doppiando M5S e Pd, la tendenza è stata costantemente al ribasso.  E non di poco, dato che molti sondaggi la danno a dieci punti meno, e qualcuno anche di più, consentendo agli altri Partiti di recuperare rispetto al baratro dell’estate scorsa, che sembrava incolmabile.Certo si può pensare che i sondaggi non sono sempre affidabili, ma allora bisogna pensarla così non solo quando le percentuali calano, ma anche quando crescono.Il problema è che Matteo Salvini continua imperterrito a seguire un copione che sembra ormai logoro, un repertorio che ha un sapore  “vintage”.Sembra cioè non aver ben realizzato che la crisi da Covid-19, purtroppo non ancora superata, ha cambiato profondamente sia il quadro ed i riferimenti politici, sia la psicologia degli italiani.Non sono passati invano i mesi di lockdown, le decine di migliaia di morti, una crisi economica che è solo agli inizi.Giuseppe Conte si è trasformato da “portavoce” di Di Maio a leader europeo, che ha giocato bene le carte sulla partita del Recovery Fund, che gli italiani accreditano di un consenso molto alto.Incurante di tutto ciò, Salvini continua a muoversi come un anno fa, quando il vento gonfiava le vele della Lega e qualunque cosa toccasse sembrava trasformarsi in oro, con una politica fatta di sola propaganda, per certi aspetti becera, velenosa, ed alla fine inconcludente.Pensateci bene! Ogni giorno il Capitano commenta sui social o nelle tv i fatti del momento, con un atteggiamento facilmente prevedibile, e cioè che qualsiasi cosa faccia il Governo non va bene. Quindi tutto sembra trasformarsi in chiacchiera, in polemica fine a se stessa, in slogan elettorali continui, in richieste di provvedimenti palesemente populisti.Poiché non si arriva dove è arrivato lui senza intelligenza ed acume politico, sorge il dubbio che questo sia l’unico modo che Salvini conosce per fare politica.Qualche esempio?Prima sostiene che i soldi europei non servono, perchè, come teorizza Alberto Bagnai, teorico del ritorno alla liretta, basta ricorrere al mercato e le risorse arrivano a valanga.Poi sembra scommettere contro l’Italia sulla partita del Recovery Fund, forse sperando in una vittoria dell’olandese Rutte, e quando il negoziato si conclude positivamente assegnando all’Italia 209 miliardi non sa far di meglio che definirli una “fregatura”.E allora vola a Lampedusa a riprendere in diretta gli sbarchi dei profughi, riproponendo la solita minestra riscaldata dall’invasione.Per carità, quello dell’immigrazione è un problema epocale, che divide profondamente la società e la politica italiana, ma i bis difficilmente riescono, soprattutto in una fase in cui le preoccupazioni degli italiani sono legate al contagio ed alla situazione economica. Cantando sempre la stessa musica, alla fine si rischia di stonare. Ecco perchè la “Bestia”, come qualcuno aveva definito la macchina comunicativa del Capitano sembra essersi inceppata.Perchè gli italiani in questo momento si rendono conto che le parole non bastano più, che non è produttivo confondere, impaurire, avvelenare i pozzi, che è arrivato il momento dei fatti, e purtroppo anche dalle parti del Governo sembra prevalere l’atavica malattia italica del rinvio, della rissa, dell’inconcludenza. E come conseguenza di questo “inceppamento” del Capitano, a destra si comincia a cambiare strategia.Silvio Berlusconi si muove facendo capire che Forza Italia è pronta ad aiutare il Governo in Parlamento qualora Conte decidesse di chiedere i soldi del Mes.Giorgia Meloni parla con Conte, riceve chiamate da Zingaretti, riconosce i meriti del premier sul Recovery Fund, dialoga con il Presidente Mattarella, accreditando così Fratelli d’Italia come una forza con cui intrecciare rapporti politici seri ed affidabili.E questo “smarcamento”, per ora molto contenuto data l’imminente scadenza elettorale di settembre, potrebbe prendere ulteriore vigore nell’immediato futuro.Alla luce dei fatti, io credo che Salvini cominci ad avere qualche serio problema.Interno, perchè l’ “Aventino” di Giorgetti, che come vi dicevo all’inizio non è un rozzo padano con mire da ducetto, ma un politico accorto e navigato, potrebbe anche essere tentato in futuro di fare un affondo per prendersi la guida della Lega. Esterno, perchè il vero e proprio “boom” nei sondaggi di Giorgia Meloni e del suo Partito, che avrebbe triplicato i consensi dalle ultime politiche, potrebbe spingere qualcuno, magari sulla scia di un “vento rosa”, ad indicarla quale leader del centrodestra. Anche perchè, analizzando i flussi ipotizzati dai sondaggi, si vede chiaramente che non ci sono sostanziali spostamenti dell’elettorato da sinistra a destra o viceversa, bensì una netta redistribuzione dei voti nell’ambito dello stesso schieramento. In parole povere i consensi che sembrano andare verso Fratelli d’Italia deriverebbero da un contestuale calo della Lega e di Forza Italia.Una partita apparentemente a somma zero, ma  fondamentale quando si dovrà decidere la guida della futura coalizione elettorale “a droite”. Non posso credere che questa situazione non sia ben presente ai Governatori del Nord, ai Sindaci della Lega, a tutti i leghisti con i piedi per terra.Per fare un solo esempio basta seguire bene le dichiarazioni di Luca Zaia, che pur schermendosi e dichiarando che il leader è Salvini e sua la responsabilità della linea politica, quando si parla di risorse per la sanità si percepisce che lui i soldi dall’Europa li prenderebbe eccome. E pazienza se si chiamano Mes, tanto i soldi sono sempre soldi, e come dicevano i romani “pecunia non olet”.E sono certo che il Governatore del Veneto, convinto sostenitore delle misure anti Covid, non abbia certo apprezzato la sceneggiata messa in piedi in occasione di un convegno al Senato, con Salvini che si è rifiutato di indossare la mascherina.Per cui forse sarebbe opportuno che tutti insieme, magari stimolati da un amministratore di lungo corso come il nostro Zaia, provassero a riprendere i ragionamenti di Giorgetti, facendo capire a Matteo Salvini che continuando su questa strada si rischia di abbaiare alla luna, perdendo alla fine anche i voti.

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