20 Agosto 2019 - 10.54

L’assurda crisi al buio voluta da Salvini apre ad un governo “tecnico”

Governo: la partita dei nomi

Chiunque di noi, cittadini di questo disastrato Paese, di fronte ad una crisi di Governo sostanzialmente aperta, anche se non ancora istituzionalizzata, sarebbe portato ad immaginare i nostri leader politici trascorrere notti insonni, a tormentarsi su quali misure mettere in campo per cercare di dare una “raddrizzata” ad una barca che fatica a tenere la rotta.

Certo mettere nero su bianco un programma che aspiri ad essere “di legislatura” fra contraenti che negli ultimi anni hanno passato buona parte del loro tempo a spararsi addosso, fra invettive al veleno ed attacchi personali al vetriolo, non sarà agevole, per usare un eufemismo.

Ma la politica, non solo italiana in verità, è talmente piena di giravolte, di cambi di campo,  che meravigliarsi è un esercizio inutile. 

D’altronde il vero politico sa da sempre che nella vita pubblica “il nemico di ieri è l’amico di domani”, e viceversa.

I fatti di questi giorni stanno a testimoniare quanto ciò sia vero.

La verità, sempre in controluce, perché certe cose non si dicono mai apertamente, è che in una crisi di Governo oltre che i programmi, sempre addomesticabili quando c’è la volontà di chiudere un accordo, a giocare sono anche gli aspetti, come dire, “personalistici”. 

Che diventano ancora più determinanti in questa fase storica in cui a fare la politica non sono più i Partiti, come accadeva fino alla seconda Repubblica, ma i “capi”.

La dimostrazione è che lo strumento principe per decidere la linea di una forza politica, il Congresso, ormai è considerato un orpello d’altri tempi.

Ma perché perdere tempo in defatiganti convention congressuali, in cui tutti hanno diritto di parlare, anche quelli che non sono d’accordo con il pensiero dominante?  Perché impegnarsi per redigere documenti finali nei quali dover “trovare la quadra” fra maggioranza e minoranza?  Perché costringersi a estenuanti mediazioni, spesso notturne, per comporre gli organi direttivi?

Molto meglio decidere fra pochi “eletti “ in una qualche villa esclusiva, meglio se sulla costa degli Etruschi, o addirittura da soli in qualche stabilimento balneare della costa romagnola. 

Questo nuovo modo di fare politica ha sicuramente molti vantaggi per i “maggiorenti”, in quanto consente loro di non confrontarsi con iscritti e sostenitori, che magari avrebbero il piacere di dire la loro, ma presenta comunque qualche controindicazione per i cittadini, nel senso che i punti dei programmi di governo diventano sostanzialmente degli “slogan”, da twittare ai follower plaudenti. 

Se la politica è diventata sempre più un “affare di pochi ottimati”, ed il Consiglio dei Ministri un duello fra due capi politici, con il Premier a fare da contorno, non stupisce se in questa fase, in cui i contatti fra gli sherpa dei 5stelle e quelli del Partito Democratico sembrano già avviati, i nomi di coloro che dovrebbero assumere ruoli di Governo diventano una discriminante di non poco peso.

Per carità, anche nella Prima e nella Seconda Repubblica comporre la lista dei ministri equivaleva a mettersi davanti ad una scacchiera, su cui disporre i  singoli pezzi, dosando con il bilancino il peso politico di ogni candidato, in base alla corrente di appartenenza.

Era una logica spartitoria, che venne addirittura codificata in un metodo, il cosiddetto “manuale Cencelli”, che porta il nome del suo teorizzatore, un politico democristiano non di primissimo piano.

Nessuna meraviglia, anche se non ce l’aspettavamo in questa fase sbandierata come “di cambiamento,  se ancora prima dell’apertura della crisi, se mai avverrà, stiano già circolando ipotesi di nomi di Ministri del ventilato nuovo Governo di legislatura.  E con i nomi ovviamente anche veti.

Ma andiamo con ordine.

Romano Prodi, ormai nume tutelare di questa Repubblica, ha lanciato l’idea della cosiddetta “coalizione Ursula”.  In parole povere vuol dire che nel nuovo Esecutivo dovrebbero partecipare tutti i Partiti che in Europa hanno votato la nuova Presidente della Commissione, Ursula Von Leyen.   Il che vorrebbe dire tutti, fuorché la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni; quindi Pd, 5 Stelle, Forza Italia, Leu e Più Europa.

Capite bene che questa, che al momento resta un’ipotesi, a mio avviso molto remota, ha comunque agitato le acque, già tempestose, dei partiti. 

Molti dei quali, oltre che sul fronte “esterno”, devono concentrarsi e stare molto attenti a quello “interno”.  Per cercare di evitare eventuali “trappole”.

Così nel Partito Democratico, il Segretario Zingaretti, che è stato costretto da Matteo Renzi a cambiare rotta fino a sostenere l’ipotesi di aprire una trattativa con i Grillini, temendo che Renzi abbia comunque in animo di uscire dal Pd per dare vita ad un suo Partito, a quanto sembra pretenderebbe, come prova di “fedelta”, che Renzi e la sua fedelissima Boschi assumessero la guida di un dicastero.

Ma capite bene che il solo fare i nomi di Renzi e della Boschi, dai 5Stelle sarebbe vista quasi sicuramente come una provocazione, dopo anni e anni di scontri e polemiche. 

Come contorno, a dimostrazione che le trattative sono ben avviate, nonostante i silenzi istituzionali, circolano già nomi di possibili Premier, come Raffaele Cantone, Enrico Letta, Enrico Giovannini, e lo stesso Prodi, ed anche di alcuni candidati Ministri; Nicola Gratteri per la Giustizia, l’attuale Capo della Polizia Franco Gabrielli all’Interno, ed Ernesto Ruffini ex Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Sappiate che far trapelare nomi ha spesso il solo scopo di innervosire le controparti, come se ce ne fosse bisogno con l’attuale clima politico. 

Ma nella nostra ipotetica scacchiera le nuove pedine andrebbero giocoforza a scalzare gli attuali titolari dei dicasteri, ai quali i Partiti di appartenenza devono per lo meno garantire una via di uscita dignitosa, se proprio non si vuole parlare di “compensazioni”.

Il primo della lista sarebbe l’attuale Premier Conte, il quale non può essere certo liquidato con un bel “arrivederci e grazie”.

E quindi cosa ci sarebbe di meglio di un posto da Commissario Europeo, anche se lui non sembrerebbe entusiasta di questa prospettiva?

C’è poi la partita Di Maio, che al di là del sostegno formale, qualche problemino lo deve pur avere nel Movimento, visto che la sua gestione non è stata sicuramente elettoralmente “fruttuosa”.

Dai rumors sembrerebbe ci fosse un veto per la sua presenza nel futuro Governo, soprattutto se l’Esecutivo dovesse assumere una coloritura tecnica.

Che a mio avviso sarebbe opportuno che i Partiti evitassero come la peste, se vogliono che si arrivi a fine legislatura.   E ciò perché i cosiddetti Governi “tecnici”, dopo qualche tempo, e soprattutto se si trovano costretti ad assumere decisioni impopolari, vedono progressivamente scemare il sostegno delle Forze politiche, e finiscono per cadere rovinosamente. 

E sicuramente l’eventuale Governo giallo-rosso si troverebbe a fronteggiare una opposizione feroce della Lega, con probabile mobilitazione sulle piazze, e perché no, sul bagnasciuga di Lampedusa. 

Se alla fine si dovesse decidere per un Governo “politico”, la vedrei dura per Di Maio accettare un eventuale premier pentastellato, tipo Roberto Fico tanto per fare un nome.  Lo percepirebbe come uno schiaffo personale.

Come vedete “grande è la confusione sotto il cielo”, per usare le parole di Mao Tze Tung, e non è bello constatare che nella costituzione del nuovo Esecutivo i nomi contano quanto, se non più, dei programmi.

Resta per me inspiegabile come Salvini abbia potuto aprire una crisi al buio, che potrebbe anche innescare una “resa dei conti” all’interno della Lega. Ma che soprattutto ha risuscitato un Partito quasi moribondo come il Movimento 5 Stelle, e rimesso in pista un leader acciaccato come Renzi. 

A meno che, come qualcuno ipotizza, la mossa del Capitano mirasse ad evitare a settembre i nodi dell’autonomia differenziata, della Finanziaria, e dell’Europa, lasciandosi le mani libere per sparare dall’opposizione.  

Sicuramente Salvini un risultato l’ha ottenuto; è riuscito a far rimanere gli italiani concentrati sulla politica anche in agosto, il mese sacro delle vacanze.

Umberto Baldo

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