24 Giugno 2020 - 9.43

L’Araba Fenice di Luca Zaia: Salvini glissa sull’autonomia delle regioni

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di Umberto Baldo

E’ troppo giovane Luca Zaia per ricordare un cartone animato che nei primi anni ‘60 pubblicizzava un succo di frutta, in cui protagonista era un cavallo sfortunato, cartone che si chiudeva sempre con la frase “vitaccia cavallina me scappa sempre la parolina”.La parolina che “scappava” sempre al nostro quadrupede era “Derby”, mentre quella che al nostro Governatore sembra sfuggire è “Autonomia”, diventata per lui quasi una sorta di “Chimera”, di “Araba Fenice”.Un desiderio, un’aspirazione in cui crede e che insegue da anni, e che con le sue ultime prese di posizione sembrava aver deciso di imporre alla galassia delle Forze politiche di centrodestra come condizione per poter continuare a governare assieme.Lo aveva fatto qualche giorno fa con parole chiare, inequivocabili, specificando a Fratelli d’Italia e Forza Italia che per correre in Veneto con la Lega è necessario abbracciare “senza se e senza ma” il percorso dell’autonomia differenziata. Pena la scelta della Lega di giocarsi da sola la partita per la riconquista di Palazzo Balbi. Ci eravamo lasciati con le dichiarazioni a favore di Roberto Marcato, detto “Bull dog”, ma soprattutto di Matteo Salvini, che sembrava far intendere che il patto di sangue “pro autonomia” non doveva valere solo in Veneto, ma anche nelle altre realtà regionali in cui si voterà a settembre.E a quanto è dato sapere, durante gli incontri dei giorni scorsi, quando la tensione era salita fino al punto da far pensare che tutto potesse perfino precipitare, la riforma cara al presidente Luca Zaia era stata messa tra i punti «irrinunciabili» della trattativa da Salvini, che alla firma del patto autonomista, tra le altre cose, avrebbe condizionato il suo via libera al «fratello d’Italia» Raffaele Fitto in Puglia, e al berlusconiano Stefano Caldoro in Campania. E invece la fumata bianca si è avuta lo stesso, con l’autonomia rimasta sullo sfondo come un incomodo.A onor del vero vi avevo anche manifestato il mio pensiero, e cioè che Salvini il patto con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi lo avrebbe comunque suggellato, perchè le ragioni di politica nazionale superano nella sua visione attuale le aspirazioni autonomistiche che covano a nord del Po.E così è stato, con Salvini che ha fatto il richiesto passo indietro sui candidati Presidenti indicati dagli alleati, lasciando impregiudicata la partita dell’autonomia.E la conferma la si ritrova nel testo della nota congiunta con cui i leader della “droite” hanno annunciato l’accordo, nel quale balza agli occhi l’assoluta assenza non solo della parola “autonomia”, ma anche di qualsiasi richiamo alla stessa. E poiché quello che conta sono le parole scritte nero su bianco, a poco valgono le insistenze con cui Salvini aveva nelle scorse settimane incalzato gli alleati perchè facessero pubblica manifestazione di fede autonomista.  Alla fine, come scrisse il sommo Poeta nel verso “poscia più che il dolor potè il digiuno..”, il “Capitano” ha concluso l’accordo limitandosi a rilanciare con queste parole: “Io ho consegnato agli alleati cinque pagine molto concrete e dettagliate sull’autonomia, il progetto scritto da Luca Zaia. Ora lo stanno esaminando, dopodiché mi aspetto che ciascuno faccia alla luce del sole le sue valutazioni: rimane chiaro che in Veneto la Lega si allea soltanto con chi firma l’impegno sull’autonomia».Questa almeno sembrerebbe la ”linea del Piave” concessa dal “Capitano” a Luca Zaia, di poter guidare la Lega in una corsa elettorale solitaria in Veneto, qualora Forzisti e Fratelli d’Italia non manifestino una chiara ed inequivocabile adesione al progetto autonomista. Cosa che, concedetemi questa “malignità”, alla fine prevedo avverrà, tanto si sa che la partita vera la si giocherà a Roma, e aderire a parole al percorso dell’autonomia in terra veneta non costa poi nulla. E poi, diciamocela tutta.   Li vedete  Raffaele Fitto e Stefano Caldoro sfidare in Puglia ed in Campania gli uscenti Emiliano e De Luca innalzando il vessillo dell’autonomia caldeggiato dai leghisti “nordisti”?    Ma la cosa, credetemi, non sarebbe agevole neanche per Francesco Acquaroli nelle Marche, e persino per la leghista Susanna Ceccardi in Toscana. Quindi alla fine ha prevalso nel “Capitano” il senso della politica, che da Machiavelli in poi è sempre stata l’arte del possibile, e ha dato quel via libera che gli attribuisce il ruolo di federatore del centrodestra, oltre che la possibilità di un concreto radicamento al Sud per il suo Partito. Già, perchè la compensazione per l’atto di buona volontà c’è stato, ed è consistito nel concedere alla Lega le candidature a Sindaco di alcuni centri importanti del centro sud quali Reggio Calabria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro.  Di fatto la possibilità, in caso di vittoria, di amministrare più di mezzo milione di cittadini del meridione. Capisco che ai militanti veneti della Lega, quelli che, sfumata l’indipendenza della “Padania”, all’autonomia ci credono davvero, interessi poco che il proprio partito governi a sud del Rubicone, e immagino che qualche mal di pancia l’annuncio del “correremo insieme ovunque” lo abbia creato.Militanti e simpatizzanti che sicuramente non avranno esultato nell’apprendere che la Lega potrebbe espugnare Reggio Calabria, eleggendo il “Sindaco del Ponte”, visto che il ponte sullo stretto di Messina è un’altra chimera di questo nostro Paese. E  che non avranno certo fatto saltare i tappi alle bottiglie di “prosecco” vedendo affievolirsi i proclami sul cambiamento, acconsentendo a candidature di alleati che, piaccia o non piaccia, sono “minestre riscaldate”, “uomini per tutte le stagioni”, “facce da anni ‘90”.Al riguardo c’è almeno da sperare che il “Capitano”  in certi territori spulci bene le liste prima che siano presentate, per evitare di trovarsi a correre gomito a gomito con personaggi dal passato discutibile, se non con vere interfacce della malavita organizzata.E Luca Zaia?Beh, credo che neanche lui possa avere preso bene la mancanza della parolina magica “autonomia” nell’accordo per le regionali, che secondo lui doveva essere accettata come “conditio sine qua non” dai candidati di tutte le Regioni in cui si vota. E la sua faccia scura, mostrata nel corso del consueto punto stampa del 23 giugno, forse sarà stata stanchezza, ma io credo soprattutto irritazione verso la conclusione della partita “autonomia” in modo non gradito, tanto da ribadire seccamente ai cronisti che lui in questa fase non si sta certo interessando di elezioni.Ma Zaia è troppo navigato per non sapere che alla fine, nelle segrete stanze della trattativa, probabilmente tutto si è risolto con i soliti “vedremo, approfondiremo, faremo”, e che Salvini non ha potuto fare altro che abbozzare, facendo buon viso a cattivo gioco. Si tratterà di vedere se FdI e FI, ma io lo dò per scontato, faranno nella nostra Regione  il richiesto atto di adesione pubblica al progetto autonomista, magari nell’ottica del “Parigi val bene una messa”.  Diversamente, per non perdere la faccia, Zaia sarebbe obbligato alla “corsa solitaria”, che farebbe la gioia di tante anime leghiste del Veneto, e che sulla base dei sondaggi darebbe alla Lega il controllo assoluto della Regione. Resta un ultimo aspetto, che potrebbe interessare i più accaniti sostenitori dell’autonomia; quello del voto differenziato. Come molte altre leggi elettorali regionali, anche quella del Veneto consente il cosiddetto “voto disgiunto”, che consiste nel poter votare il candidato Presidente tracciando un segno sul suo nome, ma contemporaneamente anche per una lista allo stesso non collegata. Io credo che su questa opportunità si potrebbero aprire scenari inediti, perchè troverei strano che Antonio Guadagnini  non giocasse su questa possibilità,  magari invitando i veneti che apprezzano Luca Zaia (ricordo che il Doge viaggia con un indice di gradimento intorno al 91%) a votarlo come Presidente, ma mettendo la croce anche sulla lista del neonato Partito dei Veneti che, derivando dalla fusione di varie forze autonomiste della Regione, si presenta agli elettori come l’unico partito che difende gli interessi dei cittadini della Terra di San Marco. In questo modo si salverebbero capra e cavoli; nel senso che si premierebbe Luca Zaia per il buon lavoro fatto a Palazzo Balbi, soprattutto in occasione della pandemia, ma dall’altro si rafforzerebbero quelle forze che dell’autonomia “spinta” fanno la loro bandiera, dando loro maggiore forza in Consiglio Regionale.Io credo che Luca Zaia questa eventualità ce l’abbia ben presente, e non la veda certo positivamente, perchè potrebbe essere la vera rivelazione delle prossime regionali.

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