7 Aprile 2020 - 10.06

La nuova via della seta della salute

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Torniamo indietro di un anno. BRI, Belt and Road Initiative, in italiano la
nuova via della seta, o meglio una serie di infrastrutture di trasporto e
logistica, attraverso collegamenti terrestri per lo più ferroviari e marittimi,
finalizzati al miglioramento dei collegamenti commerciali della Cina con i
paesi dell’Eurasia.
Marzo 2020, la nuova via della seta della salute, dove Pechino si presta a
diventare il salvatore della patria, offrendo sostegno a Roma, nel
momento cruciale della crisi sanitaria causata dal CORONAVIRUS,
inviando mascherine personale medico e collaborazione tecnologica
sanitaria, quasi a voler dare nuova linfa ai rapporti italo/cinesi
approfittando della crisi in corso.
Togliamocelo dalla testa, nessuna fa qualcosa senza un secondo fine, e
sinceramente dietro a tanta solidarietà può nascondersi anche qualche
insidia.
La Cina inevitabilmente vuole togliersi di dosso l’immagine di untore,
trasformandosi agli occhi di tanti in buon sammaritano attraverso il
rafforzamento delle pubbliche relazioni.
Ma come ci si può fidare di uno Stato, o meglio un impero, quello Cinese
che non rispetta i diritti universali dell’uomo, dove l’ordine sociale è più
importante della salute pubblica, capace di tacere finché ha potuto di
fronte all’epidemia, anziché intervenire da subito informando
l’organizzazione mondiale della sanità, mentendo sullo scoppio di questo
virus e creando una pandemia globale.
Ecco perché il buon sammaritano che dona milioni di mascherine, offre
prestiti a basso interesse e team di esperti medici, potrebbe essere un
cavallo di Troia che cerca solo di spostare l’attenzione dalle sue grandi ed
immense responsabilità iniziali nella gestione del CORONAVIRUS,
attraverso una fitta propaganda finalizzata a riscrivere la storia di questa
orrenda vicenda di emergenza sanitaria.

Purtroppo la Cina è assai importante per la nostra nazione, ed in
prospettiva futura lo sarà ancora di più per cercare d’uscire nel più breve
tempo possibile dalla recessione.
Non va dimenticato infatti che la Cina è il primo Stato al mondo per
esportazioni, ed il secondo per quanto riguarda le importazioni dietro
solo agli Stati Uniti. L’Italia di contro esporta in Cina beni per circa 13
miliardi di euro, importando allo stesso tempo dal paese asiatico beni per
circa 31 miliardi di euro.
Ormai la Cina è cresciuta esponenzialmente, diventando la seconda
economia al mondo, e la crescita, al di là della pandemia, sembra
inarrestabile non accontentandosi più di far parte dei 164 membri del
WTO ( World Trade Organization ), aspirando a traguardi sempre più
sfidanti fino ad avere la leadership mondiale.
Pechino sembra almeno apparentemente pronta ad uscire dalla crisi della
pandemia tornando ad una lenta e costante normalità produttiva a
svantaggio degli Stati Uniti intrappolati solo ora dal VIRUS con
imprevedibili scenari sull’economia e sui rapporti internazionali.
Una nuova guerra pronta a scoppiare tra USA e CINA non più sui dazi ma
una sfida per vedere chi riuscirà a contenere meglio l’impatto del VIRUS
sul PIL, con Pechino pronta a sfruttare il vantaggio di uscire prima dalla
crisi per ribaltare lo scenario geopolitico diventando allo stesso tempo
un’ancora di salvezza per molti.
Con molta probabilità non sarà però così perché le grandi potenze, USA in
primis, facendosi anche dell’autoviolenza a se stessi, decideranno con le
relative conseguenze quando la situazione sarà non più sostenibile
ripartendo e rimettendo in moto la macchina economica mondiale.
Al di là dei vari complotti o presunti tali a giustificazione dell’attuale
situazione, resta la tristezza nel capire come gli interessi economici di
pochi valgono molto più delle vite umane. Non capiremo mai fino in
fondo cosa sia successo o di chi sia la responsabilità, l’importante però
sarà riuscire ad usare sempre la propria testa in modo libero da
condizionamenti per capire che i buoni sammaritani non esistono.

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