10 Gennaio 2020 - 16.01

Influenza nel Vicentino: no casi gravi ma aumento di bronchiti e polmoniti

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Nel territorio dell’ULSS 8 Berica sono oltre 1.300 gli ammalati, ma non si riscontrano
complicanze gravi. Oltre 130 in poche settimane i tamponi eseguiti dal Laboratorio di Microbiologia.

Sono numerosi i casi di anziani ricoverati in Geriatria per bronchiti e broncopolmoniti.
C’è ancora tempo per vaccinarsi

L’influenza è arrivata, ma la macchina della prevenzione attivata nelle ultime settimane sta consentendo di contenere il contagio, soprattutto tra le categorie più a rischio.

Sulla base dei dati più aggiornati del Rapporto Epidemiologico della Direzione Prevenzione della Regione Veneto, si stima che siano oltre 1.300 i vicentini residenti nel territorio dell’ULSS 8 Berica già colpiti dall’influenza, circa 2.400 in tutta la provincia. La buona notizia però è che almeno per il momento nel territorio locale – a differenza di altre aree – non si sono ancora registrati casi di complicanze gravi.

Significativa è invece l’attività diagnostica svolta nel Laboratorio di Microbiologia dell’ULSS 8 Berica (in collaborazione con quello di Padova per i casi più complessi): sui pazienti ricoverati – provenienti soprattutto da Pediatria ed Ematologia – sono stati ben 92 i tamponi nasofaringei prelevati ed esaminati nelle ultime settimane, anche se di questi solo per un caso – un paziente pediatrico – è stata confermata la presenza del virus dell’influenza A. In tutti gli altri, almeno per il momento, si è trattato di altre sindromi “parainfluenzali”.

Tra questi, si segnalano 11 casi di virus respiratorio sinciziale (riscontrati su un totale di 40 campioni esaminati), tutti in pazienti della Pediatria. Ben 7 di questi, tra l’altro, sono stati riscontrati negli ultimi giorni, tra il 30 dicembre e il 3 gennaio.

Di altra natura invece è l’allerta che coinvolge soprattutto la Geriatria: qui infatti in questo periodo sono frequenti i casi di pazienti ricoverati in seguito al riacutizzarsi di bronchiti e broncopolmoniti, circa 150 ogni anno e naturalmente concentrati nel periodo invernale, quando arrivano a incidere per circa il 30 % sul totale dei ricoveri.

Non si registrano invece particolari picchi di attività al Pronto Soccorso, dove gli accessi di soggetti con sintomi influenzali sono per ora limitati. «Anche perché – ricorda il dott. Francesco Corà, direttore del Pronto Soccorso di Vicenza – il Pronto Soccorso non è il canale corretto al quale rivolgersi per l’influenza: il primo riferimento rimangono il Medico di Medicina Generale e il Pediatra di Libera Scelta, o eventualmente la Guardia Medica, mentre il Pronto Soccorso è rivolto, parlando di sindromi influenzali, soprattutto ai soggetti più fragili, anziani o malati cronici con una sintomatologia particolarmente acuta».

«Complessivamente – sintetizza il dott. Salvatore Barra, direttore sanitario dell’ULSS 8 Berica – possiamo dire che il grande impegno profuso per la prevenzione, dall’inizio di novembre ad oggi, sta dando i suoi frutti, anche se l’attenzione rimane alta, anche perché si prevede che il picco stagionale possa arrivare verso la fine del mese. Anzi, proprio per questo motivo c’è ancora qualche giorno di tempo per vaccinarsi: un appello che vogliamo rilanciare soprattutto verso chi appartiene alle categorie a rischio e non ha ancora provveduto».

Proprio dalle vaccinazioni arrivano numeri confortanti: nel territorio dell’ULSS 8 Berica, sono state 67.665 le dosi di vaccino consegnate ai Medici di Medicina Generale e altre 1.300 ai Pediatri di Libera Scelta, mentre 4.124 sono state destinate alle strutture residenziali per anziani; ulteriori 1.966 dosi invece sono state somministrate direttamente dagli operatori del Servizio Igiene e Sanità Pubblica (Sisp) durante le sedute di vaccinazione organizzazione dall’ULSS 8 Berica.

Un’ultima nota positiva riguarda la vaccinazione del personale sanitario, che quest’anno è più che raddoppiata in ULSS 8 Berica: si sono vaccinati infatti 888 operatori contro i 374 dell’anno precedente. E proprio su questo risultato interviene il Direttore Generale Giovanni Pavesi: «È un risultato molto significativo per due motivi: innanzi tutto perché è importante che chi svolge una professione sanitaria dia il buon esempio in tema di vaccinazioni; in secondo luogo, in un’epoca in cui è alta l’attenzione sul tema degli organici, per la ben nota carenza di medici, scegliere di vaccinarsi è anche un modo per garantire la continuità assistenziale e non mettere in difficoltà i colleghi».

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