25 Maggio 2020 - 10.16

In Austria il fratellino di Heidi non ci vuole!

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di Alessandro Cammarano

“Italiani raus!”, questo, in sintesi il mantra che da giorni – se non da mesi – va ripetendo il baby Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, classe 1986, tutto concentrato sul nostro Paese e forte dell’emergenza Covid.

Il ragazzone viennese proprio non ci sopporta, e da lunga pezza, tanto che il suo passatempo preferito sembra essere quello di chiudere la frontiera del Brennero agli odiati ex sudditi del Regno Lombardo-Veneto che, per altro, si dimostrarono in più di un’occasione parecchio felici di essere asserviti alla corona d’Austria-Ungheria.

Ingrati dunque i governanti “ex Aquila Bicefala” nei confronti di generazioni di Veneti, Lombardi, Veneti Giuliani e Friulani che servirono nel loro esercito onorati di vestire le divise degli Alpenschutzen e adesso si trovano respinti.

Il Cancellierino dagli occhi di ghiaccio già in passato – quando governava insieme ad un partito che eufemisticamente potrebbe essere definito “di estrema destra” – si rese protagonista di atti parecchio discutibili, usando con disinvoltura due pesi e due misure: indimenticabile la sua proposta di concedere il passaporto austriaco agli Altoatesini – o Sudtirolesi che dir si voglia – che nei secoli furono, per la cronaca, considerati dall’Impero i “terroni” dell’Austria Felix, un gradino sotto agli Sloveni e ai Boemi.

Pagliacciate da bassa propaganda che hanno trovato purtroppo qualche sponda tra i vecchi nostalgici altoatesini alla Eva Klotz – quella che negli anni Settanta faceva saltare i tralicci dell’alta tensione, per intenderci – che vanno ancora a lacrimare sulla tomba di Andreas Hofer, il Generale Barbone che difese il Tirolo tra fine Settecento e primi dell’Ottocento, a Innsbruck.

Bene: Kurz, seguendo la più becera scia di luoghi comuni, blinda per il momento il Brennero perché la situazione italiana rispetto alla pandemia “non è sotto controllo”, sottointendendo un “Italiani mandolini spaghetti”. Peccato, perché, dati alla mano, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, che con l’Austria confinano, vantano una situazione del tutto invidiabile riguardo al controllo dei contagi (ndr. superiore a quella austriaca: 125.000 test per milione di abitanti contro 45.000), al numero di guariti e allo svuotamento dei reparti di terapia intensiva.

Il ragazzino consiglia i suoi compatrioti di passare le vacanze sui laghetti del Salzkammergut o sui Tauri onde evitare il pericolo contatto con gli ex sudditi. Permesso però concesso ai fratelli tedeschi – che per inciso schifano gli austriaci da sempre – e svizzeri che possono così varcare la frontiera del Brennerpass onde godersi l’odiata Italia. Se a tutta questa dissennatezza si volesse rispondere con luoghi comuni di pari beceraggine si potrebbe rispondere al Kleiner-Metternich che l’Austria in campo internazionale non conta più nulla dal 1918, che Vienna – da sempre invidiosa di Parigi tanto da “francesizzare” la pronuncia di alcune parole – è una cittadina di provincia, che la Prima e la Seconda Scuola Viennese sono un lontano ricordo, che ha maltrattato Egon Schiele; tanto per dirne qualcuna, ma non è né giusto né elegante abbassarsi alle chiacchiere da bar…pardon, da Euriger.

Per chi scrive l’Austria è un paese piccolo e bellissimo, con una natura lussureggiante, ricco di monumenti, pullulante di iniziative culturali, che dovrebbero essere a disposizione di tutti e non fruibili solo da chi è gradito a ‘Sebastiano Corto’. Terrificante anche la voce grossa, in realtà un pigolio, che Seby ha inteso fare riguardo agli aiuti comunitari all’Italia, allineandosi alla linea dura dell’Olanda – noto paradiso fiscale – e di altri Paesi nordici.

Fortunatamente la sua opinione non pare essere quella degli austriaci, a cominciare dei Verdi, che governano in coalizione con lui, per arrivare al Presidente della Repubblica e anche ad una fetta non irrilevante del suo partito. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, perché tutta questa polemica sembra essere il capriccio di un bambinone che sogna l’Impero ma che ha da poco smesso di giocare con i soldatini. Chi scrive, ottimista per natura, conta di essere ad agosto al Festival di Salisburgo, giunto quest’anno alla sua centesima edizione, che – con modalità riviste e sicure per pubblico e artisti – si farà, alla faccia del Covid; sempre che Kurz permetta l’ingresso agli artisti italiani e non li blocchi al Brennero o a Tarvisio.

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