16 Luglio 2020 - 15.11

Imposte locali, ricalcoli e posticipi aiutano le imprese

La crisi sanitaria e le ripercussioni sull’economia stanno continuando ad aver effetti non buoni sulle imprese del commercio e del turismo. In generale, chi ha riaperto l’attività dopo la sospensione per lockdown, è ben lontano dagli incassi pre-Covid, sia per un calo di clientela, sia perché le misure imposte determinano un modo diverso di lavorare, che non facilita né i contatti, né le relazioni con i clienti com’erano invece prima dello scoppio della pandemia. Tale evidenza ha spinto Confcommercio Vicenza a chiedere maggiore sostegno alle imprese anche da parte delle amministrazioni locali. In più occasioni, Sergio Rebecca, presidente provinciale dell’Associazione ha scritto formalmente a ogni singolo comune della provincia, evidenziando la necessità di approvare misure atte a mitigare il più possibile l’imposizione tributaria locale, come contributo concreto alle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, tuttora in difficoltà.

A oggi, all’appello hanno risposto favorevolmente 68 comuni della provincia, deliberando agevolazioni sui principali tributi a carico degli operatori del commercio e del turismo locali. In particolare, le misure riguardano la diminuzione della TARI (tassa sull’asporto dei rifiuti), dell’IPC (imposta pubblicità), della COSAP (Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche), l’ampliamento gratuito del plateatico per i pubblici esercizi e la rimodulazione o la proroga del pagamento dell’IMU (Imposta municipale propria). Per quest’ultimo tributo, ma anche per altri introiti comunali, le amministrazioni locali hanno ancora tempo per decidere su modalità e tariffe: il termine per l’approvazione dei bilanci di previsione 2020 è infatti fissato entro il prossimo 31 luglio. 

Le delibere sui tributi locali non sempre hanno accolto tutto l’insieme delle proposte di Confcommercio Vicenza; secondo quanto risulta all’Associazione, sono 37 i comuni della provincia che sono intervenuti sulla Tari, posticipandone il pagamento e/o ricalcolando la tassa secondo l’ordinanza dell’ARERA. L’Autority per l’energia e l’ambiente, di recente, ha posto l’attenzione delle amministrazioni locali sulla facoltà di concedere agevolazioni sulla tariffa per quelle imprese che hanno dovuto sospendere l’attività, azzerando di fatto la produzione di rifiuti. 22 sono i comuni che hanno concesso l’ampliamento gratuito dei plateatici ai pubblici esercizi; 13 quelli

che hanno acconsentito alla sospensione della COSAP per gli ambulanti; 7 le amministrazioni locali che hanno deciso di posticipare la scadenza del pagamento dell’imposta di pubblicità. Infine, sono 26 i comuni della provincia che hanno posticipato la scadenza dei versamenti IMU in acconto, per le attività che hanno subito la sospensione per lockdown.

Al momento, solo il comune di Vicenza ha deliberato agevolazioni, a favore delle imprese in difficoltà, su tutto l’insieme delle proposte avanzate da Confcommercio Vicenza.    

“La severità della situazione che si è determinata, e che è tuttora in evoluzione – commenta Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza – impone uno sforzo congiunto delle Istituzioni di ogni livello e grado per limitare gli effetti devastanti dell’emergenza sanitaria sul tessuto imprenditoriale. Se a livello nazionale, nonostante l’emergenza e le restrizioni siano tuttora l’attualità, non è così forte il fronte degli interventi concreti di aiuto alle imprese, che in generale stanno subendo un deciso calo degli affari e hanno evidenti difficoltà di liquidità, riscontriamo una buona risposta al nostro appello affinché siano deliberate dalle amministrazioni locali misure a sostegno delle imprese del nostro comparto. Sono interventi concreti – sottolinea in presidente di Confcommercio Vicenza – che rispondono all’emergenza contingente di “dare ossigeno” alle attività locali. Ci rendiamo perfettamente conto delle difficoltà di bilancio dei comuni – spiega – ma è nostro dovere continuare a porre l’attenzione sulla necessità di non lasciare che si laceri il tessuto commerciale del territorio, con la chiusura di attività che difficilmente hanno probabilità di poter riaprire. La posta in gioco è la vivibilità delle nostre città e centri storici, messa ancora di più a rischio dalle conseguenze della pandemia, anche sul fronte dei negozi, ristoranti e altre attività della distribuzione e dei servizi. Ogni concreta diminuzione dell’imposte locali ha quindi valore di importante segnale di interesse verso un comparto, che è parte attiva nei servizi al cittadino. Apprezziamo perciò quelle amministrazioni che hanno dato prova di credere nell’obiettivo, per noi primario, di tutelare e salvaguardare il patrimonio commerciale di città, quartieri e centri storici”.  

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