4 Giugno 2020 - 10.02

Il tendone vuoto di Schiavonìa

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Arrivando all’ospedale di Schiavonìa (con l’accento sulla i), località che è frazione del Comune di Este, oltre che all’ avveniristico profilo dell’Ospedale Madre Teresa di Calcutta, da fine aprile l’occhio si posa su un’altra struttura che a prima vista potrebbe sembrare un tendone.Sì, uno di quei tendoni che siamo abituati a vedere in una sagra, in una fiera, in occasione di qualche concerto, o di qualche evento.  Uno di quei tendoni dai quali solitamente “filtra” l’inconfondibile profumo delle “costine” e della carne alla brace, o la musica ed i rumori tipici di un locale in cui si balla.In realtà dal tendone di Schiavonìa non si diffondono né profumi né rumori, semplicemente perchè è vuoto; non c’è neppure il pavimento.Ma allora di cosa si tratta?Si tratta di uno dei due ospedali da campo donati al nostro Paese nel pieno della pandemia dall’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, in grado di ospitare fino a 500 malati.  L’altro è stato assegnato alla Protezione Civile della Basilicata, e diede la stura a feroci polemiche  in quanto i lucani si lamentavano per i “notevoli ritardi” con cui stava procedendo il montaggio: “Mica come in Veneto, lì è già tutto pronto” (sic!).L’ennesima “Cattedrale nel deserto”, che sono un po’ la specialità di noi italiani?Non proprio.Nulla a che vedere con l’ospedale alla Fiera di Milano, su cui stano indagando la guardia di finanza e la procura meneghina, perché lì sono stati spesi soldi pubblici (e non pochi: 21 milioni di euro per 25 pazienti), mentre qui le casse di palazzo Balbi non hanno scucito neppure un euro.Ciò non toglie che ci sia però molta delusione per quello che fu magnificato come uno splendido esempio di cooperazione internazionale, ed al momento si è rivelato un guscio vuoto.Già perchè il nuovo ospedale da campo, che forse esagerando un po’ Luca Zaia presentò come un “luxury hospital”, fino ad ora non ha potuto ospitare alcun paziente, perchè è una tenda vuota, senza letti, senza macchinari, senza arredi, addirittura senza pavimento.Tanto che lo stesso Presidente Zaia qualche giorno fa, durante la sua conferenza stampa quotidiana ha detto: Non voglio far polemica, però il Qatar ci aveva promesso un ospedale “chiavi in mano”, con dentro tutte le attrezzature, mentre oggi ci ritroviamo con un tendone di 5 mila metri quadrati vuoto, di cui onestamente non sappiamo che farcene. Non ho alcun dubbio che l’emirato onorerà i suoi impegni fino in fondo, e d’altra parte i 23 ingegneri venuti qui dal Golfo si sono sempre mostrati disponibilissimi, però ho il dovere di spiegare ai veneti, con trasparenza, qual è la situazione in questo momento”.E la situazione mostra, appunto, semplicemente un tendone!Che sarebbe una beffa smontare, dopo che ci sono voluti ben 5 Boeing C-17 per trasportarlo, e dopo gli sforzi profusi per metterlo in piedi da personale del 3° Stormo dell’Aeronautica Militare, dei Vigili del Fuoco, dagli alpini dell’Ana, che per settimane hanno lavorato senza sosta in squadre da 50/80 persone, mettendo a punto persino il “manuale di istruzione” che mancava. E poi, smontarlo per farne cosa?  Per trasformarlo in un problema, visto che per un eventuale “stoccaggio” sarebbe necessario un deposito di grandi dimensioni e capienza?Come si vede il “dono” si è rapidamente trasformato in un grattacapo.E non è facile pronosticare come finirà la vicenda.  Tutto dipenderà dell’emiro, e dalla sua volontà di prestare fede alla parola data, alla promessa di un ospedale completo, che come annunciato doveva comprendere tre blocchi, due destinati a letti della terapia intensiva, ed una più grande destinato alle malattie infettive. Tutto resta quindi nelle mani e nel portafoglio del potentato del Golfo, visto che la Regione non ha intenzione di spenderci neppure un euro.E se tutto dovesse restare così, nonostante gli inviti pressanti di Luca Zaia al Qatar?A quel punto, augurandoci che il virus allenti la morsa rendendo superflui ulteriori letti di terapia intensiva, visto che sarebbe uno spreco utilizzarlo come “serra”, forse l’unica soluzione sarebbe una location dove posizionare il “tendone” climatizzato, per destinarlo a colossali “grigliate” collettive.In tal modo non si cureranno i corpi, ma gli spiriti e le anime dei veneti sì. 

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